padre Gian Franco Scarpitta " La diaconia e la Verità"

V Domenica di Pasqua (Anno A) (18/05/2014)
Vangelo: Gv 14,1-12
Dissidi e tensioni nella Chiesa delle origini come ai nostri giorni. E su un caso molto affine, anzi è meglio dire identico, a quello che spesseggia nelle nostre strutture caritative e nelle nostre parrocchie: la discriminazione e l'imparzialità nella distribuzione dei viveri ai poveri e alle vedove. A lamentarsi sono i cristiani di matrice greca, ellenisti, di estrazione ben differente da quella ebraica: essi protestano perché nella comunità di Gerusalemme vengono trascurate le loro vedove nella distribuzione dei viveri, pertanto vi è a monte anche una discrepanza sociale e culturale. Come si vedrà sempre negli Atti degli Apostoli a proposito della necessità della circoncisione dei neofiti, sembrerebbe che i neo convertiti dall'ebraismo siano "figli della gallina bianca" rispetto ai cristiani di provenienza pagana e che a questi ultimi si debbano anche imporre delle pratiche per loro incompatibili. Una pecchia assai diffusa in
qualsiasi chiesa, gruppo o associazione questa dell'emarginazione di alcune categorie e dell'esaltazione di alcune altre che mette in discussione la serenità e la stabilità dell'intero gruppo. Come anche è molto diffusa la tendenza da parte di alcuni di voler dominare sugli altri, di fare la parte del leone o di primeggiare su ogni persona e su ogni iniziativa. Intervenire da parte di chi sta al di sopra non sempre è facile. In certi casi si rischia di urtare la suscettibilità di alcuni, in altri si rischia l'allontanamento di altri dalla comunità. Dove poi vi siano persone abituate già da tanti anni a dettare leggi, è ancora più difficile porre pacificazione.
Gli apostoli trovano il sistema per sedare liti e contese non già dettando ordini, ma procacciando la vera soluzione del problema: la scelta di persone particolarmente intente alla diaconia, alla servitù, che si dispongano al servizio delle mense a tempo pieno, mentre essi si dedicheranno al ministero della parola. Secondo una certa interpretazione del termine greco "diaconos", esso letteralmente significherebbe "attraverso la polvere" (dia - conos) e comporterebbe quindi un servizio di speciale umiliazione che corrisponderebbe al mettersi nel fango, allo sporcarsi le mani. Ovviamente anche questo comporta essere uomini pieni di Spirito Santo e dotati di timor di Dio poiché prima di esercitare la carità e il servizio occorre essere persone d'amore, quindi gli apostoli provvedono ad "imporre le mani" affinché la scelta di questi sette uomini sia mirata e vengano costituite persone sapienti e spiritualmente elevate. Le quali sappiano "sporcarsi le mani" operando imparzialità e abnegazione, liberi da compromessi, preferenze e discriminazioni. Chi potrebbe garantire in loro queste virtù se non lo Spirito del Signore?
Oggi il diaconato permanente è stato finalmente rivalutato da parte del Concilio Vaticano II e la Chiesa può disporre di persone dedite particolarmente alla carità e al servizio dei poveri, come avviene in tanti centri cattolici di assistenza sociale presieduti dai diaconi (Vedi il Banco delle opere di carità e altro simile) come anche di valenti coadiutori nelle attività pastorali delle parrocchie, tuttavia riscontro che non sempre si considerano i diaconi permanenti con la dovuta attenzione e non di rado ci si atteggia nei loro confronti con sospetto e pregiudizio. Sembra che non sia entrata ancora del tutto la cultura del diaconato permanente, anche se vi è la prassi delle ordinazioni. Tuttavia la presenza di uomini preposti alla diaconia e al servizio non può che considerarsi un privilegio, considerando che in essi vi è comunque qualcuno che ha tempo e disponibilità per occuparsi dei bisognosi oltre che del servizio dell'altare. Ho conosciuto diaconi permanenti che svolgono con zelo e volontà il loro ministero senza ottenere alcunché dalla loro comunità e ricorrendo ad altre professioni (insegnamento ecc) per il mantenimento di se stessi e della propria famiglia, eppure non sempre sono oggetto di stima e di attenzione da parte dei loro parroci.
Sia quel che sia, nel diaconato ci si offre una concreta manifestazione di come lo Spirito Santo sia garante della verità anche nelle situazioni urgenti e concrete. Forse proprio perché presenzia una necessità materiale, lo Spirito rivela la presenza di Gesù Cristo Risorto ottenendo la dissipazione delle contrarietà e delle liti e in questo caso allora la diaconia si affina alla verità che è Cristo che nello Spirito ci conduce al Padre. Un semplice episodio ci spiega che la comunione che sussiste in Dio è la stessa che serve gli uomini rendendoli partecipi ed entusiasti di familiarità divina.
Lo Spirito di Pentecoste ci rende in grado di percepire la presenza del Risorto e lo stesso Signore Gesù vive fra noi in forza dello stesso Spirito che peraltro e fautore dei doni e dei carismi e agisce al meglio contro le discriminazioni e le divisioni.
Anche in questi particolari è lo Spirito del Figlio che ci conduce al Padre e che ci inserisce nella comunione immanente del Dio Amore. Come può chiedere Filippo a Gesù "Signore mostraci il Padre e ci basta?" se è proprio Gesù è il Cristo di Dio che ci conduce al Padre nello Spirito Santo: "Io sono nel Padre e il Padre e in me." In forza dello Spirito Santo Cristo ci rivela il Padre e come afferma anche la Dei Verbum vedendo Cristo si vede anche il Padre. Cioè la pienezza della verità alla quale inconsapevolmente aspirano tutti gli uomini. E alla quale tutti gli uomini sono invitati poiché di questa comunione Padre Figlio e Spirito tutti siamo resi partecipi. A partire dalla concretezza dello "sporcarsi le mani".

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