don Roberto Seregni " L'amore raddoppia"

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) Vangelo: Mt 25,14-30
Rieccoci con una nuova parabola del Rabbì. Per capirla fino in fondo è necessario "decodificare" alcune immagini, prima fra tutte quella del talento. Si tratta di una moneta dei tempi di Gesù che poteva pesare anche trentasei chilogrammi e il suo valore era di circa seimila denari.
Calcolando che un denaro era la paga quotidiana di un operaio dei tempi di Gesù, un talento corrispondeva (tenetevi forti!) a circa diciassette anni di retribuzione!
Pazzesco! Ve l'immaginate la faccia degli ascoltatori?
Molti di loro, probabilmente, non avevano mai visto tanti soldi in una volta sola...
Come spesso capita nelle parabole, Gesù sfrutta queste esagerazioni per far capire che non sta dando lezioni per un master di economia, ma che vuole portare la nostra attenzione su altro.
Altro, come la nostra percezione della responsabilità che ci è affidata.
Altro, come il nostro modo di stare davanti a Dio.
A questo punto guardiamo da vicino i tre uomini della parabola.
I primi due sono coraggiosi, generosi, concreti; riconoscono la grande fiducia del padrone che gli ha affidato tutta quella ricchezza e si giocano (ma non si dice come!) per raddoppiare quello che hanno ricevuto. Il terzo, invece, sotterra tutto. Vive nel terrore. Si accontenta di restituire il talento conservato.
Ciò che fa la differenza tra i primi due e il terzo è la paura, e forse anche - come qualcuno dice - la pigrizia.
Quante delle nostre comunità vivono così, come questo servo che si accontenta, frenate dalla paura, ripetitive e pigre! Quanti cristiani confondono l'umiltà con l'elegante rifiuto delle proprie responsabilità e sotterrano il tesoro prezioso che è stato dato loro in dono.
Tutta questa paura che frena e rende ripetitiva e dimissionaria la nostra vita cristiana, dipende anche - o soprattutto? - dall'idea di Dio che custodiamo nel cuore.
Che idea del padrone avevano i primi due servi e che idea, invece, aveva il terzo?
Che idea ho io di Dio e che idea, invece, mi propone il Rabbì di Nazareth?
Questo è il centro. Non solo della parabola, ma del Vangelo.
Trovo ancora molti cristiani che pensano a Dio come a un ragioniere spietato che ci registra in partita doppia; o come a un poliziotto sadico che si diverte a staccare multe salate per ogni nostra infrazione; o come a un enorme "devotimetro" che fa piovere dal cielo favori e preferenze in base ai meriti acquisiti sul campo di battaglia.
Questo è un incubo, non è il Dio rivelato da Gesù di Nazareth.
Il Dio di Gesù è quel Padre appassionato che si fida di noi - ...affare raro di questi tempi! - e ci affida un tesoro prezioso senza nemmeno chiedere un colloquio informativo e senza rimanere a controllare. Se ne va. Si fida. Ci tratta da adulti.
Spetta a noi decidere che fare di questo dono. Scoprirci figli e metterci in gioco nell'amore, o rimanere all'ombra dei nostri fantasmi e deprimerci mentre ci scaviamo la fossa per sotterrare l'amore...
E tu, che pensi di fare?

Commenti

Post più popolari