MEDITAZIONE di Pentecoste"P. ALBERT-MARIE DE MONLÉON

Il giorno della Pentecoste, lo Spirito Santo si manifesta come un soffio potente, come una
presenza nuova che colma e rafforza, come una fiamma che brucia e dà la capacità di
testimoniare con sicurezza Cristo risorto. Le manifestazioni dello Spirito, i doni spirituali,
sono molti e diversi, ma è un solo e medesimo Spirito che opera liberamente in ciascuno,
nel modo che egli vuole e per pura e generosa gratuità. Lo Spirito, il dono perfetto
proveniente dal Padre per mezzo del Figlio, non si dona senza portare dei doni, i doni di una
grazia molteplice ed infinita. Per riconoscere l'opera dello
Spirito nei cuori e nelle vite, la
tradizione spirituale e la teologia cattolica hanno distinto, a partire dalla Rivelazione, diverse
forme di manifestazione dello Spirito. Innanzi tutto vi sono quelli chiamati propriamente
"doni dello Spirito Santo", che tradizionalmente sono sette, come risultano da un passo di
Isaia (Is 11,2-3a). Vi è poi quello che san Paolo, nella lettera ai Galati (Gal 5,22), chiama
"il frutto dello Spirito", e cioè lo splendore e il diffondersi della carità in tutta la vita del
cristiano. Parleremo infine dei carismi che sono "manifestazioni dello Spirito per l'utilità
comune" (1Cor 12,7).

I doni dello Spirito Santo
Sono quelli riportati nella profezia di Isaia a proposito del Messia sul quale si posa lo Spirito
del Signore: "Spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di
conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore" (Is 11,2-3a).
Sono, letteralmente, degli "spiriti", cioè dei soffi provenienti dallo Spirito Santo, dei moti
dolci e delicati, persistenti e attraenti, diffusi, come un profumo, nelle anime dallo Spirito
d'amore con la sua presenza stessa.
Grazie ai suoi doni, lo Spirito Santo rende le anime docili e pronte alla sua azione e alle sue
ispirazioni. I doni non sono assolutamente opera umana, poiché altrimenti non potrebbe
arrivare al cuore dell'uomo tutto quello che Dio ha preparato per coloro che l'amano (1Cor
2,9). I doni hanno per fondamento le virtù teologali della fede, della speranza e della carità.
Essi permettono a tali virtù di diffondersi in un'estrema docilità, in una percezione nuova del
mistero e delle opere di Dio. Sono lo sbocciare stesso della carità che permette di
sperimentare quanto è buono il Signore e di gustare quanto viene da lui. Danno una sorta di
istinto per percepire le cose divine. Rappresentano l'ingresso nella vita mistica, se per essa
si intende la vita soprannaturale dell'anima unita a Dio, e non delle manifestazioni
straordinarie.
Per far capire meglio che cosa sono i doni dello Spirito ed apprezzare quindi l'opera dello
Spirito Santo in noi tramite essi, diremo una parola essenziale su ciascuno di essi alla luce
della tradizione spirituale della Chiesa seguendo, in particolare, san Tommaso d'Aquino.
Si potrebbe, del resto, in questa settimana che segue la festa della Pentecoste, dedicare
ogni giorno la nostra preghiera allo Spirito Santo in modo particolare per uno dei suoi doni,
prestando la massima attenzione a quello che esso rappresenta.

Il dono della sapienza
Non si tratta di una sapienza qualsiasi, ma della Sapienza eminente dell'amore per mezzo
del quale lo Spirito Santo ci fa gustare e vedere quanto è buono il Signore. Questo dono,
che riempie l'anima di ogni bene, la rende particolarmente sensibile all'amore, che è Dio e
che si manifesta attirando tutto a sé, con forza mista a dolcezza. L'amore è fonte di ogni
cosa, nell'amore tutto trova compimento e perfezione. Lo Spirito di sapienza fa sì che ci
affidiamo all'amore con più fervore, con più pace, con più gioia. È il dono dell'unione con
Dio.

Il dono dell'intelletto
Questo dono ci illumina, ci dà il senso delle realtà della fede, in particolare della Redenzione
e dell'Eucaristia. Infatti, nonostante la loro oscurità, esso ce ne dà una sicurezza amorosa e
ce ne fa percepire la bellezza. Si può essere molto istruiti nei misteri della fede, ma restare
ignoranti perché non li si riceve alla luce di questo dono.
È l'unzione che insegna ogni cosa (1Gv 2,27), che fa capire intimamente. Tale intelligenza
del cuore va molto al di là di quanto la ragione può cogliere della luce dei misteri della fede,
troppo viva perché la ragione possa compiacersi della loro realtà autentica, profonda ed
inesprimibile.

Il dono del consiglio
"Il consiglio è l'amore in quanto ci rende attenti, preoccupati e abili nella scelta dei mezzi
per servire santamente Dio" (san Francesco di Sales).
Per mezzo di questo dono, lo Spirito Santo ci ispira, ci fa capire come dobbiamo comportarci
in tutto da figli della luce. Ci dà una docilità interiore, pronta ad ascoltare quanto esso ci
ispira, ma anche quanto gli altri, e la Chiesa in particolare, ci chiedono.
L'opposto del dono del consiglio è lo spirito di colui che si attiene sempre e soltanto al
proprio giudizio e ai propri istinti. Il dono del consiglio è uno spirito estremamente docile
che ci fa apprezzare esattamente ciò che è giusto, ciò che conviene fare non per se stessi,
ma per restare sulle vie del Signore, a cui esso ci guida con tranquilla sicurezza.

Il dono della fortezza
Lo Spirito è uno spirito di fortezza, ma non secondo la maniera umana di forza obbligante o
di coraggio stoico. La fortezza che è dono dello Spirito è quella della sopportazione e della
fermezza calma nelle prove. È tale fortezza che traspare nella silenziosa e disarmante
mitezza di Gesù nella sua Passione. Il dono della fortezza ci comunica qualcosa della
mitezza dell'Agnello immolato e vincitore.

Il dono della scienza
Per mezzo di questo dono, lo Spirito Santo ci dà un'istintiva capacità di distinguere in modo
veritiero il bene e il male, e di respingere il peccato. Esso illumina il cuore sul come tutte le
creature siano nelle mani di Dio. Lo Spirito Santo fa percepire e comprendere la fragilità, la
piccolezza, ma anche la dignità delle creature che vengono tutte, anche le più vili, da Dio, e
fa capire, soprattutto, quanto siano tutte amate e protette da Dio.
Il dono della scienza, associato spesso alla grazia delle lacrime, nutre la vera compassione.

Il dono della pietà
"La pietà - afferma san Francesco di Sales - non teme altro se non di non amare abbastanza
colui che essa vede così amabile da non poter essere degnamente amato da nessuno".
Per mezzo di questo dono, lo Spirito ci rivela, con molta dolcezza, fino a che punto Dio sia
nostro Padre. Tale delicatezza filiale risplende in ogni figlio di Dio, prima di tutto nei
confronti di coloro ai quali, per disegno della Provvidenza, siamo vicini, e poi anche nei
confronti di tutti gli uomini, perché li possiamo amare e servire.

Il dono del timor di Dio
Non si tratta della "paura" nei confronti di Dio, ma della percezione della nostra piccolezza di
fronte alla sua grandezza. Questo dono ci rende docili, ci impedisce di essere presuntuosi e
ci spinge nelle braccia del "Buon Dio". È il dono dello spirito di infanzia di santa Teresa di
Gesù Bambino. Esso ispira timore, ma ciò che si teme è tutto quanto potrebbe distorglierci
ed allontanarci da Dio e dalle sue vie. Tale dono consiste in un amoroso rispetto che deve
farci evitare ciò che potrebbe dispiacere a Dio per via della sua Maestà sovrana, santa,
amorosa e bella. Le Scritture ci dicono che tale timore del Signore è il principio della
Sapienza (Pr 1,7), che è gloria e gioia (Sir 1,11).

Il frutto dello Spirito
Prima di parlare dei carismi, diciamo due parole a proposito del "frutto dello Spirito", per far
capire bene la ricchezza e la varietà delle opere dello Spirito Santo nella Chiesa.
San Paolo parla del frutto dello Spirito nella Lettera ai Galati (Gal 5,22). Esso è: "amore,
gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé".
Altrove, nel Nuovo Testamento, alludendo a ciò che la presenza dello Spirito Santo apporta,
si parla spesso di questa triplice ripartizione: "giustizia, pace, gioia" (Rm 14,17).
Il frutto è quella pienezza saporita e feconda che un essere vivente produce quando
raggiunge la propria maturità. Il frutto dello Spirito è lo sbocciare della grazia, della carità
divina in ogni comportamento dell'uomo spirituale che si lascia completamente trasformare
e guidare dallo Spirito Santo. Si potrebbe dire, utilizzando un'altra immagine della Scrittura,
che questo pieno splendore di colui che si lascia investire dallo Spirito è "il profumo di
Cristo" (1Cor 2,15), che sparge colui che, tramite lo Spirito Santo, è unito alla vera vigna
(Gv 15,1-7).

I carismi
Secondo la definizione del Concilio Vaticano II, i carismi sono delle grazie speciali che
rendono atti e pronti ad assumere attività e servizi utili al rinnovamento e alla crescita della
Chiesa (Lumen gentium 12).
"Carisma" viene da un termine greco che in san Paolo indica, in modo generale, i doni della
grazia, ma esso nella dottrina della Chiesa è giunto a designare dei particolari doni di
grazia, quelli attraverso cui lo Spirito Santo, servendosi di una persona, le concede di essere
segno della sua presenza o della sua azione nella comunità cristiana, affinché essa possa
crescere nella fede e nella carità. Secondo le parole dell'apostolo: "A ciascuno è data una
manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune" (1Cor 12,7).
I carismi sono la manifestazione evidente dell'urgenza di carità, per cui lo Spirito Santo
concede di essere testimoni di Gesù, di agire come lui, con una convinzione che tocca i cuori
e che trasforma le vite.
A differenza dei doni e dei ministeri, i carismi non sono grazie permanenti, ma dei moti
passeggeri, dei momenti di grazia, dei soffi su cui non si comanda poiché vengono dalla
sovrana ed amorosa libertà dello Spirito. Lo Spirito soffia come, quando e dove vuole. Si
serve di tutto quanto gli sembra adatto. Proprio come in occasione della Pentecoste, in cui
lingue di fuoco si posarono su ogni discepolo e lo Spirito Santo distribuì i suoi carismi a
"ciascuno come vuole" (1Cor 12,11). Spetta al credente accettare liberamente di essere
strumento dell'azione dello Spirito e essere disponibile e docile ai suoi moti.
I carismi sono molteplici e diversi. San Paolo ne elenca un certo numero: guarigioni,
miracoli, profezia, capacità di discernere gli spiriti, varietà di lingue (1Cor 12,8-9), ma se
ne trovano molti altri nella vita della Chiesa, poiché essi sono finalizzati innanzi tutto al bene
della Chiesa e sono adatti ad ogni sua esigenza. Vi sono dei carismi che hanno degli effetti
straordinari: conversioni, guarigioni, miracoli, fondazioni di ordini religiosi, ecc. Altri hanno
invece effetti più ordinari, correnti e semplici. Si tratta per esempio di tutti quei servizi di cui
la comunità cristiana può avere bisogno: accoglienza, catechesi, animazione liturgica,
gestione, assistenza ai malati, ecc. Tuttavia, tutte queste attività non sono propriamente
carismi se non quando, attraverso esse, i credenti vi distinguono un di più, che non è
semplicemente il prodotto di una qualità o di una competenza umana, ma un non so che
attraverso cui la comunità si apre alla presenza e all'azione di Dio. Un carisma è una
manifestazione dello Spirito che può essere tenuta, anche se fugace, e in cui si riconosce la
"voce" dello Spirito, dalla sua presenza indefinibile, forte e dolce.

Due esempi

Fra gli innumerevoli carismi, facciamo due esempi per far capire che cosa può essere questa
"manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune".
Qualche volta succede che, durante la liturgia o un'assemblea, la lettura di un testo biblico
sia fatta da qualcuno in modo che il passo letto, anche se già noto, assuma una nuova vita
nel cuore di chi ascolta. Il carisma della "proclamazione" non è frutto di una dizione da
professionisti, anche se ciò potrebbe essere d'aiuto, è frutto piuttosto di una grazia
indefinibile, ma reale, attraverso la quale lo Spirito Santo rende attuale, viva e nuova la
Parola.
Oppure: noi incontriamo a volte delle persone che, in una riunione di cristiani, piccola o
grande, hanno ciò che potremmo chiamare un "carisma di preghiera". Non si tratta tanto di
una grazia personale nel pregare, ma di una grazia di poter, con il loro comportamento nella
preghiera, trascinare alla preghiera fervente tutta l'assemblea, che risulta quasi toccata da
un'altra Presenza.
Abbiamo fatto questi due esempi per sottolineare che i carismi, da una parte, non sono
semplicemente delle qualità o dei talenti umani, e che, dall'altra, non sono dati innanzi tutto
per la santificazione di coloro che ne sono gli strumenti, ma sono dati per il bene degli altri,
per la crescita della comunità cristiana in un'adesione più forte al Signore.

Il dono delle lingue
Ricordiamo infine un carisma che, senza essere scomparso del tutto, era stato messo da
parte dai cristiani e si diffonde ora di nuovo nella Chiesa in seguito al Concilio Vaticano II.
Quando non lo si conosce, questo carisma sorprende e incuriosisce. Esso può assumere
diverse forme: parlare, pregare o cantare con il dono delle lingue. Se può succedere a volte,
come nel giorno della Pentecoste, che si riconosca una frase o qualche parola, in generale di
lode a Dio, pronunciate in una lingua sconosciuta a chi parla, bisogna però dire che questo
fenomeno straordinario è rarissimo.
Più generalmente, si incontrano dei battezzati che, in un momento di preghiera profonda, si
sentono spinti a emettere dei suoni che sono incomprensibili anche a loro.
Qual è il significato di queste "lingue"? Certo, dice san Paolo: "Quando... prego con il dono
delle lingue, il mio spirito prega, ma la mia intelligenza rimane senza frutto" (1Cor 14,14).
E questo perché pregare con il dono delle lingue è un atto di umiltà e di fede. Eppure "chi
parla con il dono delle lingue edifica se stesso" (1Cor 14,4), cioè vi è, nel pregare con il
dono delle lingue, una crescita spirituale interiore, così come si instaura una grandissima
disponibilità all'azione dello Spirito Santo. Il pregare con il dono delle lingue è la preghiera di
coloro che, in un momento o in un altro, riconoscono la loro incapacità di pregare come si
dovrebbe: "Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza... intercede con insistenza per noi,
con gemiti inesprimibili" (Rm 8,26).
Il pregare con il dono delle lingue è anche la lode di coloro che provano per esperienza
quanto Dio sia degno di lode, in ogni lingua e al di là di ogni lode. "Inesprimibile è infatti ciò
che non si può tradurre nel linguaggio. E se non si può dire cosa egli sia, ma non si può
nemmeno tacere, che cosa fare d'altro se non giubilare, aprire il proprio cuore ad una gioia
che non dovrà più cercare parole, ed estendere la propria gioia molto al di là dei limiti delle
sillabe?" (Sant'Agostino, commento al Salmo 32).
Doni, frutti e carismi sono le magnifiche gemme della carità diffusa nei cuori dallo Spirito
Santo. Nonostante ciò, non bisognerebbe limitare l'azione dello Spirito a questi tre grandi
tipi di manifestazione. L'opera di grazia dello Spirito è molteplice, è un'opera di purificazione
e santificazione, incorporazione e conformazione a Cristo, seme di vita eterna. Essa è il
sigillo (2Cor 1,21-22), l'unzione conferita da alcuni sacramenti (battesimo, cresima,
ordine) in vista del culto da rendere al Padre in spirito e verità. La grazia molteplice e
multiforme dello Spirito è il dinamismo da cui la Chiesa riceve inesauribilmente la propria
giovinezza (Paolo VI), e il dinamismo dello Spirito è la fonte di unità, la bellezza della
Chiesa, il fuoco della sua carità, la costanza della sua preghiera, la gioia della sua lode,
l'attesa della sua pienezza.
Insomma, lo Spirito di Pentecoste è il soffio di vita che rinnova continuamente la Chiesa.
"Con la forza del Vangelo, lo Spirito ringiovanisce la Chiesa e la rinnova continuamente,
conducendola alla perfetta unione con lo Sposo" (LG 4).
P. ALBERT-MARIE DE MONLÉON

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