Don Marco Ceccarelli, Ss. Corpo e Sangue di Cristo “B”

Ss. Corpo e Sangue di Cristo “B” – 3 Giugno 2018
I Lettura: Es 24,3-8
II Lettura: Eb 9,11-15
Vangelo: Mc 14,12-16.22-26
- Testi di riferimento: Es 24,8; Sal 26,6; Zc 9,11; Mt 22,11-13; 26,27-28; Gv 1,29; 6,51-54; At
2,42.46; 27,35; 1Cor 10,16.20-21; 11,25-27.31; 2Cor 13,5; Gal 6,4; Ef 1,7; 5,2.27; Eb 9,18-23;
10,3-10.29; 12,24; 13,20; 1Pt 1,18-19; 2,24; 1Gv 1,7; Ap 3,20; 5,9; 19,9

1. Il corpo e il sangue.
- Occorre osservare innanzitutto che la festa di oggi non è solo del Corpus Domini, ma del “Corpo e
Sangue di Cristo”. Ciò orienta il focus di questa solennità sulla celebrazione eucaristica e sul mistero
pasquale a cui essa è indissolubilmente connessa. È nella celebrazione eucaristica che la Chiesa
continua ad offrire la vera Pasqua (1Cor 5,7), il vero agnello il cui sangue ci purifica dai nostri peccati
(1Pt 1,18-19). Va messo in risalto perciò innanzitutto, ancora prima del “fare la comunione” o
dell’adorazione eucaristica, l’importanza dell’intera celebrazione, in cui si riattualizza il mistero pasquale
di Cristo che offre la sua intera persona – corpo e sangue – per la nostra salvezza.
L’eucarestia, il sacrificio perpetuo del corpo e sangue di Cristo, è qualcosa che va innanzitutto celebrato.
- Le letture odierne mettono l’accento sul sangue e sulla sua importanza per la remissione dei peccati.
Per poter dare il sangue il Figlio di Dio deve prendere un corpo umano. Il valore del sangue di
Cristo versato per i nostri peccati è enorme. Non c’è dono più grande che Dio poteva fare per dimostrarci
il suo amore. Il sangue di Cristo versato sulla croce è il “sacramento” della nuova alleanza
(Mc 14,24), del “matrimonio” che egli compie con la sua Chiesa donandosi completamente ad essa.
La nuova alleanza che Dio stringe con l’umanità è stipulata nel sangue di Cristo che ci lava dai nostri
peccati. Il sangue è la vita, e ovviamente Cristo ha dato il suo sangue nel senso che ha dato tutta
la sua vita, tutta la sua persona, per la nostra salvezza; e comunicare alla sua persona significa partecipare
alla sua vita divina. Privarsene significherebbe disprezzare un tesoro inestimabile; significherebbe
rinunciare alla remissione dei peccati (1Gv 1,7). Significherebbe rimanere volontariamente
nei propri peccati.
2. Ecclesia de eucharistia.
- La Chiesa vive dell’eucarestia. La Chiesa fa l’eucarestia e l’eucarestia fa la Chiesa. Ciò significa
che la vita cristiana deve essere nutrita. Si nasce alla vita cristiana con il battesimo, ma poi ci si deve
nutrire per non morire. Cristo ha lasciato il sacramento dell’eucarestia come cibo per la vita cristiana:
«Se non mangiate la carne del figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue non avrete in voi
la vita» (Gv 6,53). Senza nutrimento non si può vivere; questo è un dato di fatto. Ogni vita ha bisogno
di nutrimento, anche la vita cristiana. È impossibile essere cristiani senza l’eucarestia.
- Non basta che Cristo abbia realizzato il mistero pasquale per la nostra salvezza; per ricevere tale
salvezza occorre partecipare di questo mistero pasquale. Cristo ha fatto sì che ogni uomo possa venire
in contatto con il mistero pasquale attraverso la celebrazione eucaristica. Partecipando
all’eucarestia io comunico alla salvezza del mistero pasquale. Certamente in questo concorre la fede.
La partecipazione al sacrificio del Calvario non può essere qualcosa di magico, perché altrimenti
anche i non battezzati potrebbero accedervi. Occorre la mia adesione di fede che comunicando a
quel pane e a quel vino veramente comunico all’opera di redenzione che Gesù ha realizzato sulla
croce. E questa adesione di fede, che non è sempre così scontata, va replicata nel tempo. Se Cristo
ha voluto che il sacramento dell’eucarestia fosse ripetibile continuamente significa che non possiamo
privarci dell’eucarestia senza privarci della salvezza.
- La partecipazione all’eucarestia. Che significa “partecipare all’eucarestia”? Quanti cosiddetti praticanti
partecipano veramente all’eucarestia? È indispensabile imparare a vivere bene l’eucarestia, a
far sì che la grazia abbondante che l’eucarestia ci trasmette non vada perduta. Spesso però tanti praticanti
ricevono pochissima grazia, se non nulla, perché partecipano male all’eucarestia. Ci sono approcci
sbagliati. Da un lato ci sono quelli che si accostano all’eucarestia molto di rado, o per un erroneo
rispetto o per trascuratezza. Fra questi c’è chi pensa che non sia necessario andare sempre a
Messa, che basti ricordarsi di Dio, di pregare, o anche di guardarsi la Messa in televisione. Come
siamo lontani da quei cristiani di Bitinia che pur di non mancare alla celebrazione eucaristica hanno
affrontato la morte; e anche da quei cristiani che oggi rischiano la vita in tanti paesi del mondo per
andare a Messa la domenica pur sapendo che potrebbero subire un attentato dentro la chiesa. D’altro
lato ci sono quelli che vi si accostano continuamente, ma con una estrema superficialità. Basti pensare
ai tanti che si comunicano anche senza aver partecipato a buona parte della Messa, o addirittura
senza avere le condizioni necessarie per la ricezione eucaristica. È quell’idea diffusa che comunque
“tanto male non fa”. Ma S. Paolo ci ricorda che ricevere male il corpo di Cristo è invece dannoso
(1Cor 11,27-30). A causa di questi approcci sbagliati il beneficio che si può ricevere dalla celebrazione
eucaristica per tanti va perduto. Se sono presente alla Messa non significa automaticamente
che io vi sto partecipando. Il Concilio Vaticano II ha indicato che si partecipa quando si è attivi
(cfr. Sacrosanctum Concilium 11; 14; 19; 21; 27; 30; 41; 48; 50; 79; 113; 114; 121; 124). Se sono
presente ad un pranzo non significa che io stia mangiando. Per mangiare devo muovere forchetta e
coltello, devo aprire la bocca, devo masticare, ecc. Se sono in mezzo ad un coro non significa che
sto partecipando al canto. Partecipo se apro la bocca, tiro fuori l’aria e canto. Partecipo alla Messa
non se assisto passivamente come ad un teatro, ma se mi sento coinvolto in prima persona in quello
che si fa (ovviamente questo coinvolgimento non ha nulla a che fare con l’avere qualche funzione
nella celebrazione).
- L’importanza della celebrazione. Il problema cruciale sta allora nel fatto che non si dà importanza
alla celebrazione eucaristica. Ciò è evidente già dall’atteggiamento con cui tanti vanno a Messa, da
quando arrivano, da come partecipano, da come ascoltano; quasi fosse qualcosa che non li riguarda.
Molti pensano che l’importante sia essere presente almeno ad un po’ di Messa, o arrivare in tempo
per fare la comunione. Questo atteggiamento rivela una concezione magica, superstiziosa. Tutta la
Messa è l’eucarestia e bisogna imparare a partecipare bene a tutta la Messa. Un ruolo fondamentale
lo svolge in questo la parola di Dio, che ovviamente va ascoltata con attenzione durante la Messa,
ma la cui meditazione costante non deve essere trascurata. È la parola di Dio che alimenta la fede,
che è poi necessaria affinché la ricezione dell’eucarestia sia efficace.
3. Se la partecipazione all’eucarestia è così importante, allora occorre prepararsi adeguatamente ad
essa. Per “fare la comunione” occorre essere in comunione, con Dio e con i fratelli. Se si è persa,
allora occorre riacquistarla, con la confessione sacramentale e con la riconciliazione fraterna. Nel
pane consacrato c’è realmente e sostanzialmente la presenza di Cristo, e Cristo è Dio. La comunione
con Dio esclude l’essere in comunione con il peccato. Non ci può essere nulla in comune fra il
tempio di Dio e gli idoli (2Cor 6,16). Se vogliamo essere il tempio di Dio dobbiamo eliminare gli
idoli, il legame con quanto non ha niente a che fare con Dio.

Fonte:http://www.donmarcoceccarelli.it/

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