FIGLIE DELLA CHIESA,Lectio"Comandami di venire verso di te sulle acque. "

XIX Domenica del Tempo Ordinario

Antifona d'ingresso
Sii fedele, Signore, alla tua alleanza,

non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri.
Sorgi, Signore, difendi la tua causa,
non dimenticare le suppliche di coloro che t’invocano. (Sal 74,20.19.22.23)

Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che ci dai il privilegio di chiamarti Padre,
fa’ crescere in noi lo spirito di figli adottivi,
perché possiamo entrare
nell’eredità che ci hai promesso.

Oppure:
Onnipotente Signore, che domini tutto il creato,
rafforza la nostra fede
e fa’ che ti riconosciamo presente
in ogni avvenimento della vita e della storia,
per affrontare serenamente ogni prova
e camminare con Cristo verso la tua pace.

PRIMA LETTURA (1Re 19,9.11-13)
Fermati sul monte alla presenza del Signore.
Dal primo libro dei Re

In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 84)
Rit: Mostraci, Signore, la tua misericordia.
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra. Rit:

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo. Rit:

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino. Rit:

SECONDA LETTURA (Rm 9,1-5)
Vorrei essere io stesso anàtema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua.
Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne.
Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.

Canto al Vangelo (Sal 129,5)
Alleluia, alleluia.
Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
Alleluia.

VANGELO (Mt 14,22-33)
Comandami di venire verso di te sulle acque.
+ Dal Vangelo secondo Matteo

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Preghiera sulle offerte
Accogli con bontà, Signore, questi doni
che tu stesso hai posto nelle mani della tua Chiesa,
e con la tua potenza trasformali per noi
in sacramento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona di comunione
Gerusalemme, loda il Signore,
egli ti sazia con fiore di frumento. (Sal 147,12.14)

Oppure:
I discepoli sulla barca si prostrarono davanti a Gesù
ed esclamarono: “Tu sei veramente il Figlio di Dio!”. (Mt 14,33)

Preghiera dopo la comunione
La partecipazione a questi sacramenti
salvi il tuo popolo, Signore,
e lo confermi nella luce della tua verità.

Lectio
“Onnipotente Signore, che domini tutto il creato, rafforza la nostra fede e fa' che ti riconosciamo presente in ogni avvenimento della vita e della storia, per affrontare serenamente ogni prova e camminare con Cristo verso la tua pace.” La preghiera della Colletta riassume così il messaggio di questa XIX domenica del tempo ordinario – anno A e si fa invocazione sulle labbra dei fedeli nella celebrazione eucaristica.

“Subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca …” (v. 22)
Il racconto evangelico di Gesù che cammina sulle acque attira e focalizza l’attenzione del lettore ma è preceduto da due versetti importanti. Il Gesù che ha compassione delle folle, che è mite e umile di cuore, ha un atteggiamento severo: costringe i discepoli ad allontanarsi e congeda la folla. Delicatezza e decisione. Perché? Sappiamo bene che per Gesù è prioritario il rapporto col Padre e che la sua missione consiste nel fare la volontà del Padre, che Lui e il Padre sono una cosa sola e che pregherà il Padre per noi … è un rapporto intimo e speciale che esige un luogo, un tempo, una modalità adeguati, scelti e preparati con cura perché Gesù desidera, ha bisogno di quel dialogo d’amore. Questo momento è importante quanto sfamare la gente, quanto la compagnia dei discepoli; è il momento, lo spazio della preghiera. Una preghiera lunga, senza fretta (fino a sera), e solitaria. Ecco il primo insegnamento di Gesù. Egli ci dà l’esempio: prima, durante e dopo ogni azione buona, c’è la preghiera, un intimo e personale colloquio con Dio, fonte indispensabile a cui attingere. Gesù insegna, guarisce, perdona ma non permette che le cose da fare tolgano spazio al suo ritirarsi in disparte a pregare. È un esempio provocante per noi che spesso ci sentiamo travolti dal fare e ci lamentiamo di non aver tempo per fare tutto, di non avere tempo per Dio; un agitarsi continuo che rischia di divenire protagonismo e ricerca di sé, attivismo senz’anima. Certo non è facile, bisogna volerlo! Voler ritirarsi dal frastuono degli affari e della gente e cercare il silenzio, là dove parla Dio.
Anche il profeta Elia (prima lettura) è invitato a uscire e fermarsi alla presenza del Signore. Anche il profeta, in fuga dalla regina Gezabele che lo perseguita, deve imparare a riconoscere Dio, il Suo vero volto. E lo scopre non nel vento impetuoso, non nel terremoto, non nel fuoco ma nel “sussurro di una brezza leggera”. Dio è oltre le tradizionali teofanie o le idee personali; Egli è dolce presenza che si gusta nel silenzio; Egli è soprattutto pace!
Per ognuno di noi c’è un Oreb dove il Signore vuole incontrarci.

“La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario”. (v. 24)
La scena ha le tonalità fosche evocate dai verbi “distava”, “era agitata”, “era contrario”. La riva, l’approdo sicuro, la terraferma è lontana, lontanissima e le condizioni meteo non sono rassicuranti, i venti soffiano forte e agitano le acque; gli esperti pescatori e naviganti temono il mare; l’azione della natura influenza i sentimenti degli uomini e trasferisce in loro ciò che l’occhio umano crede di vedere; il tutto avvolto nell’oscurità della notte. Incertezza, paura, angoscia e chissà quali tristi pensieri hanno attraversato la mente dei discepoli quella notte! Forse gli stessi che avremmo provato noi nelle stesse condizioni … quella barca, infatti, è la nostra vita, è il periodo buio che tutti abbiamo già attraversato, è la situazione di ogni famiglia, è la storia della Chiesa. E quando il buio è così penetrante, i sensi si appannano e non riconosciamo la voce e il volto di chi vuole darci forza e coraggio, la sensazione di abbandono è invasiva, la disperazione è più forte di ogni cosa e oscura il lume della ragione … “nessuno può aiutarmi”, questa è la voce che rimbomba nella testa per cui chi ci viene incontro “è un fantasma!”
Chi è Costui che cammina placidamente sulle acque? “Chi è Costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?” (Mt 8,27). Il mare nella Bibbia rappresenta il male e solo chi può sconfiggere il male, può camminare sulle acque senza annegare! I discepoli, quali pii israeliti, sanno bene che Dio solo può aprire le acque liberando il suo popolo e annegando i nemici; che “Lui solo dispiega i cieli e cammina sulle onde del mare” (Gb 9,8). Ma la paura ha il sopravvento, li blocca, li paralizza dinanzi all’identità e presenza misteriosa di questo sconosciuto che avanza. Un quadro già dipinto dal salmo che canta “Sul mare la tua via, i tuoi sentieri sulle grandi acque, ma le tue orme non furono riconosciute” (Sal 77,20).

“Coraggio, sono io, non abbiate paura!” (v. 27)
È la voce rassicurante e decisa del Signore; Lui, dominatore del creato, di ogni tempesta e paura della nostra vita è l’unico che può pronunciare queste parole e realizzarle perché la Sua Parola è viva ed efficace e noi diventiamo coraggio, speranza ascoltandola e lasciandola penetrare in noi così da poter dire, come quelli che si prostrano a Lui sulla barca, “Davvero Tu sei Figlio di Dio!”. Un’esperienza straordinaria che è per tutti e richiama alla mente le apparizioni pasquali; si ripresenta lo schema notte – apparizione – espressioni quali “Sono io, non abbiate paura” – dichiarazione di fede da parte dei discepoli. Il Signore Risorto è presente nella Chiesa in difficoltà e accanto a ciascuno di noi, interviene con aiuto misericordioso, ci tende la mano; il Risorto a ciascuno dice “Pace a voi!”.

Eppure l’uomo dubita … “Signore se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque” (v.28). Il dubbio acceca e ottura le orecchie di Pietro, l’incredulità lo porta a chiedere l’impossibile, una prova, un segno tangibile che chi viene come un fantasma sia realmente quel Gesù lasciato sulla riva.
“Vieni!” (v.29), Gesù accondiscende e Pietro obbedisce, si fida, cammina sulle acque. Quanti passi fece andando verso Gesù non lo sappiamo ma sappiamo che “VEDENDO che il vento era forte, s’impaurì” (v.30) e cominciò ad affondare. È una questione di sguardo: dove guardiamo? In che direzione? Da cosa ci lasciamo distogliere? Fin quando Pietro ha fissato Gesù, l’impossibile è divenuto possibile ma quando ha distolto lo sguardo da Lui per rivolgerlo al vento forte e alla sua paura, eccolo affondare. Così anneghiamo nel mare del peccato e della morte quando guardiamo la nostra povera umanità, confidiamo nelle nostre forze impotenti e non ci affidiamo completamente al nostro unico Salvatore. “Signore, salvami!” è il grido del povero che invoca aiuto e il Signore lo ascolta. Gesù ci ama, ci tende la mano, ci riporta sulla barca, come fa con Pietro e ci dice: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (v.31). Il male più grande è qui l’incapacità di credere veramente; la poca fede che Gesù smaschera è presente anche in altri passi evangelici come quello della tempesta sedata (Mt 23,27) in cui troviamo sempre i discepoli su una barca coperta dalle onde; allora Gesù era sulla barca ma dormiva. I discepoli dubitano e si credono perduti pur con Gesù in mezzo a loro, lo svegliano e gridano “Salvaci!”. Essi, come Pietro, dunque credono che Gesù è Signore e può salvarli ma la loro fede è “poca”, è imperfetta, non è ancora completa fiducia nella Parola di Gesù che agirà anche nelle necessità più estreme.
Per attraversare il mare, per vincere il male, non basta l’esperienza e l’entusiastica iniziale fiducia, ci vuole la consapevolezza di aver bisogno di un Altro, lo sguardo fisso sul Maestro e l’umiltà di invocare da Lui la salvezza: “Signore, salvami!” (v. 30).
L’incredulità d’Israele è il “grande dolore” e la “sofferenza continua” che Paolo ha nel cuore (seconda lettura) per cui canta la grandezza dei fratelli israeliti presentando otto privilegi: adozione a figli, gloria, alleanze, legislazione, culto, promesse, patriarchi e soprattutto “il Cristo secondo la carne”.  Ricordare di essere stirpe eletta, figli amati, può aiutarci a camminare sulle acque e crescere nella sequela Christi.
Il cammino verso Gesù non è privo di dubbi e nonostante le certezze che la Parola di Dio ci dona, corriamo il rischio di attendere interventi miracolosi dal cielo che risolvano le disperate vicende umane. Il discepolo che vuole seguire Gesù è chiamato a partecipare alla condizione di figlio di Dio e questa si realizza in mezzo all’opposizione e persecuzione del mondo. La vera fede in Gesù, Figlio di Dio, non può essere disgiunta dalla croce che galleggia sulle onde, che traghetta il naufrago verso l’approdo.
Dopo ogni prova, come Pietro e quelli che erano sulla barca, possiamo avanzare nella fede e dire “Davvero tu sei Figlio di Dio!” (v. 33).

Appendice
Perché Gesù si ritira sul monte
Egli è solito, d`altra parte, quando compie grandi miracoli, congedare le turbe e anche i discepoli, per insegnarci a non cercare in nessun modo la gloria degli uomini e a non trascinarsi dietro la folla. La parola che usa l`evangelista, «obbligò», indica il gran desiderio che i discepoli avevano di stare in compagnia di Gesù. Gesù, dunque, li manda via con il pretesto che egli deve congedare la moltitudine, ma in realtà è perché egli vuole ritirarsi sul monte. Il Signore si comporta così per darci un nuovo ammaestramento: non dobbiamo cioè star continuamente in mezzo alla folla, né dobbiamo d`altra parte fuggire sempre la moltitudine; dobbiamo, invece, fare entrambe le cose con profitto, alternando l`una cosa e l`altra secondo la necessità e l`opportunità.
Perché Gesù sale sul monte? Per insegnarci che il deserto e la solitudine sono propizi quando dobbiamo supplicare Dio. Per questo infatti egli si ritira spesso in luoghi solitari e ivi passa le notti in preghiera, inducendo così anche noi a cercare sia il tempo sia il luogo più tranquillo per le nostre orazioni. La solitudine infatti è la madre della quiete, è un porto tranquillo che ci mette al riparo da ogni tumulto. Ecco perché Gesù sale sulla montagna. I suoi discepoli, invece, sono nuovamente travolti dai flutti e devono sopportare una tempesta violenta come la precedente. Allora, però, il Signore era con loro nella barca, mentre qui essi sono soli e lontani dal Maestro. Egli vuole infatti condurli soavemente e farli progredire a poco a poco verso esperienze più grandi; in particolar modo desidera che sopportino coraggiosamente tutto quanto accade loro. Quando stavano per correre il primo pericolo, egli era presente anche se dormiva, e poteva offrir loro un immediato conforto e un sostegno. Ora, invece, per abituarli a una maggiore pazienza non resta con loro, ma si apparta permettendo che si scateni una grande tempesta in mezzo al mare, tanto che sembra non esservi da nessuna parte speranza di salvezza. E li lascia per tutta la notte in balia delle onde, desiderando, come io credo, risvegliare il loro cuore indurito. Questo infatti era l`effetto del terrore, cui contribuiva, oltre la tempesta, anche la notte con la sua oscurità. In realtà il Signore, oltre a questo acuto e profondo spavento, vuole eccitare nei suoi discepoli un più grande desiderio e un continuo ricordo di lui: perciò non si presenta immediatamente a loro.
"Alla quarta vigilia della notte egli se ne venne a loro, camminando sopra il mare" (Mt 14,25): voleva abituarli a non cercar subito di essere liberati dalle difficoltà, ma a sopportare gli avvenimenti con coraggio.
Ma quando sembra che siano fuori pericolo, ecco che sono colti di nuovo dalla paura. "E i discepoli, vedutolo camminare sopra il mare, si impaurirono, pensando che fosse un fantasma; e dalla paura si misero a gridare" (Mt 14,26). Dio agisce sempre così: quando sta per liberarci da prove terribili, ne fa sorgere altre più gravi e spaventose. E così accade anche in questa occasione. Insieme alla tempesta, l`apparizione del Maestro turba ancor di più i discepoli. Ma neppure ora Gesù dissipa l`oscurità, né si rivela immediatamente perché vuol prepararli con questa continua sequela di prove a sostenere altre lotte e indurli a essere pazienti e costanti.
Così Dio si comportò con Giobbe. Quando infatti si apprestava a liberarlo dalla prova, permise che la fine delle sue sofferenze fosse più dura dell`inizio: non dico per la morte dei figli o per le lamentele e le tentazioni della moglie, ma a causa degli insulti rivoltigli dai suoi stessi domestici e dagli amici. Quando Dio decise di trarre Giacobbe dalla miseria sofferta in terra straniera, permise che egli si trovasse a temere ancor più fortemente: il suocero infatti lo minacciava di morte (cf. Gen 31,1-23) e, dopo di lui, il fratello che stava per accoglierlo in patria lo mise in estremo pericolo (cf. Gen 32,7-12). Siccome i giusti non possono essere provati con violenza per lungo tempo, quando stanno per terminare le loro battaglie, Dio, volendo che essi ne ritraggano una più grande ricompensa, aggiunge altre prove. Nello stesso modo agì con Abramo, ponendogli come ultima prova il sacrificio del figlio (cf. Gen 22,1). Così le prove più intollerabili si fanno sopportabili: esse, infatti, quando sono giunte al limite della sopportazione hanno prossima la liberazione. In tal modo Cristo si comporta qui con gli apostoli. Si rivela loro solo dopo che si sono messi a gridare. Così, quanto più grande è stato il terrore che li ha assaliti, tanto più gioiscono nel vederlo.
"Ma Gesù subito rivolse loro la parola dicendo: "«Fatevi coraggio, sono io; non abbiate paura!»" (Mt 14,27). Queste parole dissipano del tutto il loro timore e ridanno loro fiducia. Siccome essi, a causa di questa sua straordinaria maniera di camminare sulle onde e per l`oscurità della notte, non lo possono riconoscere con la vista, egli si fa riconoscere con la voce.
Ma che fa ora Pietro, che è sempre ardente e va sempre avanti agli altri? Gli rispose Pietro: "«Signore, se sei tu, comandami di venire a te sopra le acque» (Mt 14,28). Non gli dice: prega, o supplica, ma «comandami». Vedete quale fervore? E che fede! Certo, molte volte egli si espone al pericolo, perché va oltre la misura e difatti anche qui chiede una cosa molto grande: tuttavia lo fa solo per amore e non per un sentimento di vanità. Ecco perché non dice semplicemente: comandami di camminare sopra le acque, ma precisa «comandami di venire a te». Nessuno ha infatti tanto amato Gesù quanto lui. La stessa cosa egli farà dopo la risurrezione del Salvatore. Allora, non attenderà di andare con gli altri al sepolcro, ma li precederà. In questa circostanza egli dimostra non soltanto il suo amore, ma anche la sua fede. Pietro non solo crede che Gesù può camminare sull`acqua, ma che egli può farvi camminare anche gli altri: perciò desidera avvicinarsi subito a lui.
"Ed egli rispose: «Vieni». E Pietro, disceso dalla barca, si mise a camminare sulle acque e giunse presso Gesù. Ma, vedendo il vento gagliardo, ebbe paura. E cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami». E subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»" (Mt 14,29-31).
Questo miracolo è più straordinario di quello della tempesta sedata e perciò il Signore lo compie dopo di quello. Aveva mostrato, in quel primo miracolo, che egli comandava al mare; qui compie un prodigio ben più sorprendente. Allora s`era fatto obbedire dai venti; ora egli cammina sulle acque e concede a un altro di fare la stessa cosa. Se al tempo del primo miracolo avesse ordinato a Pietro di camminare sulle acque, l`apostolo non si sarebbe dimostrato ugualmente pronto e deciso, perché non possedeva ancora tanta fede.
Ma perché ora Gesù acconsente alla richiesta di Pietro? Perché, se gli avesse risposto: Non puoi, l`apostolo, essendo tanto ardente, avrebbe insistito. Gesù quindi lo persuade per via di fatti, così che in avvenire sia più moderato. Ma neppure in tal modo Pietro si conterrà. Buttatosi dunque fuori della barca, incominciò ad essere sbattuto dai flutti, poiché aveva avuto timore.
Gettatosi, dunque, dalla barca, Pietro andava verso Gesù, felice non tanto di camminare sopra le acque, quanto di andare verso di lui. Ma, dopo aver compiuto quanto era più difficile, l`apostolo cominciò ad essere sopraffatto da un pericolo minore, dall`impeto cioè del vento, non dalla violenza del mare.
Così è la natura dell`uomo: spesso, dopo aver trionfato delle più grandi prove, cade nelle più piccole.
Quando ancora è scosso dal terrore della tempesta, ha il coraggio di gettarsi in acqua, mentre, subito dopo, non può resistere al gagliardo assalto del vento, nonostante sia vicino a Gesù. Non giova a nulla infatti esser vicini al Salvatore, se non gli siamo vicini con la fede.
Ma perché, in questo caso, il Signore non comanda ai venti di smettere di soffiare e stende invece la mano per afferrare e sostenere Pietro? Perché c`era bisogno della sua fede. Quando noi cessiamo di fare la nostra parte, anche Dio cessa di aiutarci. Per far capire quindi al suo apostolo che non è l`impeto del vento, ma la scarsezza della sua fede a farlo affondare, Gesù gli dice: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Se la sua fede non si fosse indebolita, egli avrebbe facilmente resistito anche al vento. E la prova sta nel fatto che il Signore, anche dopo aver preso Pietro per mano, lascia che il vento continui a soffiare con tutta la sua forza, per manifestare che esso non potrebbe assolutamente nuocergli, qualora la sua fede fosse salda. E come la madre sostiene con le sue ali e riporta nel nido l`uccellino che uscito anzitempo sta per cadere a terra, così fa anche Cristo con Pietro.
"E montati che furono in barca, il vento cessò" (Mt 14,32).
Quando sopravvenne la calma dopo la prima tempesta, gli apostoli si chiesero: "E chi è mai costui che anche i venti e il mare gli ubbidiscono?" (Mt 8,27). Ma ora non si rivolgono piú questa domanda. "Allora quelli che erano nella barca gli si prostrarono davanti, dicendo: «Veramente tu sei il Figlio di Dio!»" (Mt 14,33) (Giovanni Crisostomo, In Matth. 49, 3; 50, 1-2)

Questa traversata è segno della vita cristiana
Che qualcuno più semplice si contenti del racconto degli avvenimenti! Noi però, se un giorno saremo alle prese con tentazioni inevitabili, ricordiamoci che Gesù ci ha obbligati ad imbarcarci e che vuole che lo precediamo sulla sponda opposta (cf. Mt 14,22). Infatti, è impossibile a chi non ha sopportato la prova delle onde e del vento contrario (cf. Mt 14,24) pervenire sulla riva opposta. Poi, quando verremo avvolti da difficoltà numerose e penose, stanchi di navigare in mezzo ad esse con la povertà dei nostri mezzi, pensiamo che la nostra barca è allora in mezzo al mare (cf. Mc 6,47), scossa dalle onde che vorrebbero vederci "far naufragio nella fede" (1Tm 1,19) o in qualche altra virtù. Se d`altro canto vediamo il soffio del maligno accanirsi contro i nostri sforzi, pensiamo che allora il vento ci è contrario. Quando perciò, in mezzo a tali sofferenze, avremo resistito per tre vigilie della notte oscura che regna nei momenti di tentazione, lottando del nostro meglio e rimanendo vigilanti su di noi per evitare «il naufragio nella fede» o in un`altra virtù - la prima vigilia rappresenta il padre delle tenebre (cf. Rm 13,12) e del peccato, la seconda suo figlio, «l`avversario», in rivolta contro tutto ciò che ha nome Dio o ciò che è oggetto di adorazione (2Ts 2,3-4), la terza lo spirito nemico dello Spirito Santo - siamo certi allora che, venuta la quarta vigilia, "quando la notte sarà avanzata e già il giorno si avvicina" (Rm 13,12), arriverà accanto a noi il Figlio di Dio, per renderci il mare propizio, camminando sui suoi flutti. E quando vedremo apparirci il Logos, saremo assaliti dal dubbio (cf.Mt 14,26) fino al momento in cui capiremo chiaramente che è il Salvatore esiliatosi (cf. Mt 21,33; Mc 12,1; Lc 20,9) tra noi e, credendo ancora di vedere un fantasma, pieni di paura, grideremo; ma lui ci parlerà tosto, dicendoci: "Abbiate fiducia, sono io; non abbiate paura!" (Mt 14,26-27). A queste parole rassicuranti, ci sarà forse tra noi, animato dal piú grande ardore, un Pietro in cammino "verso la perfezione" (Eb 6,1) - senza che vi sia ancora pervenuto - che scenderà dalla barca, nella coscienza di essere sfuggito alla prova che lo scuoteva; dapprima, nel suo desiderio di andare davanti a Gesù, egli camminerà sulle acque (cf. Mt 14,29), ma, essendo ancora la sua fede insufficiente e permanendo lui stesso nel dubbio, vedrà la "forza del vento" (Mt 14,30), sarà colto dalla paura e comincerà ad affondare; peraltro sfuggirà a tale sciagura, poiché invocherà Gesù a gran voce, dicendo: "Signore, salvami!" (Mt 14,30). E, appena quest`altro Pietro avrà finito di parlare, dicendo: «Signore, salvami!», il Logos stenderà la mano, gli arrecherà soccorso e lo afferrerà nel momento in cui cominciava ad affondare, rimproverandogli la sua poca fede e i suoi dubbi. Stai attento, tuttavia, che egli non ha detto: «Incredulo», bensì: «Uomo di poca fede», e che sta scritto: «Perché hai dubitato, poiché avevi un po` di fede, ma tu hai piegato nel senso ad essa contrario» (cf. Mt 14,31).
Dopodiché, Gesù e Pietro risaliranno sulla barca, il vento cesserà e i passeggeri, comprendendo a quali pericoli sono sfuggiti, lo adoreranno dicendo, non semplicemente: "Tu sei il Figlio di Dio", come hanno detto i due ossessi (Mt 8,28), ma: "Veramente, tu sei il Figlio di Dio" (Mt 14,33); e questa parola sono i discepoli saliti «sulla barca» a dirla, poiché io ritengo che non avrebbero potuto essere altri che i discepoli a dirla. (Origene, In Matth. 11, 6-7)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il Vangelo di oggi ci presenta l’episodio di Gesù che cammina sulle acque del lago (cfr Mt 14,22-33). Dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, Egli invita i discepoli a salire sulla barca e a precederlo all’altra riva, mentre Lui congeda la folla, e poi si ritira tutto solo a pregare sul monte fino a tarda notte. E intanto sul lago si leva una forte tempesta, e proprio in mezzo alla tempesta Gesù raggiunge la barca dei discepoli, camminando sulle acque del lago. Quando lo vedono, i discepoli si spaventano, pensano a un fantasma, ma Lui li tranquillizza: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» (v. 27). Pietro, col suo tipico slancio, gli chiede quasi una prova: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque»; e Gesù gli dice «Vieni!» (vv. 28-29). Pietro scende dalla barca e si mette a camminare sulle acque; ma il vento forte lo investe e lui comincia ad affondare. Allora grida: «Signore, salvami!» (v. 30), e Gesù gli tende la mano e lo solleva.
Questo racconto è una bella icona della fede dell’apostolo Pietro. Nella voce di Gesù che gli dice: «Vieni!», lui riconosce l’eco del primo incontro sulla riva di quello stesso lago, e subito, ancora una volta, lascia la barca e va verso il Maestro. E cammina sulle acque! La risposta fiduciosa e pronta alla chiamata del Signore fa compiere sempre cose straordinarie. Ma Gesù stesso ci ha detto che noi siamo capaci di fare miracoli con la nostra fede, la fede in Lui, la fede nella sua parola, la fede nella sua voce. Invece Pietro comincia ad affondare nel momento in cui distoglie lo sguardo da Gesù e si lascia travolgere dalle avversità che lo circondano. Ma il Signore è sempre lì, e quando Pietro lo invoca, Gesù lo salva dal pericolo. Nel personaggio di Pietro, con i suoi slanci e le sue debolezze, viene descritta la nostra fede: sempre fragile e povera, inquieta e tuttavia vittoriosa, la fede del cristiano cammina incontro al Signore risorto, in mezzo alle tempeste e ai pericoli del mondo.
È molto importante anche la scena finale. «Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a Lui, dicendo: “Davvero tu sei Figlio di Dio”!» (vv. 32-33). Sulla barca ci sono tutti i discepoli, accomunati dall’esperienza della debolezza, del dubbio, della paura, della «poca fede». Ma quando su quella barca risale Gesù, il clima subito cambia: tutti si sentono uniti nella fede in Lui. Tutti piccoli e impauriti, diventano grandi nel momento in cui si buttano in ginocchio e riconoscono nel loro maestro il Figlio di Dio. Quante volte anche a noi accade lo stesso! Senza Gesù, lontani da Gesù, ci sentiamo impauriti e inadeguati al punto tale da pensare di non potercela fare. Manca la fede! Ma Gesù è sempre con noi, nascosto forse, ma presente e pronto a sostenerci.
Questa è una immagine efficace della Chiesa: una barca che deve affrontare le tempeste e talvolta sembra sul punto di essere travolta. Quello che la salva non sono le qualità e il coraggio dei suoi uomini, ma la fede, che permette di camminare anche nel buio, in mezzo alle difficoltà. La fede ci dà la sicurezza della presenza di Gesù sempre accanto, della sua mano che ci afferra per sottrarci al pericolo. Tutti noi siamo su questa barca, e qui ci sentiamo al sicuro nonostante i nostri limiti e le nostre debolezze. Siamo al sicuro soprattutto quando sappiamo metterci in ginocchio e adorare Gesù, l’unico Signore della nostra vita. A questo ci richiama sempre la nostra Madre, la Madonna. A lei ci rivolgiamo fiduciosi. (Papa Francesco, Angelus del 10 agosto 2014)
Fonte:http://www.figliedellachiesa.org

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