ORDINE DEI CARMELITANI, Lectio"L’istituzione dell’Eucaristia La suprema prova dell’amore"

Lectio:  Domenica, 3 Giugno, 2018
L’istituzione dell’Eucaristia
La suprema prova dell’amore
Marco 14,12-16.22-26

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l'hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Chiave di lettura:

Oggi, festa del Corpus Christi, la Chiesa ci pone dinanzi l’Ultima Cena, l’ultimo incontro di Gesù con i suoi discepoli. Fu un incontro teso, pieno di contraddizioni. Giuda aveva già deciso di tradire Gesù (Mc 14,10). Pietro lo ha negato già (Mc 14,30). Gesù lo sapeva. Ma non perdette la calma né il senso dell’amicizia. Al contrario, proprio durante quest’Ultima Cena istituì l’Eucaristia e realizzò il supremo gesto del suo amore per loro (Gv 13,1).
I quattro versi che descrivono l’eucaristia (Mc 14,22-25) fanno parte di un contesto assai più ampio (Mc 14,1-31). I diversi eventi, narrati prima e dopo l’eucaristia, aiutano molto a capire meglio il significato del gesto di Gesù. Prima del gesto dell’eucaristia, Marco narra la decisione delle autorità di uccidere Gesù (Mc 1,1-2), il gesto di fedeltà della donna anonima che unge Gesù in vista della sua sepoltura (Mc 14,3-9), il patto del tradimento di Giuda (Mc 14,10-11), la preparazione della pasqua (Mc 14,12-16) e l’indicazione del traditore (Mc 14,17-21). Dopo quel gesto, segue l’avviso di fuga da parte di tutti (Mc 14,26-28) e l’annuncio della negazione di Pietro (Mc 14,29-31).
La liturgia di questo giorno taglia un pezzettino del testo, pero mantiene l’essenziale della narrazione dell’istituzione dell’Eucaristia (Mc 14,12-16.22-26). Nel testo che trascriviamo conserviamo i versi 17-21 ed i versi 27-31, omessi nel testo della Messa. Nel commento potremmo limitarci al testo proposto dalla liturgia del giorno. Nel corso della lettura, pensiamo di stare con Gesù ed i discepoli nella sala, partecipando all’Ultima Cena, e cerchiamo di fissare la nostra attenzione in ciò che più ci colpisce e che tocca il nostro cuore.

b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Marco 14,12: I discepoli vogliono sapere dove celebrare la Pasqua
Marco 14,13-15: Gesù dà istruzioni su dove e come preparare la Pasqua
Marco 14,16: I discepoli fanno ciò che Gesù dice loro di fare
Marco 14,17-21: L’annuncio del tradimento di Giuda
Marco 14,22-24: Gesù dà un senso nuovo al pane ed al vino
Marco 14,25-26: Parole finali
Marco 14,27-31: L’annuncio della dispersione di tutti e della negazione di Pietro

c) Il Testo:

12Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?». 13Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo 14e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? 15Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi».
16I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.
17Venuta la sera, egli giunse con i Dodici. 18Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». 19Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?». 20Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto. 21Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Bene per quell'uomo se non fosse mai nato!».
Marco 14,12-16.22-2622Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». 23Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza versato per molti. 25In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio».
26E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. 27Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse.
28Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». 29Allora Pietro gli disse: «Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò». 30Gesù gli disse: «In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte». 31Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano anche tutti gli altri.

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

a) Qual’è il punto di questo testo che ti ha colpito di più e purché?
b) Quali sono, uno per uno, i diversi eventi che il testo descrive?
c) Qual’è l’atteggiamento di Gesù davanti a Giuda che lo tradisce, e davanti a Pietro che lo nega?
d) Cosa significa il gesto di Gesù che spezza il pane dicendo: “Prendete e mangiate! Questo è il mio corpo che sarà dato per voi!” Come aiuta questo testo a capire meglio l’Eucaristia?
e) Guarda nello specchio del testo, entra nel tuo cuore e chiediti: “Sono come Pietro che negò? Sono come Giuda che tradì? Sono come i dodici che fuggirono? O sono come la donna anonima che rimase fedele (Mc 14,3-9)?”

5. Per coloro che desiderano approfondire maggiormente il testo

a) Contesto:

Siamo nella sala dell’Ultima Cena. Gli eventi di due giorni prima aumentarono le tensioni tra Gesù e le autorità. L’entrata solenne di Gesù a Gerusalemme (Mc 11,1-11), l’espulsione dei venditori dal tempio (Mc 11,12-26), le discussioni con i sacerdoti, gli scribi e gli anziani (Mc 11,27 a 12,12), con i farisei e gli erodiani (Mc 12,13-17), con i sadducei (Mc 12,18-27), con gli scribi (Mc 12,28-40), la riflessione sulle offerte dei ricchi e dei poveri (Mc 12,41-44), l’annuncio della distruzione del Tempio (Mc 13,1-3) ed il discorso del giudizio finale (Mc 13,4-37): tutto ciò fece crescere l’opposizione dei grandi contro Gesù. Da un lato la donna anonima, una discepola fedele, che accettava Gesù come Messia, e crocifisso (Mc 14,2-9). Dall’altro i discepoli, che non riuscivano a capire né tanto meno ad accettare la Croce, e che volevano fuggire, negare e tradire (Mc 14,17-21.27-31). Ed in mezzo a questo ambiente teso e minacciante, avviene il gesto d’amore di Gesù che si dona totalmente spezzando il pane per i suoi discepoli.
Negli anni ’70, all’epoca di Marco, molti cristiani per paura, avevano rifiutato, negato o tradito la loro fede. Ed ora loro si chiedevano: “Noi abbiamo rotto il rapporto con Gesù. Non sarà che anche lui ruppe il rapporto con noi? Forse possiamo ritornare?” Non c’era una risposta chiara. Gesù non ha lasciato scritto nulla. E fu riflettendo sui fatti e ricordando l’amore di Gesù come i cristiani furono scoprendo la risposta. Come vedremo nel commento, Marco, nel modo di descrivere l’Ultima Cena, comunica la risposta che scopre a queste domande delle comunità. E cioè, l’accoglienza e l’amore di Gesù superano la sconfitta ed il fallimento dei discepoli. Il ritorno è possibile sempre!

b) Commento del testo:

Marco 14,12-16: Preparazione della Cena Pasquale.
In totale contrasto con la discepola anonima che unse Gesù, Giuda, uno dei dodici, decise di tradire Gesù e cospirò con i nemici che gli promisero denaro (Mc 14,10-12). Gesù sa che sarà tradito. Ma pur anche così, cerca di fraternizzare con i discepoli nell’ultima cena. Sicuramente avranno speso bastante denaro per poter affittare “quella sala grande, al piano superiore, con tappeti” (Mc 14,15). Poi, essendo la notte di pasqua, la città era super affollata di gente di passaggio. E quindi la popolazione triplicava. Era difficile trovare una sala per riunirsi.
Nella notte di Pasqua, le famiglie venute da tutte le parti del paese, portavano il loro agnello per essere sacrificato nel tempio e, subito dopo, ogni famiglia nella celebrazione intima e ben familiare in casa, celebravano la Cena Pasquale e mangiavano l’agnello. La celebrazione della Cena pasquale era presieduta dal padre di famiglia. Per questo, Gesù, presiedeva la cerimonia e celebrava la pasqua insieme ai suoi discepoli, la sua nuova “famiglia” (cf. Mc 3,33-35).
Quella “sala grande al piano superiore” rimase nella memoria dei primi cristiani come il luogo della prima eucaristia. E l¡ dove si riunirono dopo l’Ascensione del Signore di Gesù (At 1,13), e lì stavano riuniti quando scese lo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste (At 2,1). Deve essere stato nella stessa sala dove si riunivano per pregare durante la persecuzione (At 4,23.31) e dove Pietro li incontrò dopo la sua liberazione (At 12,12). La memoria è concreta, legata a tempi e luoghi della vita.

Marco 14,22-26: L’Eucaristia: il gesto supremo d’amore.
L’ultimo incontro di Gesù con i discepoli si svolge nell’ambiente solenne della tradizionale celebrazione di Pasqua. Il contrasto è molto grande. Da un lato, i discepoli, che si sentono insicuri, e non capiscono nulla di quanto succede. Dall’altro lato, Gesù, calmo e padrone della situazione, che presiede la cena e compie il gesto di spezzare il pane, invitando gli amici a prendere il suo corpo ed il suo sangue. Lui fa ciò per cui sempre pregò: dare la sua vita affinché i suoi amici potessero vivere. E’ questo il senso profondo dell’eucaristia: imparare da Gesù a distribuirsi, a darsi, senza paura delle forze che minacciano la vita. Perché la vita è più forte della morte. La fede nella risurrezione annulla il potere della morte.
Terminata la cena, uscendo con i suoi amici verso l’Orto, Gesù annuncia che tutti l’abbandoneranno: Fuggiranno o si disperderanno! Ma già li avvisa: “Dopo la risurrezione, vi precederò in Galilea!” Loro rompono il rapporto con Gesù, ma non Gesù con loro! Lui continua ad aspettarli in Galilea, nello stesso luogo dove, tre anni prima, li aveva chiamati per la prima volta. Ossia, la certezza della presenza di Gesù nella vita del discepolo è più forte dell’abbandono e della fuga! Gesù continua a chiamare. Chiama sempre! Il ritorno è sempre possibile! E’ questo l’annuncio di Marco ai cristiani degli anni ’70 e per tutti noi.
Per il suo modo di descrivere l’Eucaristia, Marco accentua ancor più il contrasto tra il gesto di Gesù e l’atteggiamento dei discepoli. Prima del gesto d’amore, parla del tradimento di Giuda (Mc 14,17-21) e, dopo il gesto di Gesù, parla dell’annuncio della negazione di Pietro e della fuga dei discepoli (Mc 14,26-31). In questo modo, pone l’accento sull’amore incondizionato di Gesù, che supera il tradimento, la negazione e la fuga degli amici. E’ la rivelazione dell’amore gratuito del Padre! Chi lo sperimenterà dirà: “Né potenze, né altezza, né profondità, ne alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore!” (Rm 8,39).

c) Ampliando le informazioni:

* La celebrazione della Pasqua nel tempo di Gesù

La Pasqua era la festa principale dei giudei. In essa si commemorava la liberazione dall’Egitto, che si trova all’origine del popolo di Dio. Ma più che una semplice memoria dell’Esodo, la Pasqua era una porta che si apriva, di nuovo ogni anno, affinché tutte le generazioni potessero avere accesso a quella stessa azione liberatrice di Dio che, nel passato, aveva generato il popolo. Mediante la celebrazione della Pasqua, ogni generazione, ogni persona, attingeva dalla stessa fonte da cui avevano attinto i padri, nel passato, all’essere liberati dalla schiavitù d’Egitto. La celebrazione era come una rinascita annuale.
Nel tempo di Gesù, la celebrazione della Pasqua era fatta in modo tale che i partecipanti potessero percorrere lo stesso cammino che fu percorso dal popolo, dopo la liberazione dall’Egitto. Affinché questo potesse avvenire, la celebrazione si svolgeva con molti simboli: erbe amare, agnello mal arrostito, pane senza fermentare, calice di vino, ed altro. Durante la celebrazione, il figlio minore doveva chiedere al padre: “Papà, perché questa notte è diversa dalle altre? Perché mangiamo erbe amare? Perché l’agnello è mal cotto? Perché il pane non è fermentato?” Ed il padre rispondeva, raccontando con libertà i fatti del passato: “Le erbe amare ci permettono di sperimentare la durezza e l’amarezza della schiavitù. L’agnello mal cotto evoca la rapidità dell’azione divina che libera il popolo. Il pane non fermentato indica il bisogno di rinnovamento e di conversione costanti. Ricorda anche la mancanza di tempo per preparare il tutto, essendo assai rapida l’azione divina”. Questo modo di celebrare la Pasqua, presieduta dal padre di famiglia, dava libertà e creatività al presidente nel modo di condurre la celebrazione.

* Eucaristia: La Pasqua celebrata da Gesù nell’Ultima Cena

Fu con l’intenzione di celebrare la Pasqua dei giudei che Gesù, alla vigilia della sua morte, si riunì con i suoi discepoli. Era il suo ultimo incontro con loro. Per questo, lo chiamiamo incontro dell’ “Ultima Cena” (Mc 14, 22-26; Mt 26, 26-29; Lc 22,14-20). I molti aspetti della Pasqua dei giudei continuano ad essere validi per la celebrazione della Pasqua di Gesù e ne sono lo sfondo. Aiutano a capire tutta la portata dell’Eucaristia.
Approfittando della libertà che il rituale gli dava, Gesù dette un nuovo significato ai simboli del pane e del vino. Nel distribuire il pane disse: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo dato per voi!” Nel distribuire il calice con il vino disse: “Prendete e bevete, questo è il mio sangue sparso per voi e per molti.” Ed infine, consapevole del fatto che si trattava dell’ultimo incontro, l’ “ultima cena” Gesù disse: “Io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio” (Mc 14,25). In questo modo, lui univa la sua dedizione, simbolizzata nel pane spezzato e condiviso, all’utopia del Regno.
Eucaristia vuol dire celebrare la memoria di Gesù che dà la sua vita per noi, affinché ci sia possibile di vivere in Dio ed avere accesso al Padre. Ecco il senso profondo dell’eucaristia: rendere presente in mezzo a noi, e sperimentare nella propria vita, l’esperienza di Gesù che si dona, morendo e risuscitando.

* La celebrazione dell’Eucaristia da parte dei primi cristiani

Non sempre i cristiani sono riusciti a mantenere questo ideale dell’Eucaristia. Negli anni ’50, Paolo critica la comunità di Corinto che, nel celebrare la cena del Signore faceva esattamente il contrario, poiché alcuni prendono prima il loro pasto, e così uno ha fame, l’altro è ubriaco (1 Cor 11,20-22). Celebrare l’eucaristia come memoriale di Gesù vuol dire assumere il progetto di Gesù. Vuol dire assimilare il progetto di Gesù. Vuol dire assimilare la sua vita condivisa, messa completamente al servizio della vita dei poveri.
Al termine del primo secolo, il vangelo di Giovanni, invece di descrivere il rito dell’Eucaristia, descrive come Gesù si inginocchiava per compiere il servizio più comune di quel tempo: lavare i piedi. Al termine del servizio, Gesù non disse: “Fate questo in memoria di me” (come nell’istituzione dell’Eucaristia in Lc 22,19; 1Cor 11,24), ma disse: “Fate ciò che io ho fatto” (Gv 13,15). Invece di ordinare di ripetere il rito, il vangelo di Giovanni chiede atteggiamenti di vita che mantengano viva la memoria del dono senza limiti che Gesù fa di se. I cristiani della comunità di Giovanni sentivano il bisogno di insistere più nel significato dell’Eucaristia come servizio che del rito in se.

* Riassumendo

Dimenticare la ricchezza della pasqua dei giudei, quando si celebra un’Eucaristia, è come gettare a terra la parete dove è appeso il quadro. La ricchezza della celebrazione della Pasqua, così come veniva fatta nel Vecchio Testamento e nel tempo di Gesù, aiuta ad approfondire il senso dell’Eucaristia ed evita la routine che banalizza tutto. Riassumendo quanto visto, ecco alcuni aspetti che possono arricchire le nostre celebrazioni:
• Prendere coscienza dell’oppressione in cui viviamo ancora - masticare erbe amare
• Ricordare la liberazione dall’oppressione - la risposta del padre alle domande del figlio
• Sperimentare la rapidità della forza liberatrice di Dio - carne mal cotta e pane senza fermentare
• Celebrare l’Alleanza, assumere di nuovo l’impegno - impegnarsi mangiando il pane che Gesù offre
• Ringraziare per le meraviglie di Dio per noi - gesti di lode
• Rianimare la fede, la speranza e l’amore - animazione reciproca
• Ricordare quanto già fatto e ancora non fatto - ricordare ciò che Dio fece per noi
• Ricreare in noi lo stesso dono che Gesù fece di se - lavare i piedi
• Vivere la passione, la morte e la risurrezione - del mistero permanente della vita
• Compiere la comunione, generatrice di fraternità - gesti di pace e di aiuto

6. Pregare con un Salmo: Salmo 16 (15)

Il Signore è mia parte di eredità

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto a Dio: «Sei tu il mio Signore,
senza di te non ho alcun bene».
Per i santi, che sono sulla terra,
uomini nobili, è tutto il mio amore.
Si affrettino altri a costruire idoli:
io non spanderò le loro libazioni di sangue
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi,
è magnifica la mia eredità.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
Io pongo sempre innanzi a me il Signore,
sta alla mia destra, non posso vacillare.
Di questo gioisce il mio cuore,
esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,

perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

Fonte:http://ocarm.org/

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