Luca Desserafino sdb "A tutti i popoli dite le sue meraviglie"

 19 ottobre 2014 | 29a Domenica A | T. Ordinario | Omelia di approfondimento
In questa XXIX domenica del Tempo Ordinario la chiesa, quest'anno, ci fa ricordare la Giornata Mondiale Missionaria.
Come già solitamente sappiamo il mese di ottobre è proprio dedicato a tale scopo, quello missionario. Sulla missione della Chiesa e dei cristiani oggi siamo chiamati a soffermarci per porre dei concreti gesti di solidarietà verso coloro che hanno avuto di meno.
In questo quadro anche le letture di questa liturgia sono tese a farci scoprire che il Regno e la Missione di Cristo e della Chiesa, è universale; una chiamata a cui tutti sono invitati, perché tale Regno passa per la concretezza dei "regni" terreni.

A ciascun credente Gesù chiede, non di rinnegare la personale condizione sociale e politica, ma di coinvolgersi dall'interno, a diversi livelli, affinché possa realmente compiersi, qui ed ora, quel seme gettato con la sua missione terrena e possa, poi, essere totalizzato in quel Regno promesso ad ogni cristiano di cui egli è Signore.

La prima lettura tratta dal profeta Isaia ci fa vedere che la scelta del Signore per la realizzazione del suo disegno di salvezza passa anche tramite persone che non sono prettamente del contesto giudaico. Il re Ciro, infatti, proviene dall'ambiente pagano, ma la tempo stesso è scelto da Dio per governare sul suo popolo.

Questo fatto, proprio per indicare che il Signore si serve di chi vuole per instaurare il suo Regno, e non sempre le idee degli uomini collidono con quelle di Dio. "Io sono il Signore, non ce n'è altri" così si chiude il brano, con questa sentenza dello stesso Signore, proprio a significare che è Lui che ha in mano le redini della storia, ma si serve di uomini che egli reputa degni per la realizzazione del suo progetto salvifico.

La seconda lettura, tratta dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési, ci mostra come ci sono degli agenti che portano la buona novella di Cristo, quindi veri e autentici missionari del Vangelo, anche ai popoli che non hanno ricevuto il lieto messaggio, ma il grane protagonista che muove tutto quanto è lo Spirto.

Per esso infatti Paolo si muove, e con lui i suoi collaboratori, per un'azione missionaria di evangelizzazione che toccerà tutti i confini della terra, secondo la conoscenza del mondo antico. Ma non solo lo Spirito opera negli evangelizzatori, ma poi esso inviato e accolto agisce anche per mezzo degli evangelizzati, di modo che l'esperienza cristiana si espanda e permei in tutti quegli ambienti toccati dalla testimonianza di credenti.

Il brano del Vangelo tratto dalla versione secondo Matteo, ci mostra, ancora una volta, lo scontro tra Gesù e la classe dirigente religiosa del suo tempo. Gli ostili interlocutori sanno già che cosa Gesù pensa di se stesso e sanno anche che la folla lo considera un profeta, cioè un inviato di Dio.

Essi, però, come già hanno fatto con Giovanni, non gli credono e anzi lo vogliono arrestare per poi ucciderlo. Per fare questo hanno bisogno di motivi validi e aspettano l'occasione più propizia per attuare il loro progetto. Per questo studiano bene il loro piano. Farisei ed erodiani si presentano a Gesù, ma egli subito legge il loro agire, volto all'inganno, essi sono lì proprio per tentarlo e farlo cadere per il loro scopo. Non cercano un dialogo, ma un motivo per accusarlo e ucciderlo.

Gesù è un maestro veritiero che insegna la via di Dio secondo verità, questo rileva l'evangelista. Come Maestro non soltanto insegna, ma ancge ascolta gli altri. Di fronte alla loro precisa domanda sulla liceità o meno del pagamento del tributo a Cesare, Gesù chiede di vedere insieme a loro, la moneta del tributo. Insieme fissano l'immagine di Cesare scolpita lì e quanto vi è scritto. La controdomanda posta da Gesù suscita una risposta assai scontata, negli interlocutori, perché essi avevano nelle loro tasche ciò che a loro non spettava di possedere.

Se dunque sono di Cesare, le monete, allora è secondo giusizia dare ciò che è di Cesare quello che è di Cesare. Ma Gesù non si ferma qui, egli vuole insegnare la via di Dio a tutti; e questa via non consiste solo nel riconoscere l'autorità umana costituita, ma consiste soprattutto nel dare a Dio quello che è d Dio. Ridare a Dio quello che è di Dio significa vivere fino in fondo la sua volontà d'amore e accogliere Gesù, il suo inviato.

Ricordavamo all'inizio che oggi viene celebrata la Giornata Missionaria Mondiale, e come ogni anno il Santo Padre da' a tutti un suo messaggio in merito a questa memoria. Vorrei concludere condividendo con voi un passo di tale messaggio affinché ognuno possa prendere forza e coraggio per la missione che il Padre, in questo momento particolare, gli sta chiedendo.

L'umanità ha bisogno di essere liberata e redenta. La creazione stessa - dice san Paolo - soffre e nutre la speranza di entrare nella libertà dei figli di Dio (cfr Rm 8,19-22). L'umanità soffre ed attende la vera libertà, attende un mondo diverso, migliore; attende la "redenzione". E in fondo sa che questo mondo nuovo aspettato suppone un uomo nuovo, suppone dei "figli di Dio".

Il panorama internazionale, se da una parte presenta prospettive di promettente sviluppo economico e sociale, dall'altra offre alla nostra attenzione alcune forti preoccupazioni per quanto concerne il futuro stesso dell'uomo. La violenza, in non pochi casi, segna le relazioni tra gli individui e i popoli; la povertà opprime milioni di abitanti; le discriminazioni e talora persino le persecuzioni per motivi razziali, culturali e religiosi, spingono tante persone a fuggire dai loro Paesi per cercare altrove rifugio e protezione; il progresso tecnologico, quando non è finalizzato alla dignità e al bene dell'uomo né ordinato ad uno sviluppo solidale, perde la sua potenzialità di fattore di speranza e rischia anzi di acuire squilibri e ingiustizie già esistenti.

Esiste inoltre una costante minaccia per quanto riguarda il rapporto uomo-ambiente dovuto all'uso indiscriminato delle risorse, con ripercussioni sulla stessa salute fisica e mentale dell'essere umano. Il futuro dell'uomo è poi posto a rischio dagli attentati alla sua vita, attentati che assumono varie forme e modalità.

Dinanzi a questo scenario "sentiamo il peso dell'inquietudine, tormentati tra la speranza e l´angoscia" (Cost. Gaudium et spes, 4) e preoccupati ci chiediamo: che ne sarà dell'umanità e del creato? C'è speranza per il futuro, o meglio, c'è un futuro per l'umanità? E come sarà questo futuro?

La risposta a questi interrogativi viene a noi credenti dal Vangelo. È Cristo il nostro futuro e, come ho scritto nella Lettera enciclica Spe salvi, il suo Vangelo è comunicazione che "cambia la vita", dona la speranza, spalanca la porta oscura del tempo e illumina il futuro dell'umanità e dell'universo (cfr n. 2).

                                                                                    Luca Desserafino sdb

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