DA INTIMITÀ DIVINA DI- GiBo << Ti amo, Signore, mia forza … mio liberatore>> ( Sl 18, 2-3 )

<< Ti amo, Signore, mia forza … mio liberatore>> ( Sl 18, 2-3 )
XXX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (26/10/2014)
Vangelo: Mt 22,34-40 
La Liturgia della Parola mette oggi a fuoco il grande comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo. La prima lettura ( Es 22, 20-27 ) riporta un gruppo di leggi riguardanti i doveri verso il prossimo bisognoso: i forestieri, le vedove, gli orfani, i poveri, i debitori. << Non molestare il forestiero … perché voi siete stati forestieri nel paese di Egitto >> ( ivi 21 ); voi che avete sofferto per le angherie degli Egiziani, badate di non fare soffrire gli stranieri che vivono tra voi. << Non dovete maltrattare la vedova o l’orfano >> ( ivi 21 ) perché Dio vi punirebbe con la morte sicchè << le vostre mogli saranno vedove
e i vostri figli orfani ( ivi 23 ). Facendo un prestito al povero <<non sarai per lui un usuraio >> ( ivi 24 ), e prima di notte restituirai il mantello preso in pegno.
            Due sono i motivi ispiratori di queste prescrizioni: << non fare a nessuno quello che a te dispiace>>  ( Tb 4, 15 ), e per riscontro: <<ama il prossimo tuo come te stesso>> ( Lv 19, 18 );        e ciò non per un puro sentimento umanitario, ma per riguardo a Dio che ha particolare cura dei tribolati, ascolta il loro grido ed è << compassionevole>> verso di essi ( Es 22,26). Anche nell’Antico Testamento (o Primo Testamento )l’amore del prossimo è visto in relazione a Dio, come rispetto alla sua legge e come riflesso del suo amore per gli uomini, Ma nel Nuovo tutto ciò viene illuminato dall’insegnamento di Gesù, come si può vedere nel vangelo del giorno ( Mt 22, 34- 40).
            Quando un dottore della legge lo interroga sul più grande comandamento, il Signore risponde citando l’uno dopo l’altro i precetti dell’amore verso Dio e dell’amore verso il prossimo. Il primo è ripreso da Deuteronomio ( 6,5 ) : << Amerai il Signore, Dio tuo, con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente >>, e il secondo dal Levitico ( 19, 18 ) : Amerai il prossimo tuo come te stesso >>. Si tratta dunque di comandamenti già conosciuti e almeno da alcuni rabbini ritenuti come i più importanti ( Lc 10, 27 ). Ma la novità sta nel fatto che Gesù accosta  questi due precetti quasi fondendoli in uno e dichiarando che su di essi <<poggiano tutta la legge e i profeti (Mt 22, 40 ). Ossia la volontà di Dio rivelata in tutta la Scrittura può essere condensata nel duplice precetto dell’amore verso Dio verso il prossimo. Il cristiano non ha bisogno – come l’israelita – di affaticarsi per ricordare una moltitudine di precetti, né di investigare per discernere i maggiori. Basta che ne ritenga uno solo, quello dell’amore, purché lo intenda e lo viva integralmente come Gesù ha insegnato. Amare Dio con tutto il cuore significa disponibilità piena al suo volere, dedizione incondizionata al suo servizio; e appunto in vista del volere di Dio e per dare forma concreta al di lui servizio bisogna amare il prossimo dandosi ad esso con generosità. L’esempio di Gesù lo dimostra chiaramente: egli compie la volontà del Padre mettendosi al servizio degli uomini e immolandosi per la loro salvezza. La sua opera redentrice è nel contempo l’espressione del suo amore per il Padre e per gli uomini. Il cristiano deve battere la medesima via; non gli è possibile perciò scindere l’amore per il prossimo dall’amore di Dio, pena il ridurlo a una pura forma di umanesimo; né l’amore di Dio da quello del prossimo, pena farne un amore ideale, platonico. La sintesi perfetta è quella indicata da S. Giovanni: << Se uno dicesse di amare Dio mentre odia suo fratello, è menzognero. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: Chi ama Dio, ama anche il fratello >> ( 1 Gv 4, 20-21 ).

INTIMITÀ DIVINA  - GiBo

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