p. José María CASTILLO"IO SONO MITE E UMILE DI CUORE"

XIV TEMPO ORDINARIO – 9 luglio 2017 - Commento al Vangelo
 IO SONO MITE E UMILE DI CUORE
di p. José María CASTILLO
Mt 11, 25-30
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto

queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Questo testo grandioso è una rivelazione. Non solo dell’intimità di Gesù con Dio, ma soprattutto di chi è Gesù e di chi è Dio. In realtà la “conoscenza” reciproca ed esclusiva tra Gesù ed il Padre è espressa mediante il verbo epiginósko, che esprime non solo un’”informazione”, ma un “contenuto teologico”: la relazione del Figlio con il Padre e la relazione del Padre con il Figlio è la ragione ed il contenuto della rivelazione (W. Hackenberg). È “la conoscenza dell’uguale per mezzo dell’uguale” (U. Luz). Questo vuole dire che in Gesù, nella sua vita e nella sua maniera di procedere, in questo conosciamo Dio. Cosa che con altre parole significa che la vita ed il comportamento di Gesù sono la rivelazione di Dio. In Gesù quindi conosciamo ed incontriamo Dio.
Ma l’aspetto importante di questo testo non sta solo nella profonda relazione di Gesù con il Padre. Quello che in questo testo colpisce di più è che questa rivelazione, che Gesù ci fa di Dio, non solo ci dice che nella vita di Gesù si rivela a noi il Trascendente, ossia Dio. Oltre a questo, ci spiega perché Gesù è vissuto in maniera tale che ha concentrato le sue preferenze sulla “gente semplice”, sui népioi (Mt 11,25; Lc 10,21). Sulla gente più semplice, che non ha titoli e ranghi, dignità e stima da parte dei notabili. Perché? Perché sono questi “piccoli”, semplici ed ultimi coloro che non hanno altro che la loro propria umanità. Colui che seriamente ed a fondo entra in relazione con Dio, decisamente non può stare con tutto il mondo. Cioè, chi prende sul serio Dio è colui che prende sul serio i più umili ed i più indifesi della società. Ma soprattutto l’aspetto decisivo in questo brano sta nel comprendere che incontriamo Dio nell’umano, nel più onestamente umano, in quello che è semplicemente manifestazione della nostra condizione umana. Questo è stato Gesù nella sua vita. E questo è l’aspetto più originale ed eloquente che ci rivela Gesù, proprio quando spiega chi è Dio e come è Dio.
Da questo deriva il fatto che l’invito di Gesù si rivolge a coloro che nella vita sono “stanchi” ed “oppressi”. Stanchi per un giogo che li opprime. Questo giogo è certamente tutto quello che ci fa soffrire, di qualsiasi tipo e provenienza. Nella Bibbia si fa riferimento al giogo dei poteri politici oppressori: Egitto, Siria, Babilonia e Roma (Lv 26,13; Is 9,4; 10,27; 14,5; Ger 37,8; Ez 34,17). Ma al tempo di Gesù, quando si citava il “giogo”, si trattava soprattutto del giogo che era la Legge religiosa, che si è trasformata in un carico insopportabile, come sappiamo dai Salmi di Salomone, un apocrifo dell’Antico Testamento che si pregava nelle sinagoghe. Il salmo 17 si riferisce espressamente alla Legge come “giogo”. Quindi Gesù non vuole, non tollera una legge religiosa che sia un carico duro per la povera gente. La religione di Gesù è soave, leggera, piacevole da portare. Perché è umanità e felicità per tutti. Il Vangelo è quello che di più e meglio si integra con la nostra condizione umana.
Fonte:http://www.ildialogo.org

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