fra.Giorgio Scatto Il segreto è «dimorare in lui»

 Vangelo: Gv 1,35-42 MONASTERO MARANGO CAORLE (VE)
1 Incominciamo la nostra lettura del vangelo da una piccola frase, che sembra messa lì soltanto per fare da cornice: "Il giorno dopo". L’abbiamo incontrata ripetutamente all’interno del primo capitolo di Giovanni (v.29.35.43), fino ad arrivare all’inizio del capitolo secondo dove leggiamo che “il terzo giorno ci fu una festa di nozze a Cana di Galilea alla quale furono invitati - assieme alla Madre – anche Gesù e i suoi discepoli”. Non ci troviamo di fronte a generiche
indicazioni temporali, ma a un preciso orientamento teologico: la storia di Giovanni e di Gesù s’inscrive in una storia sacra, sacerdotale, profetica e regale di cui appare come la continuazione e il compimento; i giorni, uno dopo l’altro, sono uniti da un unico disegno di salvezza. Alla fine, ‘il terzo giorno’, nell’evento della Pasqua, Gesù si rivelerà come lo sposo venuto per celebrare una festa che non avrà mai fine.
"Stava ancora là con due dei suoi discepoli". Oggi la maggior parte degli storici afferma che Gesù, dopo il battesimo, non tornò immediatamente in Galilea, ma si trattenne per qualche tempo nel deserto accanto al Battista. Sembra che Gesù non abbia soltanto accolto il progetto di Giovanni, che consisteva in un impegno concreto per un cambiamento radicale della vita sulla via della giustizia, ma che abbia anche aderito per un certo tempo al gruppo di discepoli e collaboratori del Battista. E’ qui che Gesù conoscerà due fratelli, chiamati Andrea e Simone, e un loro amico, Filippo, tutti originari dello stesso paese di Betsàida. Diventeranno ben presto suoi discepoli.
Fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: <<Ecco l’agnello di Dio!>>. Potremmo anche tradurre: <<Vedi l’agnello!>>. Il ‘vedere’ è un verbo della fede. Non si può credere senza vedere. Che cosa vedi? Tu vedi semplicemente un uomo, uno che passa, un inquieto vagabondo. Giovanni “uomo mandato da Dio” vede “l’agnello”. Giovanni Battista indicando Gesù come ‘agnello’ pone l’accento sul modo scelto da Dio per la salvezza degli uomini. Il sangue di un agnello salvò gli israeliti dal ‘flagello di sterminio’ quando Dio colpì il paese d’Egitto (Es 12,13). Venuta la pienezza dei tempi “ Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto” (Gn 22,8) preparando un corpo a Gesù che viene per fare la volontà del Padre e adempiere così le Scritture (Eb 10,6-7). Nel suo sangue versato per noi è stabilita una nuova Alleanza in remissione dei peccati (Mt 26,28). Infine leggiamo nell’Apocalisse: “L’Agnello che è stato immolato, è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione” (Ap 5,12). L’Agnello sgozzato sta ritto in piedi, vittorioso sulla morte, e siede accanto al trono di Dio. Sì, il cammino della fede è un’obbedienza attraverso la quale ‘vediamo’ ciò che altri non vedono. Occorre ‘udire’ una Parola e ‘vedere’ una Presenza.
E i due discepoli sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Mentre nei sinottici è Gesù che chiama i suoi primi discepoli (Mt 5,18-22; Mc 1,16-20), nel vangelo di Giovanni è la parola del Battista che spinge a credere in Gesù: E’ scritto infatti che egli venne “come testimone, perché tutti credessero per mezzo di lui” (Gv 1,7). Inoltre egli è ‘voce’ della Parola di Dio che prepara i cuori e li volge al Signore perché lo accolgano (Mc 1,3 ; Lc 1,17).
<<Che cosa cercate?>>. Sono chiamati in causa la ricerca profonda, il desiderio. E’ la domanda del Risorto alla Maddalena: <<Chi cerchi?>> (Gv 20,15). E’ chiaramente la prima domanda che deve porsi chi si accosta a Gesù, la prima cosa di cui deve essere consapevole. Una sequela senza desiderio è morta. Un desiderio che non trova in Gesù la sua pienezza e il suo volto, si smarrisce nei rivoli fangosi del bisogno mai sazio di se stesso. Il verbo ‘trovare’ (v.41.45) è complementare a ‘cercare’. Solo chi cerca instancabilmente troverà. Se cerchiamo, non abbiamo ancora ottenuto, ma abbiamo compreso fin d’ora la direzione e il senso del cammino.
<< Maestro, dove dimori?>>. Chiedono a Gesù da chi sia abitato il suo cuore, qual è il segreto della sua vita. E’ essenziale sapere dove Gesù vive perché là dove Gesù è a casa sua, anche il discepolo riceverà la sua dimora. Gesù dimora stabilmente presso il Padre: è lì che sta il suo cuore di Figlio.
Venite e vedrete. Per vedere “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv1,9), occorre muoversi, alzarsi, iniziare un cammino di obbedienza alla Parola. Un cammino non solo ideale ma esistenziale, storico. Bisogna cambiare posizione, sguardo, interessi, priorità. Inizia così un rapporto con Gesù che non avrà più fine. Nemmeno il peccato, nemmeno il tradimento, nemmeno la morte, potrà più infrangere questo legame iniziato con la ‘sequela Christi’.
"Andarono dunque, e videro dove dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio". Forse era di venerdì, la vigilia del sabato. I discepoli sarebbero stati con Gesù dal venerdì sera, quando iniziava il riposo sabatico, fino al termine del giorno dopo, che segnava la fine della festa settimanale. L’evangelista ci vuol dire che, con la venuta di Gesù, e il radunarsi dei primi discepoli attorno a lui, che lo riconoscono come Messia, “colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti “, è cessato il tempo della preparazione, culminata con la predicazione del Battista; ora fa irruzione ‘il tempo della fine’, l’inizio di una festa senza tramonto. Lo Sposo è venuto per unirsi per sempre alla sua Sposa. Il segreto - ricordiamolo se desideriamo davvero essere discepoli e partecipare alla festa - è ‘dimorare in lui’.

Giorgio Scatto    

Commenti

Post più popolari