FRA.Andrea Vaona,"Punto ristoro"


In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai
dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11,25-30).

14′ domenica del tempo ordinario (anno A) – A metà della sua vita pubblica e della sua predicazione, Gesù sta facendo l’esperienza decisiva del fallimento presso Israele. La sua parola, che annuncia il regno di Dio, viene rifiutata dai capi spirituali del popolo anche se accolta dalla gente semplice e ignorante. Egli si domanda il perché di tutto questo, riconoscendo il disegno misericordioso del Padre, che vuole rivelare il suo regno ai piccoli, agli umili, a coloro che aspettano tutto da Dio. Gesù constata che i sapienti, cioè i farisei e i maestri della legge, si sono esclusi dalla salvezza, mentre i piccoli, sono diventati gli eletti di Dio.

In tempi come i nostri, dove è così frequente il “maledire” o il turpiloquio per sfogare l’aggressività per ciò che non aggrada o ciò che non si realizza come vorremmo, l’atteggiamento di Gesù ha dello sconcertante. Agli occhi del mondo la sua missione sembra fallimentare. Lui non recrimina, lui “rende lode”, restituisce benedizione a Dio: perché è un Dio che manifesta progetti di bene inimmaginabili o forse insperati. Come aveva profetato Isaia: «Cercate il Signore, mentre si fa trovare, / invocatelo, mentre è vicino. / L’empio abbandoni la sua via / e l’uomo iniquo i suoi pensieri; / ritorni al Signore che avrà misericordia di lui / e al nostro Dio che largamente perdona. / Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, / le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. / Quanto il cielo sovrasta la terra, / tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, / i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri» (55,6-9).

Gesù non si fida della reazione del mondo, ma si fida della sua relazione col Padre perché «nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E così noi ci scopriamo con un nome nuovo, quel “Colui al quale”, perché è il Figlio che lo rivela: una rivelazione che sa di stupore anche passando nel “benedire” di cuore invece che “maledire” di stomaco…

Si apre lo spazio per un momento di ristoro, per rimettere ordine tra un mondo di situazioni e valori sconquassati dall’esperienza quotidiana e la possibilità di ricomporre gli opposti alla luce del Vangelo. Gesù “attrae” chi ha bisogno di questo ristoro umano e spirituale; Gesù non nasconde che poi il cammino riprende comunque, con un bel giogo, ma fino alla prossima “tappa di ristoro”: se poi il giogo è il suo (e non quello che ci scaraventa una certa tragicità della condizione umana), può essere persino “dolce e leggero” nell’umiltà imparata da Cristo, nell’umiltà che è Cristo.

Dice “Bibbia francescana” a riguardo dell’Umiltà nel “box” riferito a questo brano evangelico: «Spesso celebrata come una delle “virtù” più importanti della vita cristiana, l’umiltà caratterizza in modo fondamentale anche l’esperienza spirituale di Francesco. Cercheremmo invano una definizione di umiltà da parte del Santo, e tuttavia alle persone umili egli fa più volte riferimento dichiarando le beate. Non si tratta, in prima battuta, di una particolare maniera di comportarsi. Prima di essere “una cosa che si fa”, l’umiltà è la gioiosa scoperta “di chi si è” di fronte al Signore (Ammonizioni, 19). L’umile è colui che si lascia intercettare dallo sguardo buono di Dio, il sommo bene, ed davanti a lui impara a riconoscere il proprio valore: un valore enorme, dal momento che il Figlio diletto del Padre se consegnato nelle mani dell’uomo nel dono della vita rivelandoci, così, che Dio stesso è umiltà (Lodi di Dio Altissimo, 5)».

Non mancano riferimenti a queste espressioni evangeliche in diverse fonti francescane.

«Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Dio, Padre santo e giusto, Signore Re del cielo e della terra, per te stesso ti rendiamo grazie, perché per la tua santa volontà e per l’unico tuo Figlio con lo Spirito Santo hai creato tutte le cose spirituali e corporali, e noi fatti a tua immagine e somiglianza hai posto in paradiso» (Regola non bollata, XXIII: FF63).

«Infatti l’eccelso Dottore suole rivelare i suoi misteri ai semplici e ai piccoli, come abbiamo visto dapprima in Davide, il più sublime tra i profeti, e successivamente in Pietro, il principe degli apostoli, e finalmente in Francesco, il poverello di Cristo. Erano, essi, semplici e illetterati; ma lo Spirito Santo con il suo magistero li rese illustri: Davide, pastore, perché pascesse il gregge della Sinagoga, liberato dall’Egitto; Pietro, il pescatore, perché riempisse le reti della Chiesa con una moltitudine di credenti; Francesco, il mercante, perché, vendendo e donando tutto per Cristo, comprasse la perla della vita evangelica» (Leggenda Maggiore, XI: FF1202).

«E in verità questo mistero grande e mirabile della croce, nel quale i carismi della grazia, i meriti delle virtù, i tesori della sapienza e della scienza sono nascosti così profondamente da risultare incomprensibili ai sapienti e ai prudenti di questo mondo, fu svelato a questo piccolo di Cristo in tutta la sua pienezza, tanto che in tutta la sua vita egli ha seguito sempre e solo le vestigia della croce, ha conosciuto sempre e solo la dolcezza della croce, ha predicato sempre e solo la gloria della croce. Perciò egli, all’inizio della sua conversione, ha potuto dire con verità , come l’Apostolo: «Non sia mai che io mi glori d’altro che della croce di Cristo» (Leggenda Maggiore, Miracoli, X: FF1328).
Fonte://bibbiafrancescana.org

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