Abbazia Santa Maria di Pulsano Letture patristiche"Dedicazione della Basilica Lateranense"

Gv 2,13-22a; Ez 47,1-2.8-9.12; Sal 45; 1 Cor 3,9c-11.16-17
1. Il nuovo comandamento è un nuovo cantico
La celebrazione di questa assemblea è la consacrazione della casa della preghiera. Questa è la casa delle nostre preghiere e noi stessi la casa di Dio.
Se noi siamo la casa di Dio, noi siamo edificati in questo mondo, affinché siamo consacrati alla fine
dei tempi.
L`edificio, anzi la costruzione, richiede lavoro, la consacrazione suppone gioia.
Ciò che qui avveniva, quando questa casa si innalzava, avviene nel modo in cui i credenti si radunano nel Cristo.
Col credere, infatti, quasi si recidono dalle selve e dai monti, legna e pietre: quando sono catechizzati, invero, quando sono battezzati e formati, vengono appianati, levigati ed ordinati come [se fossero] tra le mani dei fabbri e degli artisti.
Tuttavia non edificano la casa del Signore se non quando sono armonizzati per mezzo della carità.
Questa legna e queste pietre, se non fossero unite tra loro con la carità, se non combaciassero facilmente, se non si amassero in qualche modo, aderendo tra di loro vicendevolmente, nessuno entrerebbe qui.
Infine, quando tu vedi in qualche fabbrica pietre e legni tra di loro ben compatti, vi entri sicuro, non temi pericolo.
Volendo, quindi, il Cristo Signore entrare, ed abitare in noi, come se dicesse nell`edificare: Io vi do un nuovo comandamento, che vi amiate gli uni gli altri (Gv 13,34).
Vi do, disse, un comandamento.
Eravate, infatti, antichi, e non mi innalzavate, ancora una casa, e giacevate nel vostro errore.
Dunque, per essere liberati dalla vostra antica rovina, amatevi vicendevolmente.
Consideri, quindi, la vostra Carità che questa casa sia ancora da edificarsi, come fu predetto e promesso, sulla traccia della terra.
Edificandosi, infatti, la casa dopo la schiavitú, come contiene un altro Salmo, veniva detto:
Cantate al Signore un cantico nuovo; cantate al Signore, tutta la terra! (Sal 95,1).
Ciò che qui ha detto - Cantico nuovo - lo disse al Signore, Comandamento nuovo... Che cosa ha, infatti, il nuovo cantico, se non l`amore nuovo?
Il cantare è proprio di colui che ama. La voce di questo cantore, è il fervore del santo amore.
Dio si deve amare per se stesso, e il prossimo per Dio.
Amiamo, amiamo gratuitamente: noi, infatti, amiamo Dio, di cui niente troviamo di meglio.
Amiamolo per se stesso, e noi in Lui, tuttavia per se stesso.
Ama veramente l`amico, chi ama Dio nell`amico, o perché è in lui o perché sia in lui.
Questo è il vero amore: se noi amiamo per un`altra cosa, odiamo piuttosto di amare...
Dunque, finché attendiamo volentieri alla nuova costruzione di questa santa chiesa, che oggi consacriamo al Nome Divino, troviamo che la piú grande lode è dovuta da noi anche al nostro Dio, e un discorso conveniente alla Santità vostra dalla consacrazione della Divina casa.
Allora il nostro discorso sarà conveniente, se avrà in sé qualcosa di edificazione, che giovi all`utilità delle vostre anime, mentre Dio edifica la sua casa dentro di voi.
Ciò che noi vediamo materialmente accaduto nelle pareti, avvenga spiritualmente nelle vostre menti; e ciò che qui vediamo portato a compimento sulle pietre e sui legni, venga perfezionato nei vostri cuori con l`aiuto della grazia di Dio.
Innalziamo, dunque, un ringraziamento al Signore, nostro Dio, in un modo particolare, dal quale viene ogni dono ottimo, e ogni dono perfetto, e lodiamo la sua bontà con tutto l`entusiasmo del cuore, poiché per costruire questa casa della preghiera visitò l`animo dei suoi fedeli, risvegliò l`affetto, porse l`aiuto, ispirò perfino i volenterosi affinché volessero; aiutò gli sforzi di , buona volontà affinché agissero; e per questo Dio che opera nei suoi e il volere e il perfezionare a causa della buona volontà (Fil 2,13) queste cose egli stesso iniziò, ed egli stesso le perfezionò.
E poiché non permette mai che siano vane le opere buone alla sua presenza, concederà ai suoi fedeli, ai quali, mentre agiscono, offrí il favore della sua virtù, una degna ricompensa per una cosí grande attività.

(Agostino, Sermo 336, 11, 6)


2. Glorificare il nome di Dio

Alzando un bastone splendente, mi dice: «Vedi una cosa grande?». Le dico: «Signora, non vedo nulla». Mi dice: «Non vedi davanti a te una torre grande che è costruita sulle acque con pietre quadrate luminose?».
In un quadrato una torre era costruita da sei giovani venuti con lei. Altre miriadi di uomini trasportavano pietre dal fondo e dalla superficie e le porgevano ai sei giovani. Essi le prendevano e costruivano.
Situavano tutte le pietre cavate dal fondo nella costruzione poiché erano squadrate e combaciavano nella giuntura con le altre pietre. Erano cosí ben connesse che non lasciavano apparire la congiunzione. Sembrava che l`edificio della torre fosse come costruito con una sola pietra.
Delle pietre portate dalla superficie scartavano alcune ed altre mettevano in opera nella costruzione. Ne spezzavano altre ancora buttandole lontano dalla torre.
Molte altre pietre giacevano intorno alla torre che non venivano utilizzate nella costruzione. Alcune erano bozzute, altre avevano delle crepe, altre erano mutile, altre bianche e sferiche e non si adattavano alla costruzione.
Vedevo che altre pietre venivano gettate lontano dalla torre. Cadevano sulla strada e non si fermavano, ma rotolavano nelle parti impraticabili. Altre, invece, cadevano nel fuoco e bruciavano; altre cadevano vicino all`acqua e non potevano rotolarvisi, sebbene lo volessero, ed entrare nell`acqua...
«... La torre, che vedi costruire, sono io la Chiesa che ti sono apparsa ora e prima. Domandami ciò che vuoi riguardo alla torre e te lo farò sapere perché tu gioisca con i santi»...
Le domandai: «Signora, per qual motivo la torre viene innalzata sulle acque?». Essa mi rispose: «Te lo dissi già che sei curioso e sollecitato dalla ricerca. Ricercando, dunque, trovi il vero. Ascolta perché la torre viene costruita sulle acque: la nostra vita fu salva e sarà salva mediante l`acqua. La torre è stata innalzata con la parola del nome onnipotente e glorioso ed è retta dalla potenza invisibile e infinita».
Di rimando le dico: «Signora, la cosa è grande e mirabile. I sei giovani che costruiscono chi sono?». «Sono i santi angeli di Dio creati per primi, cui il Signore affidò tutta la sua creazione per accrescerla, farla progredire e governarla. Per mezzo loro sarà mandata a termine la fabbricazione della torre».
«Chi sono gli altri che trasportano le pietre?». «Anch`essi sono angeli santi di Dio; ma i sei sono superiori. La costruzione della torre sarà mandata a termine, e tutti insieme vi gioiranno intorno e glorificheranno il Signore perché fu compiuta la costruzione della torre».
Le domandai: «Signora, desidererei conoscere la sorte delle pietre e la loro forza»...
«Ascolta ora quanto concerne le pietre che entrano nella costruzione. Le pietre quadrate, bianche e che combaciano con le loro congiunture sono gli apostoli, i vescovi, i maestri e i diaconi che camminando nella santità di Dio hanno governato, insegnato e servito con purezza e santità gli eletti di Dio, quelli che sono morti e quelli che sono ancora vivi. Vissero sempre in armonia tra loro, stando in pace e l`uno ascoltando l`altro. Per questo nella costruzione della torre le loro congiunture sono giuste».
«E quelle tratte dal fondo e poste nella costruzione, che combaciano con le connessure delle altre pietre già ordinate chi sono?». «Sono quelli che hanno patito per il nome del Signore».
«Le altre pietre che vengono portate dalla superficie della terra vorrei sapere chi sono, Signora». Disse: «Quelle che si mettono nella costruzione, senza essere tagliate, le ha valutate il Signore perché camminarono nella sua rettitudine e ubbidirono ai suoi comandi».
«E quelle trasportate e messe in opera chi sono?». «I novizi della fede e i credenti. Sono esortati dagli angeli a fare il bene e non ci fu in loro malizia».
«Quelle che venivano scartate e gettate, chi sono?». «Sono coloro che hanno peccato e vogliono pentirsi; non furono gettati lontano dalla torre poiché saranno utili alla costruzione se si pentiranno. Quelli che stanno per pentirsi, se faranno penitenza, saranno forti nella fede, purché facciano penitenza ora che la torre è in costruzione. Quando la costruzione è finita non avranno piú posto e resteranno tagliati fuori. Ottengono soltanto di rimanere vicino alla torre».
«Vuoi sapere chi sono le pietre tagliate e gettate lontano dalla torre? Sono i figli della malizia. Credettero con ipocrisia e furono di ogni cattiveria. Per questo non hanno salvezza: non sono adatte alla costruzione per la loro malvagità. Dall`ira del Signore, perché lo disgustarono, furono tagliate e scaraventate lontano.
Le altre, che hai visto in gran numero giacenti senza essere adoperate nella costruzione, sono le scabrose, quelli che hanno conosciuto la verità, senza permanere in essa e senza unirsi ai santi, perciò inutili».
«Quelli che avevano le crepe, chi sono?». «Quelli che nel cuore sono gli uni contro gli altri e non stanno in pace. Hanno un`apparenza di pace, gli uni sono lontani dagli altri e le malvagità permangono nel loro cuore, le crepe che le pietre hanno.
Le pietre mozze sono quelli che hanno creduto tenendo la parte maggiore nella giustizia e conservando qualche elemento di malvagità. Per questo sono mutili e non interi».
«Le pietre bianche, sferiche e non adatte alla costruzione, chi sono, signora?». Mi dice: «Sino a quando tu sarai stolto e senza senno? Vorrai tutto sapere senza nulla capire? Sono quelli che conservano la fede, ma anche le ricchezze di questo mondo. Quando sopraggiunge una tribolazione, per le loro ricchezze e i loro affari, rinnegano il Signore».
Le dico: «Signora, quando saranno utili alla costruzione?». «Quando si elimina la ricchezza che li domina, mi dice, allora saranno utili a Dio. Come la pietra sferica se non viene ritagliata e non perde qualche cosa di sé non può diventare quadrata, così i ricchi di questo mondo, se non perdono la ricchezza, non potranno essere utili al Signore.
Sappilo da te: quando eri ricco eri inutile. Ora sei utile e fruttuoso alla vita. Diventate utili a Dio! Anche tu sei stato utilizzato da queste pietre».
«Le altre pietre che hai visto lanciare lontano dalla torre e cadere sulla strada e dalla strada rotolare per luoghi impraticabili, sono quelli che hanno fede, ma per la doppiezza del loro animo si allontanano dalla via della verità. Essi, credendo di poter trovare una strada migliore, si ingannano e da infelici vagano per luoghi impervi.
Quelle che cadono nel fuoco e ardono sono le persone che per sempre hanno apostatato dal Dio vivente. Esse per le passioni e le scostumatezze e per le cattiverie commesse non hanno mai in animo di pentirsi».
«Vuoi sapere chi sono quelle che cadono vicino all`acqua e non possono rotolare nell`acqua? Sono quelli che hanno ascoltato la parola (cf. Mc 4,18; Mt 13,20-22) e vogliono essere battezzati nel nome del Signore (cf. At 19,5). Ma quando risale alla mente la purezza della verità cambiano parere e di nuovo corrono dietro alle loro turpi passioni».
Terminò la spiegazione simbolica della torre.

(Erma, Pastor, Visioni III)


3. Siamo noi il tempio di Dio

Abbiamo anche oggi, o fratelli, una festa e una festa speciale. E questo è facile da dire; ma se insistete a chiedermi di quale santo essa sia, la risposta non è piú cosí facile. Quando, infatti, si celebra la memoria di un apostolo, di un martire, o di un confessore, non è difficile dire di chi, come potrebbe essere di san Pietro, di Stefano glorioso, del nostro santo Padre Benedetto, o di un altro dei grandi principi della corte celeste. Ma oggi non si tratta di nessuno di questi; ma c`è una festa e non piccola. E, se volete sentirlo, è la festa della casa di Dio, del tempio di Dio, della città del re eterno, della sposa di Cristo...
Dov`è questa casa di Dio, tempio, città, sposa di Cristo? Lo dico con timore e rispetto: Siamo noi. Noi, dico, ma nel cuore di Dio. Noi, ma per sua degnazione, non per merito nostro. E non s`arroghi l`uomo, per magnificar se stesso, ciò ch`è di Dio; perché Dio, reclamando il suo, umilierà l`orgoglioso. Perché, anche se per una certa infantile pretesa vogliamo essere salvati gratuitamente, non è quella la via della salvezza. La dissimulazione della propria miseria impedisce la misericordia di Dio, e non c`è posto per divina degnazione, dov`è già presunzione di dignità; è l`umile confessione della sofferenza che attira la compassione. Questa sola fa che il padre di famiglia ci nutra col suo pane e viviamo in abbondanza nella sua casa. Eccoci, dunque, casa di Dio, cui non manca mai il cibo della vita. E ricordati ch`egli chiama la sua casa, casa di preghiera (Mt 21,13). E questo s`accorda con la parola del Profeta, il quale afferma che dobbiamo essere nutriti, attraverso la preghiera, s`intende, col pane delle lagrime e che nelle lagrime ci sarà dato da bere (Sal 79,6). Del resto secondo lo stesso Profeta, come abbiamo già detto, questa casa vuole santità (Sal 92,5): cioè la purità della continenza deve unirsi alle lagrime della penitenza e cosí quella che è casa diventa anche tempio. Siate santi, perché io, il Signore vostro, sono santo (Lv 11,44) e: Non sapete che i vostri corpi son tempio dello Spirito Santo, e che lo Spirito Santo abita in voi? Se qualcuno oserà profanare il tempio di Dio, Dio lo disperderà (1Cor 3,16-17).
Ma basta poi la sola santità? Secondo l`Apostolo ci vuole anche la pace. Cercate la pace con tutti, e la santità, senza di cui nessuno vedrà Dio (Eb 12,14). E` questa che tiene i fratelli unanimemente insieme e costruisce al nostro re, vero e pacifico, la città nuova, che sarà chiamata anch`essa Gerusalemme, che vuol dire visione di pace. Dov`è raccolta, infatti, una moltitudine, senza un patto di pace, senza osservanza di legge, acefala, senza disciplina e senza governo, lí non c`è un popolo, ma un`orda, non una cittadinanza, ma una baraonda: ha tutte le caratteristiche di una Babilonia, ma di Gerusalemme non ne ha niente...
E` il re che dice anche: Ti ho fatta mia sposa sulla mia parola, deliberatamente e legalmente, ti ho fatta mia sposa per la mia misericordia (Os 2,20). Se non si è diportato da sposo, se non ti ha amato da sposo, se s`è dimostrato geloso di te, non accettare d`essere chiamata sposa.
Dunque, fratelli, se è vero che siamo casa del gran padre di famiglia per l`abbondanza del cibo, se siam tempio di Dio per la santificazione, se siamo il popolo del gran re per l`armonia della vita comune, se siamo sposa dello sposo immortale per l`amore ch`egli ha per noi, penso che non ci sia nulla che m`impedisca di dire che questa è la nostra festa.

(Bernardo di Chiarav., In dedicat. Eccl. sermo V, 1, 8-10)


4. Cristo assegna le mansioni e i carismi nella Chiesa

«Sí, egli ha edificato in giustizia e ha diviso convenientemente le forze di tutto il popolo. Si è limitato a circondare gli uni di un muro esterno, cioè li ha muniti di una fede senza errori - questi formavano la stragrande maggioranza della popolazione incapace di portare una edificazione piú pregevole. Ad altri invece ha affidato gli accessi della casa ed ha loro ordinato di invigilare le porte e di guidare quanti vi entrano: è a ragione che costoro sono designati come propilei del tempio. Altri ha appoggiati alle prime colonne esteriori, che sono disposte a quadrangolo nell`atrio, introducendoli a superare le prime difficoltà del senso letterale dei Vangeli. Altri ancora ha avvicinati ai due lati della Basilica: rappresentano i catecumeni, che sono ancora in stato di crescimento e di progresso, sebbene non siano molto lontani e separati dallo scrutamento dei misteri intimi e profondi, riservati ai fedeli.
Tra di essi sceglie le anime pure, che il lavacro divino ha deterso a guisa d`oro, e applica le une alle colonne molto piú solide di quelle esterne, ossia alle dottrine mistiche piú segrete della Scrittura, le altre rischiara a mezzo delle aperture orientate verso la luce.
Tutto il tempio egli lo ha ornato con un grandissimo vestibolo, che è la dossologia del solo e unico Dio, sovrano universale, e presenta a ciascun lato della potestà suprema del Padre [i secondari splendori della luce], di Cristo e dello Spirito Santo. E infine egli ha mostrato in tutta la Basilica la chiarezza e la lucentezza abbondante e molto distinta della verità in ogni sua singola parte. Ha scelto sempre e da ogni dove le pietre viventi, ferme e salde delle anime e si è servito di tutte queste per costruire l`edificio grande, regale, splendido, pieno di luce di dentro e di fuori. Infatti non soltanto l`anima e l`intelligenza, ma anche il corpo era in essi abbellito dalla fiorita venustà della purezza e della modestia...
Questo è il vasto tempio, che il grande artefice dell`universo, il Verbo, si è costituito su tutta la terra abitata sotto il sole e con cui sulla terra stessa si è formato una immagine spirituale di ciò che è di là dalle volte celesti, onde il Padre sia onorato e riverito da tutto il creato e dagli esseri razionali della terra.
Ma nessun mortale può adeguatamente magnificare la regione sopraceleste, gli esemplari che ivi sono delle cose di quaggiú, quella ch`è chiamata la Gerusalemme superna, il monte Sion celeste, la città sopraterrena del Dio vivente, in cui innumerevoli schiere di angeli e la Chiesa dei primogeniti inscritti nei cieli celebrano il loro Creatore e Sovrano dell`universo con teologie ineffabili e al nostro intelletto inaccessibili, perché né l`occhio ha mai visto né l`orecchio ha inteso né mai è entrato nel cuore dell`uomo ciò che Dio ha preparato a coloro che lo amano (1Cor 2,9).
Delle quali cose sin d`ora per divino beneficio partecipi sotto un certo aspetto, uomini, bambini e donne, piccoli e grandi, tutti insieme in un solo spirito e in una sola anima, non tralasciamo di confessare e di lodare l`autore di tanti beni a noi largiti: Colui che perdona tutte le nostre iniquità, che risana tutte le nostre malattie, Colui che libera la nostra vita dalla corruzione, che ci corona nella misericordia e nella pietà, che soddisfa nei beni il nostro desiderio, perché non ha agito con noi secondo i nostri peccati e non ci ha chiesto il fio dei nostri misfatti, perché quanto è lontano l`oriente dall`occidente, ha allontanato da noi le iniquità. Come un padre ha pietà verso i suoi figli, il Signore ha pietà verso coloro che lo temono (Sal 102,3-5.10.12-13).
Conserviamo queste cose vive nel ricordo adesso e per tutto il tempo avvenire! Giorno e notte, in ogni ora e, per cosí dire, a ogni respiro vogliamo aver presente davanti agli occhi dello spirito l`autore e preside di questa assemblea e di questa giornata splendida e raggiante, amandolo e onorandolo con tutta la forza dell`anima. Ora alziamoci e preghiamolo con voce alta, che parta dal cuore, che ci tenga nel suo gregge sino alla fine (cf. Gv 10,16), che ci salvi, che ci dia la Sua pace inviolabile, inconcussa ed eterna in Gesú Cristo, Salvatore nostro, per il quale a Lui sia gloria nei secoli. Cosí sia».

(Eusebio di Cesarea, Hist. eccl., X, 4, 63-65; 69-72)





5. «La Chiesa non è un luogo, ma una fede»

Alcuni giorni or sono fu assediata la chiesa; venne l`esercito, sprizzava fuoco dagli occhi, ma non gettarono neanche un`oliva fradicia; furono tirate fuori le spade, ma nessuno fu ferito; la casa imperiale era in angoscia, ma la chiesa stava al sicuro, anche se la guerra era qui. Era cercato qui colui che qui s`era rifugiato; senza paura contenemmo il furore di quelli. Come mai? Avevamo una garanzia solidissima: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell`inferno non prevarranno contro di essa (Mt 16,18).
Dico la Chiesa, non intendo soltanto un luogo, non le mura della chiesa, ma le leggi della Chiesa. Se ti rifugi nella chiesa, non cercare un luogo, rifugiati col tuo animo. La Chiesa non è una cinta di mura o un tetto, ma una fede, una norma di vita.
Non dire ch`egli fu tradito dalla Chiesa; se non avesse lasciato la chiesa, non sarebbe stato preso. Non dire ch`egli si rifugiò nella chiesa e fu consegnato. Non fu la Chiesa a metterlo fuori, fu lui a lasciare la Chiesa. Non fu consegnato dentro, ma fuori. Perché lasciò la Chiesa? Volevi essere salvato? Dovevi abbracciarti all`altare. Non queste mura, ma la provvidenza di Dio ti poteva salvare. Eri peccatore? Dio non ti respinge per questo; non venne per i giusti, ma per condurre i peccatori alla penitenza (cf. Mt 9,13). Una meretrice ottenne la salvezza, perché gli abbracciò i piedi. Hai sentito la lettura di oggi? E dico questo perché non esiti mai a rifugiarti nella Chiesa. Resta nella Chiesa e non sarai mai consegnato dalla Chiesa. Ma se te ne fuggirai dalla Chiesa, la Chiesa non è piú in causa. Finché starai dentro, il lupo non entrerà; ma se uscirai, sarai preso dalla belva; né dovrai incolparne il recinto, ma la tua pusillanimità. Non c`è niente come la Chiesa. Non mi parlare di mura né di armi le mura col tempo si sgretolano, la Chiesa non invecchia mai. I barbari possono demolire le mura, la Chiesa neanche i demoni la possono vincere. E queste non son parole di vanto, lo dimostrano i fatti. Quanti affrontarono la Chiesa e perirono? La Chiesa supera i cieli.
Questa è la grandezza della Chiesa: aggredita vince, insidiata si libera, insultata diventa piú bella, ferita non cade, agitata dalle onde non affoga, battuta dalla tempesta non naufraga, nella lotta non è battuta, vien presa a pugni, ma non viene vinta.

(Giovanni Crisostomo, Hom. de Eutropio capto, 1 s.)


6. Con il battesimo siamo tutti diventati tempio di Dio

Con gioia e letizia celebriamo oggi, fratelli carissimi, il giorno natalizio di questa chiesa: ma il tempio vivo è vero di Dio dobbiamo esserlo noi. Questo è vero senza dubbio. Tuttavia i popoli cristiani usano celebrare la solennità della chiesa matrice, poiché sanno che è proprio in essa che sono rinati spiritualmente.
Per la prima nascita noi eravamo coppe dell'ira di Dio; secondo nascita ci ha resi calici del suo amore misericordioso. La prima nascita ci ha portati alla morte; la seconda ci ha richiamati alla vita. Prima del battesimo tutti noi eravamo, o carissimi, tempio del diavolo. Dopo il battesimo abbiamo meritato di diventare tempio di Cristo. Se riflettiamo un pò più attentamente sulla salvezza della nostra anima, non avremo difficoltà a comprendere che siamo il vero e vivo tempio di Dio. «Dio non dimora in templi costruiti dalle mani dell'uomo» (At 17, 24), o in case fatte di legno e di pietra, ma soprattutto nell'anima creata a sua immagine per mano dello stesso Autore delle cose. Il grande apostolo Paolo ha detto: «Santo è il tempio di Dio che siete voi» (1 Cor 3, 17). Poiché Cristo con la sua venuta ha cacciato il diavolo dal nostro cuore per prepararsi un tempio dentro di noi, cerchiamo di fare, col suo aiuto, quanto è in nostro potere, perché questo tempio non abbia a subire alcun danno per le nostre cattive azioni. Chiunque si comporta male, fa ingiuria a Cristo. Prima che Cristo ci redimesse, come ho già detto, noi eravamo abitazione del diavolo. In seguito abbiamo meritato di diventare la casa di Dio, solo perché egli si è degnato di fare di noi la sua dimora.
Se dunque, o carissimi, vogliamo celebrare con gioia il giorno natalizio della nostra chiesa, non dobbiamo distruggere con le nostre opere cattive il tempio vivente di Dio. Parlerò in modo che tutti mi possano comprendere: tutte le volte che veniamo in chiesa, riordiniamo le nostre anime così come vorremmo trovare il tempio di Dio. Vuoi trovare una basilica tutta splendente? Non macchiare la tua anima con le sozzure del peccato. Se tu vuoi che la basilica sia piena di luce, ricordati che anche Dio vuole che nella tua anima non vi siano tenebre. Fa' piuttosto in modo che in essa, come dice il Signore, risplenda la luce delle opere buone, perché sia glorificato colui che sta nei cieli. Come tu entri in questa chiesa, così Dio vuole entrare nella tua anima. Lo ha affermato egli stesso quando ha detto: Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò (cfr. Lv 26, 11.12).

Dai «Discorsi» di san Cesario di Arles, vescovo (Disc. 229, 1-3; CCL 104,905-908)




3 novembre 2014
Abbazia Santa Maria di Pulsano

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