#PANEQUOTIDIANO, «Coraggio, sono io, non abbiate paura».


La Liturgia di Lunedi 7 Agosto 2017  VANGELO (Mt 14,22-36) Commento: Monaci Benedettini Silvestrini
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo
sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti.
Parola del Signore
Monaci Benedettini Silvestrini
«Coraggio, sono io, non abbiate paura».
La fede, quando è forte e ben alimentata, non tentenna neanche dinanzi alle prove più difficili. Prevale anche sulla ragione e sulla migliore logica umana. Per una comprensibilissima legge di gravità non è normale vedere una persona camminare sulle acque, come non è normale essere sballottati dalle onde con imminente pericolo di naufragio e vedere Gesù assente, apparentemente disinteressato o addirittura a consumare un plàcido sonno nella stiva della barca. Dove le speranze umane svaniscono e la ragione si arrende lì comincia la fede; un ambito che ci orienta verso la divinità e la sua onnipotenza. Trascende le leggi che Dio stesso ha posto come ordine e fondamento della creazione e emerge la bontà di Dio e le sue prodigiose teofanie. È calata la sera e Gesù e ancora immerso «lassù» sul monte, solo a pregare. Egli sa bene e probabilmente vede anche fisicamente che la barca è agitata dalle onde, ma Egli nella sua divina sapienza sa che tutto dovrà concorrere a dare una lezione sapienziale ai suoi. La sua divina presenza non è legata solo all'esserci fisicamente; Egli è sempre pronto ad intervenire anche se per farlo dovrà camminare sulle acque. Ciò gli consentirà di scandire una grande verità: Colui che può camminare sulle acque sarà poi capace di ordinare ai venti e alle onde di calmarsi. Quando poi, prossimo ormai alla sua ascensione, dirà ai suoi «non vi lascio soli, sarò con voi sempre sino alla fine dei tempi» saranno già pronti a comprendere come si potrà realizzare quella divina e consolante presenza. Già oggi hanno espresso un grande atto di fede nel loro maestro: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!».




PAOLO CURTAZ
Risultati immagini per paolo curtazNon basta il coraggio per camminare sulle acque del dubbio, Pietro ancora deve attraversare il deserto per crescere. Non si getterà più dalla barca, non vorrà più per sé un futuro eroico con una fede eclatante, starà seduto a guidare il timone per portare i fratelli all'altra riva.
Davanti ai dubbi di fede, davanti alle tempeste della vita, il discepolo è chiamato, come Elia, ad ascoltare nel suo cuore il silenzioso mormorio di Dio, recuperando quella dimensione assoluta che è il silenzio, la preghiera, l'ascolto meditato del grande e quieto oceano della presenza di Dio, per vedere il volto di Dio che si nasconde nel vento, che pare evanescente come un fantasma.
Solo così possiamo non cedere alla rassegnazione.