don Roberto Seregni"Fraternità"

XXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
Vangelo: Mt 18,15-20
La scorsa settimana ci siamo lasciati sulle parole esigenti del Rabbì di Nazareth che invitavano Pietro, e tutti noi suoi discepoli, a prendere la croce e seguirlo. Oggi la Parola ci mostra concretamente come incarnare questo invito di Gesù.
Siamo al capitolo diciottesimo di Matteo, quello che racchiude il discorso sulla comunità. Tra queste righe
troviamo il "sogno" di Gesù e le sue indicazioni per una comunità che vive nel mondo come segno luminoso dell'amore.
Il tema è scottante e sempre attuale: la correzione fraterna.
Lo stile di fraternità che propone Gesù è stupendo: delicatezza, discrezione, pazienza e gradualità.
Onestamente: quanto siamo lontani da questo, quanto ancora ci dobbiamo nutrire della Parola per costruire delle comunità dove ci si aiuta a crescere e non a deprimersi davanti agli errori; dove ci si da una mano a migliorare e non si punta il dito contro chi ha sbagliato; dove si impara a parlare con amore e non solo a sparlare con malignità e presunzione.
Di questo insegnamento di Gesù mi colpisce soprattutto la delicatezza. Se accendo un faro da stadio alle spalle di un fratello che voglio correggere, non farò altro che proiettargli delle ombre distorte; se glielo punto negl'occhi finirò per accecarlo. Se voglio veramente aiutarlo a capire il suo errore, forse conviene fargli dono di una bella candela e rimanere al suo fianco, così che possa far luce sul suo cammino e non sentirsi solo...
Gesù sogna una comunità di fratelli e sorelle che intrecciano rapporti autentici, appassionati e fondati sul Vangelo. Non basta condividere qualche ideale o condividere uno spazio geografico per dirsi comunità del Risorto!
Gesù dice che dove due o tre sono riuniti nel suo nome Lui è in mezzo a loro (v.20). Vi devo confessare che questo versetto mi ha sempre affascinato moltissimo, perché è una promessa per tutti!
Gesù, infatti, non dice "dove due o tre santi..." o "dove due o tre perfetti". La Sua presenza è offerta a tutti, non è questione di numero o di merito.
L'unica condizione è essere riuniti nel Suo nome.
Allora mi viene spontaneo chiedermi: le nostre comunità, i nostri gruppi giovanili e famigliari, nel nome di chi si raccolgono? In nome dell'abitudine? Della tradizione? Della visibilità? O nel nome di Cristo e della sua Parola?
Coraggio, cari amici! Aiutiamoci a camminare in compagnia del Risorto, sosteniamoci nelle fragilità e nelle cadute, teniamo vivo in noi il sogno di Gesù!

Buona settimana
don Roberto

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