Commento a cura di don Massimo Cautero V Domenica di Pasqua

(Anno A) (18/05/2014)
Vangelo: Gv 14,1-12 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )
COMMENTO ALLE LETTURE
Commento a cura di don Massimo Cautero
Nel Vangelo di oggi Gesù ha appena annunciato ai suoi che li lascerà, la sua presenza verrà meno e con essa il gregge che ha abbandonato a questa precarietà dovrà fare un salto di qualità per superarla, dovrà accettare la sua perdita perché la sua presenza cambi dallo "stare con" allo "stare in" Gesù. E' un passo necessario e lo si comprende bene sia dalle parole di Gesù che da quelle degli apostoli. Gesù però, rassicura i discepoli che il loro posto è sempre lo stesso, e le sue promesse di salvezza non cambieranno. Nella fede, dovranno andare comunque sulla strada che è Lui stesso, ma non come avevano fatto fino ad allora bensì in una sequela nuova. Tale sequela che non può più essere solo una risposta-promessa umana, sottoposta sempre al pericolo del tradimento (Gv 13,38), sarà invece una forza divina che spinge dall'interno, donata proprio dalla diversa presenza in noi di Gesù grazie al dono dello Spirito Santo. Il dono che in questo modo diventa necessario non solo per gli apostoli, ma per tutta la Chiesa futura che, proprio per questo, vivrà sempre nello spazio e nel tempo la presenza del suo Salvatore.
Certo, molte persone si domanderanno se non fosse stato più facile per Dio mantenere la sua presenza fisica fra noi per indicarci Lui stesso la strada da seguire e le cose da fare, evitando di scegliere la strada della sofferenza e dell'assenza. Ma la vera domanda non è solo come il Signore debba mantenere la sua presenza fra noi, bensì come Egli, sempre presente, ci possa rendere veri figli di Dio, adoratori del Padre in Spirito e Verità: ciò che deve continuare a realizzarsi
per tutta la chiesa, nel tempo e nello spazio, sino alla realizzazione del Regno.
Per questo Gesù chiude la sua presenza limitata ed apre a quella illimitata nel tempo e nello spazio, continuando a vivere nei figli di Dio che conoscono il volto di Dio-Padre grazie a Gesù stesso. Rimanere attaccati alla fede solo in un Gesù collocato nel tempo e nello spazio in cui si è incarnato, vuol dire non conoscerlo veramente, e tantomeno si può affermare di vivere con Lui ed in Lui oggi.
Effettivamente tante persone oggi credono nel "maestro" Gesù della Palestina di 2000 anni fa, senza avere fede in Gesù vero uomo e vero Dio!
In questo modo ci si nega quella fede che sola è generatrice di speranza, gioia e vita nuova nel dono dello Spirito Santo. Tommaso, infatti, vuole "conoscere" la strada come poi vorrà "vedere" le piaghe di Gesù, ma capirà, solo alla presenza del Risorto, che c'è una bella differenza tra vedere per credere e vedere per adorare (riconoscere la presenza di Dio!); e che il comandamento dell'amore non è fatto per essere solo umanamente ricordato e creduto, ma per essere scritto nelle piaghe di una carne che per amore e dall'amore saranno sempre trasfigurate nel loro senso divino, lo stesso "divino" che ci viene donato con la presenza dello Spirito Santo in noi.
Dire a Gesù che non sappiamo dove sta andando è la stessa cosa che dichiararsi "paralitici" sopra un lettuccio in mezzo alla strada che nessuno vuole portare; Tommaso, in questo senso, nelle sue domande fa una dichiarazione della propria paralisi nel poter camminare sulla strada mostratagli da Gesù, e della propria incapacità di vedere Dio-Padre nel volto di Gesù. In fondo non possiamo tanto biasimarlo perché l'attesa non è in ciò che dobbiamo ancora vedere o fare ma nel dono dello Spirito Santo che farà si che tutti i discepoli di Gesù, nel tempo e nello spazio, vivano sempre in Gesù e non più semplicemente con Gesù, condividendo con Lui anche la natura divina, dono che agli apostoli, nei momenti descritti nelle pagine di questo Vangelo, non era stato ancora fatto.
Filippo, Tommaso, Pietro scopriranno poi nell'evento Pasquale e nel dono dello Spirito Santo la grazia che gli viene fatta, diventando così gli "apripista" della Via, Verità e Vita nella presenza vera e gloriosa del Risorto nella sua Chiesa.
Noi battezzati del terzo millennio, che abbiamo ricevuto già il dono dello Spirito, non abbiamo scusanti sufficienti per dire "non sappiamo, non conosciamo, non vediamo", il percorso che gli apostoli fanno nella storia è stato dato a noi in dono per grazia battesimale, e le promesse di Salvezza in Gesù sono le stesse che si realizzano per gli Apostoli, come la stessa rimane la strada da percorrere: Gesù Via, Verità e Vita .
Sottolineando poi la necessità per gli uomini di trovare "sicurezze" e "posti al sole", come fa intuire Gesù stesso in apertura di questo vangelo, mi viene spontanea la domanda su quanto, ancora oggi, noi cristiani, abbiamo imparato dalla fede nel Risorto, e quanto dobbiamo ancora imparare circa ciò che, nella Fede in Gesù, dovrebbe consolarci e rassicurarci: L'accoglienza del dono dello Spirito Santo è fondamentale per capire che quel posto che cerchiamo sempre è, di fatti, un'eredità che non ci verrà mai tolta; finché, da figli, percorriamo la stessa strada di Gesù e viviamo fino in fondo il comandamento dell'Amore, non sulle nostre uniche forze ma grazie alla forza dello Spirito che, in noi, grida "Abbà, Padre"!
La nostra sicurezza fondamentale si gioca solo sulla presenza in noi di Gesù per grazia e dono dello Spirito Santo; noi cristiani troppe volte impegnati a "guardare per terra" facciamo veramente fatica a capire che niente e nessuno può toglierci il posto che Gesù ci ha preparato e che l'unica strada per vivere appieno la Gioia di essere quello che siamo - dei salvati! - col loro posto pronto e sicuro è la Verità di un Dio che ci ama immensamente, la Vita che non ci verrà mai tolta ed una Via che è tracciata e ben sicura perché è persona, è fratello, è Gesù!
Se il nostro capire, vedere, conoscere è redento dalla fiducia in Cristo e nel volto del Padre che Lui ci ha mostrato, allora non sarà difficile capire che perseverare nella Via non è percorrere una strada ma mettersi alla sequela di una persona, credere nella Verità non è adesione ad un concetto ma una persona da frequentare, accogliere la vita non è arrendersi ad un dato biologico ma avere un amore da amare!

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