fr. Massimo Rossi " Alterità/diversità tra Dio e l'uomo"

Pentecoste (Anno A) - Messa del Giorno (08/06/2014)
Vangelo: Gv 20,19-23
Nelle passate domeniche ho più volte ripetuto l'espressione latina ‘totaliter aliter', ‘totalmente altrò coniata da Bultman, teologo tedesco, per sottolineare che Dio è totalmente altro da noi.
Oggi, solennità della Pentecoste, facciamo l'elogio dell'alterità,
della diversità! alterità/diversità vissuta non già come problema, ma come ricchezza, la più straordinaria ricchezza! Alterità/diversità tra Dio e l'uomo, tra l'uomo e il creato, tra l'uomo e la donna, tra uomo e uomo...
Questo grande valore della vita risuona nel racconto tratto dagli Atti degli Apostoli che abbiamo appena ascoltato: la Pentecoste è evento di segno contrario rispetto alla vicenda di Babele.
Gli evangelisti presentano la Pentecoste dello Spirito Santo in modi diversi e complementari: in particolare, Giovanni la colloca sul Golgota, dove Gesù, morendo, diventa il Cristo, ed effonde lo Spirito Santo esalando l'ultimo respiro. La croce di Cristo è interpretata - e giustamente! - come il luogo di irradiazione della salvezza nelle quattro direzioni del mondo.
Anche san Paolo, nella lettera ai cristiani di Efeso, dichiara: "Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l'inimicizia. Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito." (2,13-18).
La croce è davvero il luogo di irradiazione della salvezza; e sulla croce, nel cuore di Cristo, squarciato dal colpo di lancia, ciascuno trova a pieno titolo il suo posto, la sua casa, il rifugio sicuro. La croce astile che abbiamo pensato di esporre quest'anno a fianco dell'altare maggiore, simboleggia tutte le diversità rappresentate dalle pietre e dai cristalli, diversità composte in un ensamble armonico e prezioso... Non c'è davvero nessuno che, pur lontano dalla fede, non possa trovare la strada per entrare nella pace di Cristo. Il figlio di Dio innalzato da terra è quel segno miracoloso raccontato nel libro dei Numeri (21,4-9), il serpente di rame che Mosè innalzò su un'asta per ordine di Dio: chiunque, morso da un serpente, avesse guardato quel segno innalzato, non sarebbe morto. E così non c'è soluzione di continuità, non c'è distanza, né separazione tra la vita di Cristo e quella della Chiesa, tra la morte di Lui e la nascita di Lei.
La Pentecoste è descritta dal quarto Evangelista anche nella pagina di oggi, a ricordarci che il dono dello Spirito non si riceve una volta soltanto: i 7 sacramenti sono altrettanti appuntamenti con lo Spirito Santo, il quale feconda con la Sua Grazia i momenti capitali della nostra esistenza - il battesimo, la confermazione, il matrimonio, l'ordine sacerdotale -, ma anche accompagna quotidianamente la storia individuale e comunitaria dei fedeli nei sacramenti dell'eucaristia e della riconciliazione. Ed è proprio di riconciliazione sacramentale che ci parla oggi il Signore Risorto, attraverso la penna dell'autore ispirato: il perdono dei peccati costituisce la salvezza presente e la pace. Dove c'è peccato non c'è mai pace! Il peccato manda in crisi la comunione con Dio, con il prossimo e con il proprio intimo. Dunque il peccato ci toglie la pace interiore, incrina la pace con Dio, e compromette la pace con gli altri.
Ora siamo in grado di raggiungere la salvezza e la comunione con Dio, perché conosciamo il codice di decifrazione del Suo messaggio... la password per entrare nel Suo programma... la chiave di accesso al Suo mondo... Ora le Sue vie non sono più così lontane dalle nostre, come cantava il profeta Isaia,i Suoi pensieri non sono più così totaliter aliter rispetto ai nostri (cfr Is 55,8). La profezia di sapore chiaramente universale, venne ripresa da più di un autore del Nuovo Testamento, ma cambiata di segno, esattamente come il racconto della torre di Babele narrato nella Genesi (cap.11) e capovolto per così dire dagli Atti degli Apostoli: se il caos e l'incapacità di comprendersi erano diventati un fenomeno planetario, a motivo del peccato di orgoglio, così la salvezza e la pace sono diventati una possibilità universale a motivo della passione e risurrezione del Signore. Ecco le Sue ultime parole rivolte agli Apostoli prima di salire al Cielo, e riportate da san Luca a conclusione del Vangelo: "Questo vi dicevo quando ero ancora tra voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi. Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso..." (Lc 24, 46-47).
Ora sappiamo dove cercare e trovare la salvezza e la pace, nella croce di Cristo. È un fatto di conversione: dobbiamo imparare a non rimuovere il mistero della Passione con troppa disinvoltura, cadendo nella stessa tentazione che fu di Maria Maddalena, e degli Apostoli... Dopo la Pasqua, niente è più come prima; anche la persona del Verbo incarnato è sostanzialmente mutata. Di conseguenza anche la nostra vita di relazione deve cambiare; soprattutto il nostro approccio con la croce, quella di Cristo, ma anche con la nostra... Fuggire la (nostra) croce significa mancare l'appuntamento con il Salvatore. "Ave o Croce, unica speranza", abbiamo cantato la Domenica della Palme, inaugurando liturgicamente il Tempo di Pasqua. Oggi questo tempo si conclude. Ma il Crocifisso resta, e con esso le nostre croci quotidiane. Lo Spirito Santo infonda in noi la profonda convinzione che la nostra sofferenza intercetta nel modo più pieno quella di Cristo. "Tutta la vita del cristiano è un seguire, un imitare il Redentore, preso come modello nei singoli fatti della Sua vita e più nell'intimo, dei Suoi sentimenti. E poiché la vita di Cristo culmina nella morte di croce, con la quale Egli dà compimento alla Sua missione di Salvatore, il cristiano vedrà nella morte accettata in testimonianza e per amore di Lui e nelle sofferenze che la precedono e la preparano, la maniera migliore per attuare il programma essenziale della vita cristiana: imitare Cristo." (Cardinale Michele Pellegrino). E così sia.

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