mons. Roberto Brunelli"Nel mio futuro c'è un posto preparato solo per me"

V Domenica di Pasqua (Anno A) (18/05/2014)
Vangelo: Gv 14,1-12
Oggi le letture si aprono (Atti 6,1-7) con un episodio relativo ai primi cristiani: il loro numero crebbe tanto che gli apostoli non riuscirono più a occuparsi di tutto, sicché fecero scegliere sette collaboratori (i futuri diaconi) ai quali affidarono la pratica della carità, riservando a sé la predicazione e la preghiera. A distanza di duemila anni i primi pochi fedeli sono diventati milioni, e perciò la divisione dei compiti nella Chiesa si è di molto sviluppata; ma quel primo provvedimento indica la strada: la Chiesa non è dei vescovi e dei preti, ma di tutti i battezzati, e tutti hanno il diritto-dovere di sentirla come la propria famiglia spirituale, nella quale operare in forme diverse, secondo le proprie capacità, ma concordi, per il bene comune.
Nel vangelo (Giovanni 14,1-12) colpiscono due espressioni di Gesù. La prima, che già introduce alla prossima festa della sua ascensione al cielo, è una consolante promessa: "Vado a prepararvi un posto".
Agli uomini incerti sul senso dei propri giorni, agli uomini delusi da esperienze mortificanti, agli uomini cui vanno stretti i confini di questa vita, ecco un'affascinante prospettiva, la chiara indicazione di una meta. Come
un viaggiatore smarritosi durante il cammino non sa più orientarsi e perciò è tentato di sedersi al primo bar, ma ritrova slancio se qualcuno gli indica la strada; come chi bighellona in pantofole e non si decide a muoversi perché non conosce un posto che valga l'impegno del viaggio, subito si organizza se gliene prospettano uno adeguato: così per tutti gli smarriti e gli indolenti è un bello stimolo sapere di avere una meta. E per quanti si sono imbarcati in avventure allo spasimo, quando si accorgono di essere stati avventati ma ritengono di non avere alternative, è un conforto sapere che possono sempre cambiare. Per me, come per tutti, c'è un posto già preparato, col mio nome scritto sopra, sicché non devo temere che qualcuno più svelto o più furbo arrivi a soffiarmelo: o sarò io a occuparlo, o resterà vuoto.
Ma di che posto si tratta? E' un posto invitante, appetibile? E non sarà troppo faticoso arrivarci? Esplicite o implicite, sono le domande di tutti, cui la seconda lettura (1Pietro 2,4-9) risponde ricordando anzitutto la nostra dignità: "Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato e ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa". Gesù risponde più semplicemente ma con parole ancora più avvincenti: "Vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi". Essere per sempre con lui: esiste forse una prospettiva migliore? E se anche richiede impegno, forse che non lo vale?
L'impegno: quale? In che direzione? Come si raggiunge quel posto preparato per noi? A Tommaso che gli pone le stesse domande, Gesù risponde con la seconda espressione basilare del vangelo di oggi: "Io sono la via, la verità e la vita". Per arrivare a quel posto, per conseguire l'unica meta in grado di dare senso al nostro andare di anno in anno, di giorno in giorno, Cristo è la via: occorre cioè aderire a lui, seguire le sue orme, fidarsi delle sue indicazioni di viaggio. Perché lui è l'unico a dare sempre quelle giuste; nel frastuono di voci che ci rimbombano dentro e intorno, tra i tanti sedicenti maestri che ci mitragliano di insegnamenti dagli schermi televisivi o dalla carta stampata, occorre distinguere la "sua" voce, perché Cristo è non una ma "la" verità. Di fronte agli sforzi immani della scienza che a questa vita sa dare soltanto qualche giorno in più, occorre ricordarlo sempre: lui è l'unico capace di abbattere la barriera della sua conclusione terrena; Cristo è la vita, quella vera, totale, senza fine. E la vita che è lui, nella sua incommensurabile bontà egli intende comunicarla a chi decide di accoglierla, seguendo le sue orme. "Vado a prepararvi un posto, perché dove sono io siate anche voi".

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