don Marco Pedron"Purificazione"

Dedicazione della Basilica Lateranense Vangelo: Gv 2, 13-22 
E’ la festa di Pasqua e per gli Ebrei è la Festa. Tutti sono invitati in pellegrinaggio a Gerusalemme nel Tempio. E quando c’è tanta gente fiorisce, come in tutti i luoghi di massa, frequentati, il commercio. Nel Deuteronomio Dio dice agli Israeliti riferendosi a quando gli Ebrei andavano a Gerusalemme: “Non comparirete davanti a me con le mani vuote”. Era un segno che dovevano portare qualcosa: il sacrificio. Il termine sacrificio indica, ed è un’idea di tutte le
religioni, vuol dire: “Mi tolgo qualcosa e lo offro a Dio”. Talvolta lo si brucia; talvolta se è un animale lo si uccide. Lo sottraggo alla mia attività, al mio benessere, al mio utilizzo e lo dono a Dio come segno del mio amore, della mia gratitudine, segno che per me Lui è l’Assoluto, il Grande, che tutto viene da Lui. Ecco che si spiega, allora, questo giro legale, naturale, necessario di animali e di persone. Ecco che capiamo il perché di tutti questi venditori. Il senso del sacrificio, è molto profondo, ma il pericolo è che diventi un semplice gesto formale. Un’azione che uno compie ma non ha nessun coinvolgimento interno, dell’individuo, dell’anima.
Nel tempio, oltre ai venditori, ci sono i cambiavalute per gli Ebrei che venivano da lontano. Infatti, le monete con le raffigurazioni pagane dell’imperatore o degli dei dovevano essere cambiate con le monete ebraiche perché solo così era possibile versare la tassa al tempio in denaro.
Questo episodio, raccontato da tutti e quattro gli evangelisti, è insolito e strano nella vita di Gesù. Infatti, quando ci immaginiamo Gesù, noi ci raffiguriamo la sua tenerezza, il suo amore, la sua dolcezza. Ma qui, invece, c’è un Gesù forte, violento, passionale. E se non fosse riportato nel vangelo non potremo credere che Gesù abbia agito così. Gesù è assalito da una rabbia cieca, dallo zelo per Dio, per tutto ciò che è sacro, dalla “passione di Dio” e inizia a menar colpi a destra e a sinistra. Ma tutto ciò contro cui Gesù si scaglia era legale, era ammesso per motivi rituali, cioè, religiosi. Gli animali e le offerte erano i sacrifici per propiziarsi Dio. E Gesù, agendo così, si scaglia contro la religione del tempo e del tempio, contro quella legalità.
Gesù non ha mai accettato una religione disumana, della formalità, del sopruso e dell’ingiustizia. Diceva: “Qui Dio non c’è. Qui si parla di Dio, su Dio, per Dio, ma non con Dio. Qui Dio non c’è”. E invita anche noi a non accettare una proposta a-criticamente solo perché è religiosa o etichettata col nome “Dio”.
Gesù fu un a-religioso. Fu un ebreo che rifiutò la sua religione così com’era a quel tempo concepita. Non dobbiamo mai dimenticare che Gesù entrò in aperto conflitto con la sua religione perché la religione com’era concepita dai sacerdoti del tempo era senza fede e senza Dio. I religiosi del tempo andavano al tempio per fare la loro offerta. Mentre i discepoli di Giovanni (considerati reietti) andavano al Giordano a con-vertirsi. Gesù stesso a tutti diceva: “Convertitevi” (Mc 1, 15). I primi facevano un’offerta di denaro o di animali. I secondi offrivano e cambiavano la propria vita. I primi vivevano in base alle prescrizioni della Legge, della Torah e dell’osservanza. I secondi in base alle leggi e alle prescrizioni del cuore. I primi erano in pace, “apposto” quando avevano osservato la legge, compiendo così crimini orribili (Gv 8,2-11). Se la legge lo permetteva, era lecito. La loro morale veniva dall’esterno, da quello che è stabilito socialmente. I secondi erano in pace solo quando avevano rispettato le leggi del cuore, dell’anima, dell’umanità e dell’amore. La loro morale veniva dall’interno, dalla loro coscienza.
Questo ci fa molto riflettere: esiste una religione (istituzione, riti, preghiere, norme, leggi) senza Dio. Si può essere religiosi, ma essere dominati dalla sete di potere, controllo, dipendenza, possesso, paura. Si può essere religiosi, ma non aver fede. Fare tutto in nome di Dio, ma non aver Dio. Appartenere ad una religione non significa aver fede.
Gesù fu un uomo in aperto conflitto con la sua religione.
Ci sono delle persone che entrano in conflitto con la religione ufficiale. Alcuni perché trovano il suo contenuto vuoto e insignificante: filosofi, artisti, studiosi. Altri entrano in conflitto perché la ritengono superflua, “non ci serve”: scienziati, dottori e fisici. Altri entrano in conflitto perché la religione ostacola la loro vita e impedisce i loro interessi: ricorda loro la morale, il primato dell’anima, della vita, del bene comune e dell’amore. Sono politici, impresari, economisti, potenti coloro che hanno molti soldi. Altri ancora che entrano in conflitto perché non vogliono riflettere, porsi domande, mettersi in discussione e non vogliono che nessuno ricordi loro di avere un’anima. Ma ci sono pure alcune persone che entrano in conflitto con la religione esistente perché la amano davvero, perché la prendono più serio dei suoi rappresentanti; perché hanno sete di giustizia, di verità e di libertà. Gesù è stato così.
Come possiamo leggere questo gesto di Gesù? Il gesto di Gesù ha un senso molto profondo. Tanto è vero questa sua frase: “Distruggete questo tempio in tre giorni e lo farò risorgere” sarà utilizzata durante il processo di Gesù per farlo condannare. Mentre i Giudei pensano al tempio costruito in 46 anni (che sarà comunque distrutto!), Gesù parla del tempio del suo corpo, di se stesso. Questa era una bestemmia per gli Ebrei perché il tempio era il centro della vita religiosa, sociale e politica.
Ogni giorno al tempio veniva ammazzato alle 9 del mattino e alle 3 del pomeriggio un agnello. E' il culto dato a Dio attraverso le cose. Dio lo si ama offrendogli qualcosa, una preghiera, una buona azione, un’ offerta o un sacrificio. Ma Gesù tronca questo tipo di rapporto fondato sul sangue e sulla macellazione degli animali: perché il vero agnello sarebbe morto proprio alle 3 del pomeriggio. Gesù, l’Agnello di Dio, morirà alle 3 del pomeriggio. Lui è il nuovo culto, il nuovo tempio. Gesù è il luogo di Dio.
Non si va più al tempio per in-graziarsi Dio, ma si va da Gesù per rin-graziare Dio. Dio, cioè, non lo si ama più offrendogli delle cose, dei beni, delle offerte, delle cose, ma se stessi, la propria vita e la propria persona. Il vero culto non è più il tempio, ma l’uomo.
E’ un gesto che significa la rottura di un vecchio sistema di fare culto a Dio e di fare religiosità. Di qui la relativizzazione di tutti i luoghi di culto. “Va in chiesa, dà le tue offerte, fa’ i tuoi sacrifici, i tuoi digiuni, ma ricordati che il vero culto passa solo attraverso il cambiamento del tuo cuore e della tua vita”. Allora questo gesto assume un profondo significato per tutti noi. Il tempio di Dio sono io, sei tu: è l’uomo. E il mio tempio ha bisogno di una purificazione, ha bisogno che io scacci fuori tutti i suoi mercanti.
I venditori e i cambiavalute: quando vendo il mio tempo, la mia dignità, la mia persona per l’approvazione, il successo, la potenza. Quando ho così tanto da fare che rinuncio all’amore e all’essere amati (non ho tempo!); quando rinuncio ai figli, al giocarci assieme; allo stupore della vita, al silenzio, al cielo e alle stelle; quando rinuncio alla mia persona, al mio pensiero, alla mia originalità, a seguire la mia unica strada, a ciò che sono per conformarmi o per non essere tagliato fuori; quando rinuncio ad osare, a cambiare, a credere che ci sia un sogno di Dio su di me.
I venditori sono quelli che credono che “tutto si può comprare”, che i soldi facciano tutto: poverini!!! In un romanzo Satana dice a Dio: “Se vuoi corrompere l’uomo, proponigli denaro e vedrai quanto ti ama!”. Vendo ciò che sono, vendo la mia unicità, la mia originalità e mi lascio possedere dagli standard comuni, dalle modi e dai venditori di false illusioni.
Il cambiavalute è quella modalità in cui il mio valore non viene dettato dalla mia coscienza, da ciò che sono o faccio. Ma il mio valore dipende dagli altri, dalla stima e dal giudizio che gli altri hanno su di me. E a cosa non è disposta a sottoporsi la gente pur di essere valutata, stimata, considerata?
Nel tempio, poi, ci sono gli animali. Anche nella nostra vita ci sono istinti animali, brutali. “Non lo sopporto”; “lo ucciderei”; “non lo voglio neanche vedere”: è l’odio, il desiderio brutale di essere i primi, di più, la competizione che uccide. Come credete che nascano le guerre? E’ in grande ciò che avviene nel piccolo. “Lo ucciderei!”, e dall’azione si passa ai fatti. Le colombe e gli uccelli del nostro tempio sono tutti i pensieri che abbiamo dentro. Sono come degli uccelli sempre liberi di scorazzare nel cielo della nostra mente. I pensieri volano di qua e di là e noi siamo in preda al loro andare. Non siamo più liberi, siamo dominati da loro. Ci sono pensieri, idee, che non ci lasciano mai in pace, che ci torturano, fantasmi che diventano realtà. Ci sono cose che non ci siamo mai perdonati. Pensieri tipo: “Quello lì ce l’ha con noi” (e non è vero!); “L’ha fatto apposta!”; che siamo i soliti sbagliati; che nessuno ci voglia bene; che siamo sfortunati e questi pensieri si impadroniscono del tempio della nostra vita e ne siamo dominati. Ci sono persone che non sanno altro che fare e produrre i soliti discorsi. Bene, quei discorsi, quei pensieri sono diventati i padroni della loro vita. Così uno non sa altro che parlare male del vicino; uno nient’altro che di suo figlio; uno non pensa e non parla che di soldi; un altro di lavoro; uno si sesso e di donne; uno è sempre arrabbiato.
C’è un'unica alternativa: o tu sei tempio di mercato o tu sei tempio di Dio. Non sarebbe ora di fare, anche noi, una bella purificazione? O aspetteremo così tanto finché più niente sarà possibile e tutto andrà distrutto (Lc 21, 5-6)?
Pensiero della Settimana
Non si perdona mai coloro che si amano
perché possiamo amarli in Colui che non si può perdere.

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