padre Gian Franco Scarpitta "Non è mai troppo tardi per l'Amore"

XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (21/09/2014)
Vangelo: Mt 20,1-16 
Dio non conosce limiti di tempo nel concedere la sua misericordia e nel retribuire le sue ricompense a chi gli si mostra fedele. E soprattutto nel fare questo si mostra ben distante dalle congetture e dalle valutazione propriamente umane. Se stiamo al sistema remunerativo tutelato dai nostri sindacati odierni, effettivamente le ragioni di questa protesta parabolica sono legittime: chi ha lavorato un' intera giornata non può essere pagato come chi ha svolto una sola ora di servizio e chi ha affrontato il caldo, la sete, la fatica
stremandosi per oltre 10 ore va pagato ben più di chi si è affannato solamente poco tempo, e per di più nei periodi più confortevoli della giornata, per quanto riguarda il clima.
Così in effetti, obiettivamente, le rimostranze di questi lavoratori nei confronti del padrone della vigna hanno le loro giustificazioni. Tuttavia una moneta era la paga giornaliera di ogni lavoratore dell'epoca, sia che lavorasse un'ora sia che si impegnasse per l'intera giornata (Tb 5, 14). Il padrone della vigna quindi non fa' torto a nessuno. Piuttosto constata che nei suoi riguardi vi sia un mormorare alquanto meschino e infantile da parte di chi ha invidia che egli usi lo stesso metro con tutti, mostrando bontà e comprensione nei confronti di ciascun lavoratore. Ciò che egli considera non è infatti quanto tempo ciascuno abbia lavorato, ma quanto zelo e quanta buona volontà ha esternato nell'eseguire il servizio. In un'altra parabola relativa all'argomento vigna Gesù giustificava il lavoratore inizialmente negligente che poi si ravvedeva e andava a lavorare, contro la pigrizia dell'altro bracciante che in un primo momento si mostrava disposto ad andarvi e poi non vi andava più. Il primo era degno di ammirazione, l'altro meritorio di biasimo. Ciò che conta infatti è il ravvedimento, la presa di coscienza del proprio errore e la buona disposizione a porvi rimedio. In una parola la conversione. Non è mai troppo tardi per rispondere alla chiamata che Dio ci rivolge alla comunione con sé e alla pratica della fede, della speranza e della carità. Ciascuno ha sempre tempo per emendarsi dal proprio errore e chiunque risponda, sia pure tardivamente, all'appello alla conversione, guadagnerà ricompensa proporzionata a pari merito di coloro che vi avranno dato risposta sin dall'inizio. Più che calcolare la spettanza remunerativa, gli operai dovrebbero preoccuparsi di rispondere con prontezza all'appello divino alla conversione, instaurando relazioni di familiarità e di amicizia con Dio. E Dio premierà tutti quanti avranno lavorato nella sua vigna, dal primo all'ultimo, secondo una ricompensa proporzionata alla fedeltà e rientrante nella logica del suo amore misericordioso. Ascoltare la Parola del Signore e affidarsi a lui in ogni circostanza ottemperando a qualsiasi cosa egli ci chieda è l'invito perentorio del profeta Isaia (I lettura), che con toni esortativi ci invita ed entrare in comunione di familiarità con il Dio che dona la salvezza e la vita e che concederà la prosperità del "vino e latte" in abbondanza a quanti si saranno accostati a lui con ogni premura e spontaneità. La conversione deve essere il nostro obiettivo primario e non può non interessare la Chiesa per intero oltre che il singolo soggetto fedele e l'accoglienza franca e calorosa di chi ha accolto l'appello del Signor dovrebbe essere il contrassegno del nostro stesso essere Chiesa, comunità Santa ma peccatrice, che necessita di convertirsi mentre gioisce per i fratelli animati da seria intenzione di cambiamento.
Non è raro invece che si assuma l'atteggiamento degli abili calcolatori del lavoro ad ore, soprattutto quando manchiamo di usare attenzione e gioia nei confronti di quanti accedono al Signore dopo un lungo itinerario di conversione, reduci da nefaste esperienze. Ci si atteggia con sospetto e circospezione nei loro confronti, si evita ogni profondità di contatto e ci si defila nelle confidenze. Eppure proprio le conversioni più tardive e ritardate risultano essere spesso le più edificanti e dovremmo mostrare anzi ammirazione e contentezza per quei fratelli che si accostano alla Chiesa dopo un lungo passato turbolento e discutibile: sono certamente i veri convertiti, che hanno fatto esperienza del male per poter apprezzare il bene e comunicarlo agli altri.
Per essere più concreti, non è raro che succeda tante volte quanto si descrive nel capolavoro manzoniano de "I promessi sposi" quando il Card. Borromeo alla presenza di Don Abbondio elogia e incoraggia l'Innominato convertito di recente esultando con lui per l'avvenuto cambiamento radicale di vita, ma provocando in questo la gelosia del timido curato che in ciò vede una discriminazione nei suoi confronti ("Lo tratta con molte più attenzioni di me, che sono sempre stato suo fedele servitore...")
Dio è imparziale con tutti e nella sua giustizia retributiva intende garantire a ciascuno il premio proporzionato delle nostre fatiche nonché la gioia di vivere sempre nel suo nome insomma intende proporsi a tutti come il Dio della gioia e della salvezza universale che chiama tutti alla riconciliazione con sé e alla comunione nella gioia e nella vita piena.

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