Gaetano Salvati"O Dio, mio re, voglio esaltarti"

 Commento su Matteo 11,25-30
XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (06/07/2014)
Vangelo: Mt 11,25-30
"O Dio, mio re, voglio esaltarti" (Sal 144,1), è l'inizio di un salmo di benedizione, ed è il segno della gioia del credente per il dono della pace attuato dal Signore. Questo dono di pace sembra infinito ed è veramente eterno perché, come dice san Paolo, non siamo più "sotto il dominio della carne, ma dello Spirito di Dio che abita in noi" (Rm 8,9).
Dio abita in noi, vuole portare con noi "il giogo dolce e il peso leggero" (Mt 11,30), cioè ci fa dono dello Spirito come presenza liberante e
vivificante al nostro cuore. Ma affinché lo Spirito viva fra di noi e in noi non è indispensabile mortificare la nostra intelligenza; non è questo, infatti, il senso della parola: "hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli" (v.25). Quanto, piuttosto, lasciarsi trasformare dalla presenza misteriosa di Dio: immergersi nel mistero pasquale, e rendersi conto che il Signore ha liberato la nostra umanità dalle catene del male. In Lui, "stanchi e oppressi" dal gioco della vita, troviamo ristoro, forza per (ri)cominciare a camminare nel mondo e per testimoniare, attraverso la nostra intelligenza, sapienza, tutta la nostra umanità, la vita di Dio a coloro che hanno smarrito la serenità o che sono all ricerca della verità.
"Venite a me" (v.28). Il Signore ci invita ad incontrarLo ogni giorno, ogni attimo della nostra esistenza. Tale incontro non ci lascia, non deve lasciarci indifferenti. Prima si è detto che la Sua presenza ci trasforma, e in Lui, difatti, non siamo più gli stessi: ogni cosa che facciamo da redenti deve'essere fonte di libertà e di compassione per quelli che incontriamo, e non causa di stanchezza, pigrizia di fede, e di oppressione per i fratelli: la gioia e la pace che riceviamo da Cristo dev'essere donata, in mitezza ed umiltà, a tutti. Si può affermare che noi cristiani, abbiamo il dovere di annunciare Cristo, mostrare all'umanità che Egli vive attraverso la nostra carne, le nostre opere d'amore, di gratuità. Amen.

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