padre Gian Franco Scarpitta " Convertirsi e restare saldi"

III Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (25/01/2015)
Vangelo: Mc 1,14-20
"Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo." Questa espressione, che secondo Marco costituisce la prima predicazione di Gesù, è in effetti l'inizio
del "vero Vangelo" di Gesù Cristo. Con questa espressione infatti cominci l'annuncio evangelico vero e proprio, il contenuto essenziale della Buona Novella del Regno. Essa infatti afferma, testualmente che con Gesù Cristo Figlio di Dio è giunto il momento favorevole della salvezza (il tempo) e il Regno di Dio è a portata di mano. Si è realizzata l'antica promessa e il suo attuarsi in Cristo perdura nella storia fino alla fine dei tempi perché Cristo è Re universale non soltanto come Dio e Signore del mondo ma già adesso nelle sue parole e nelle sue opere. In Cristo Dio regna e arreca la salvezza. Non resta che convertirci, il che significa trasformare radicalmente noi stessi: pensieri, convinzioni, atteggiamenti, mentalità e assumere il nuovo punto di vista che è quello di Dio. La conversione è infatti un processo di trasformazione che rinnova l'uomo interiormente, esaltandolo sotto ogni aspetto e innalzandolo alla dignità divina e per ciò stesso strappandolo anche all'effimero e alla peccaminosità. La conversione inizia da Dio, perché lui prende per primo l'iniziativa di chiamarci alla comunione con sé interpellando il nostro cuore e la nostra coscienza; essa però richiede un atteggiamento di riposta da parte nostra, un acconsentire e un aderire all'opera divina che germina in noi. Quindi è un lasciarsi plasmare da Dio, un radicale trasformare noi stessi e plasmarci secondo aspettative non più nostre (umane) ma a tutti i costi divine. E' una radicale trasformazione in vista di Dio che incide innanzitutto sulla persona e impone il radicale mutamento interiore affinché mentalità, atteggiamenti, costumanze si orientino verso di Dio. La conversione avrà poi i suoi effetti nelle sincere e motivate opere di carità che ne testimonieranno l'efficacia e l'effettiva realizzazione. "Convertitevi e credete al vangelo" è la seconda parte del monito di Gesù che pone la conversone anche come condizione essenziale della fede. Secondo la struttura esegetica del testo e il suo senso letterale "credere nel vangelo" vuol dire infatti "radicarsi" ed "essere saldi" in esso senza mai distogliersene. Ma come sarà possibile realizzare una tale radicalità senza una previa conversione? Come potremmo mai credere, cioè restare saldi, se non ci saremmo convertiti, scegliendo solamente Dio alle alternative di questo secolo? La conversione è la radicale necessità senza la quale non è immaginabile la fede in Dio, la condizione di perseveranza nel bene e nella realizzazione piena della sua volontà. Ma cosa può esseri di sprone affinché noi ci convertiamo? Quale motivazione fondamentale può mai incoraggiare in noi il processo di trasformazione interiore? Paolo ci fornisce una risposta decisiva: "L'amore di Dio ci spinge alla conversione" (Rm 2, 4). La certezza di essere amati straordinariamente da Dio, il fatto che questo suo amore ci ha sedotti in Cristo recuperandoci al peccato, la certezza di essere oggetto di predilezione e di attenzione divina ci sospinge al cambiamento e all'accettazione del dono che Dio ci fa del suo Cristo. Alla conversione radicale e sincera. L'amore di Dio è eloquente soprattutto nel sangue sparso da Gesù sulla croce, che ce ne dà la certezza esclusiva e definitiva ragguagliandoci del fatto che Dio non vuole la morte del peccatore né la sua condanna, ma che questi si converta e viva (Ez 33, 11). Nel sentirci amati da Dio, ci sentiamo incoraggiati a corrispondere a lui, ad orientare mente e cuore in sua direzione nella matura consapevolezza che quanto da lui ci disorienta conduce solo al baratro della dispersione e dell'errore. La conversione non è imposizione coatta, ma convinzione. Essa chiama in causa non la paura o la soggezione, quanto piuttosto l'entusiasmo della gioia e della libertà. Cosicché, anche se è vero che il motivo reale della conversione dei Niniviti è il timore della pena divina (I Lettura), è altrettanto vero che a far sì che questa città si converta alla predicazione di Giona è solamente l'affermata misericordia di Dio Padre che ha mandato appunto un profeta a predicare appositamente che è necessario convertirsi. E' stata sollecitudine divina il mettere in guardia i Niniviti dall'ira incombente, affinché essi cambiassero vita radicalmente.
Dio si fida dell'uomo e per questo prende egli per primo l'iniziativa di chiamarlo alla conversione e questa fiducia estrema e incondizionata la si riscontra sopratutto in Cristo, il quale chiama al suo seguito persone forse non del tutto convinte né tantomeno convertite, le quali vengono scelte anche per una missione di fiducia, come nel caso del pubblicano Matteo, del traditore Giuda o dello stesso Paolo, sedotto improvvisamente da Cristo mentre sulla via di Damasco si accanisce contro la comunità cristiana.
La conversione è un processo continuo che riguarda l'intero corso della vita cristiana, per cui sarebbe arrogante presunzione essere certi di aver raggiunto definitivamente l'obiettivo del cambiamento di noi stessi: qualora dovessimo presumere di esserci convertiti definitivamente senza aver più bisogno di alcun progresso spirituale, dovremmo in realtà ripercorrere daccapo le nostre tappe perché la nostra stessa presunzione ci condurrebbe al punto di partenza. Non è esagerato invece affermare che tutta l'esistenza cristiana è un processo inesauribile di conversione perché attimo dopo attimo siamo chiamati a fare i conti con la dicotomia fra l'atteggiamento divino di disponibilità e la reazione umana di insensibilità.
La continua necessità da parte nostra di trasformare la nostra vita ci è invece di monito e di incoraggiamento affinché il Regno di Dio sia davvero a noi vicino.

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