La misteriosa crescita del Regno a cura dei Carmelitani

Vangelo: Mt 13,24-43
1. Orazione iniziale
Spirito di verità, inviatoci da Gesù per guidarci alla verità tutta intera, apri la nostra mente all'intelligenza delle Scritture. Tu che, scendendo su Maria di Nazaret, l'hai resa terra buona dove il Verbo di Dio ha potuto germinare, purifica i nostri cuori da tutto ciò che pone resistenza alla Parola. Fa' che impariamo come lei ad ascoltare con cuore buono e perfetto la Parola che Dio ci rivolge nella vita e nella Scrittura, per custodirla e produrre frutto con la nostra perseveranza.

2. Lettura: Matteo 13, 24-43
Divisione del testo:
Il testo consta di tre parabole, un intermezzo, e la spiegazione della prima parabola.
Le tre parabole, quella della zizzania e del grano (13, 24-30), quella del granello di senapa (13, 31-32), e quella del lievito (13, 33), hanno lo stesso scopo. Esse vogliono correggere l'aspettativa dei contemporanei di Gesù che credevano che il Regno di Dio avrebbe fatto irruenza con forza eliminando subito tutto ciò che gli era contrario. Attraverso queste parabole Gesù vuole spiegare ai suoi uditori che egli non è venuto per instaurare il Regno con potenza, ma per inaugurare i tempi nuovi gradualmente, nella quotidianità della storia, in un modo che spesso passa inosservato. Eppure la sua opera ha una forza inerente, un dinamismo e un potere trasformante che pian piano va cambiando la storia dal di dentro secondo il progetto di Dio... se si ha occhi per vedere!
In 13, 10-17, tra la parabola del seminatore e la sua spiegazione, l'evangelista inserisce un dialogo tra Gesù e i suoi discepoli in cui il Maestro spiega loro il motivo per cui alle folle parla solo in parabole. Anche qui, tra le parabole e la spiegazione, l'evangelista fa un breve commento sul perché Gesù parla in parabole (13, 34-35).
Segue infine la spiegazione della parabola della zizzania e del grano (13, 36-43). Ciò che colpisce in questa spiegazione è che mentre molti dettagli della parabola sono interpretati, non si fa un minimo cenno al fulcro della parabola, cioè al dialogo tra il padrone e i suoi servi riguardo alla zizzania che è cresciuta con il grano. Molti studiosi ne deducono che la spiegazione della parabola non risale a Gesù, ma è opera dell'evangelista e cambia il senso originario della parabola. Mentre Gesù intendeva correggere l'impazienza messianica dei suoi contemporanei, Matteo si indirizza ai cristiani tiepidi per esortarli e quasi minacciarli con il giudizio di Dio. Parabola e spiegazione fanno comunque parte del testo canonico e quindi vanno tenute ambedue in considerazione perché tutte e due contengono la Parola di Dio rivolta a noi oggi.
Il testo:
24-30: Un'altra parabola espose loro così: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio».
31-32: Un'altra parabola espose loro: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami».
33: Un'altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti».
34-35: Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.
36-43: Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!»
3. Un momento di silenzio orante
perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.
4. Alcune domande
per aiutarci nella riflessione personale.
Di fronte al male che vedi nel mondo e in te stesso, quale è la tua reazione, quella dei servi o quella del padrone?
Quali sono i segni della presenza del Regno che riesci a intravedere nel mondo e nella tua vita?
Quale immagine di Dio emana da queste tre parabole? È questa la tua immagine di Dio?
5. Una chiave di lettura
per quelli che vogliono approfondire di più l'argomento.
Il Regno di Dio
Nei due sommari che ci offre sul ministero di Gesù, Matteo lo presenta predicando il vangelo o la buona novella del Regno e sanando (4, 23; 9,35). L'espressione "Regno dei Cieli" si trova 32 volte in Matteo. Essa è equivalente a "Regno di Dio", che si trova solo 4 volte in Matteo, mentre è l'espressione più usuale nel resto del Nuovo Testamento. Per rispetto, gli ebrei evitano di menzionare non solo il Nome di Dio che è stato rivelato a Mosè (vedi Es 3, 13-15), ma anche la parola Dio che sostituiscono con varie parole ed espressioni tra cui "Il Cielo" o "I Cieli". Matteo, il più ebraico dei vangeli, si conforma a questa usanza.
L'espressione non si trova nell'Antico Testamento, dove però si trova spesso l'idea della regalità di Dio su Israele e sull'universo e anche l'equivalente verbale dell'espressione neotestamentaria, "Dio regna". Infatti il Regno di Dio, come viene anche presentato nel Nuovo Testamento, è soprattutto l'azione di Dio che regna e la situazione nuova che risulta del suo regnare. Dio è stato sempre re ma con il peccato Israele e l'umanità tutta intera si sottraggono dalla sua regalità e creano una situazione contraria al suo progetto originario. Il Regno di Dio si stabilirà quando tutto sarà di nuovo sottomesso al suo dominio cioè quando, accettando la sua sovranità, l'umanità realizzerà il suo disegno.
Gesù ha proclamato la venuta di questi tempi nuovi (vedi ad esempio Mt 3, 2). In qualche modo la realtà del Regno di Dio è resa presente e anticipata in lui e nella comunità fondata da lui. Ma la Chiesa non è ancora il Regno. Esso cresce misteriosamente e gradualmente fino a raggiungere la sua pienezza alla fine dei tempi.
La logica di Dio
La realtà del Regno e la sua crescita, come vengono descritti da Gesù, ci mettono di fronte al mistero di Dio i cui pensieri non sono i nostri pensieri. Noi confondiamo regalità con forza, con imposizioni, con trionfalismo. Ci piacciono le cose fatte alla grande. Consideriamo riuscita un'impresa che viene acclamata e a cui aderiscono molte persone. Queste purtroppo, sono tentazioni da cui anche la comunità cristiana si lascia sedurre e invece di essere a servizio del Regno si trova spesso in contrapposizione ad esso. Dio, da parte sua, preferisce portare avanti il suo progetto con le cose piccole, povere, insignificanti, e mentre noi abbiamo sempre fretta di portare a termine i nostri progetti, Dio sa attendere con molta pazienza e longanimità.
6. Salmo 145
Inno al Signore re
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome
in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome
in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.
Una generazione narra all'altra le tue opere,
annunzia le tue meraviglie.
Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi.
Dicono la stupenda tua potenza
e parlano della tua grandezza.
Diffondono il ricordo della tua bontà immensa,
acclamano la tua giustizia.
Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all'ira e ricco di grazia.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza,
per manifestare agli uomini i tuoi prodigi
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è regno di tutti i secoli,
il tuo dominio si estende ad ogni generazione.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.
Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa
e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.
Tu apri la tua mano
e sazi la fame di ogni vivente.
Giusto è il Signore in tutte le sue vie,
santo in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a quanti lo invocano,
a quanti lo cercano con cuore sincero.
Appaga il desiderio di quelli che lo temono,
ascolta il loro grido e li salva.
Canti la mia bocca la lode del Signore
e ogni vivente benedica il suo nome santo,
in eterno e sempre.
7. Orazione Finale
"Tu hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi,
non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento.
Poiché tu ami tutte le cose esistenti
e nulla disprezzi di quanto hai creato;
se avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata.
Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi?
O conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza?
Tu risparmi tutte le cose,
perché tutte sono tue, Signore, amante della vita,
poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.
Per questo tu castighi poco alla volta i colpevoli
e li ammonisci ricordando loro i propri peccati,
perché, rinnegata la malvagità, credano in te, Signore...
Essendo giusto, governi tutto con giustizia.
Condannare chi non merita il castigo
lo consideri incompatibile con la tua potenza.
La tua forza infatti è principio di giustizia;
il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti.
Mostri la forza se non si crede nella tua onnipotenza
e reprimi l'insolenza in coloro che la conoscono.
Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza;
ci governi con molta indulgenza,
perché il potere lo eserciti quando vuoi."
Sap 11, 24-12, 2. 15-18

Commenti

Post più popolari