PADRE BALDO ALAGNA "RICEVERE LO SPIRITO SANTO NELLA MESSA"

PADRE BALDO ALAGNA | 9 agosto, 2015 at 01:30 146   0
Lettura Evangelica: (Giovanni 6,.41-52) In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro di Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?». Gesù
rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; 50questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Commento alla Liturgia della Parola – Scrivo questo commento mentre iniziamo la FASTMISSION Beach nelle spiagge di Sanremo e in questa domenica mi fa gustare ancor di più la Parola per ricevere lo Spirito Santo sorgente di ogni testimonianza e missione ! Il discorso eucaristico di Gesti nella sinagoga di Ca­farnao si snoda attraverso due elementi sempre uniti tra di loro: la mia carne - il mio sangue; se non mangiate - se non bevete. Nelle due domeniche precedenti ci siamo limitati a considerare quasi esclusivamente il segno del pane e del mangiare, perché il più comprensivo dei due e perché connesso con la mol­tiplicazione dei pani. Oggi partiamo dal segno del vino e della realtà del sangue eucaristico di Gesti. Entrambe que­ste cose ci richiamano alla dimensione pneumatica dell’Euca­ristia: allo Spirito Santo. Gesù stesso ci invita a cogliere questa dimensione profonda del suo sacramento quando dice che nell’Eucaristia è lo Spirito che dà la vita, mentre la carne, da sola, non giova a nulla (Gv. 6, 63).

Lo Spirito Santo fa l’Eucaristia ed è rice­vuto da tutti noi nell’Eucaristia; ne è, in qualche modo, il soggetto e l’oggetto, il datore e il dono. Anche il semplice segno – il vino – ci parla in qualche modo dello Spirito Santo; esso allieta il cuore del­l’uomo (Sal. 104, 15), esattamente come fa lo Spirito Santo con l’anima; San Paolo raccomandava: Non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito (Ef. 5, 18). I giudei avevano ragione, subito dopo la Pentecoste, a dire che gli apostoli erano ubriachi. Nel de­serto, gli ebrei bevvero da una ‘roccia spirituale’ che li ac­compagnava, e quella roccia era Cristo (1 Cor. 10, 4). Ma bevvero la figura, non la realtà. Ora, nell’Eucaristia, tutto ciò è diventato realtà e noi possiamo bere veramente « la bevanda spirituale » che è sgorgata dal costato aperto di Cristo e che è lo Spirito Santo in persona. Tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito (1 Cor. 12, 13).

Come ricevere lo Spirito Santo nella Messa ? Tre momenti della Messa ci possono aiutare a coglie­re questa presenza delicata dello Spirito:

l’epiclesi che precede la consacrazione;
l’invocazione dello Spirito Santo dopo la consacrazione;
la comunione.
La prima ci fa cogliere il nesso che c’è tra lo Spirito Santo e il Corpo eucaristico di Gesù; la seconda il nesso che c’è tra lo Spirito Santo e il Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa; il terzo il nesso, o meglio l’intimità, che si stabilisce tra noi e lo Spirito Santo al momento della comunione; dunque, lo Spirito Santo e Gesù, lo Spirito Santo e la Chiesa, lo Spirito Santo e noi.

Lo Spirito Santo e Gesù. La III Preghiera Eucaristica della Messa, immediatamente prima della consacrazione, fa rivolgere al Padre questa invocazione: « Ora ti preghiamo umilmente: manda il tuo Spirito a santificare i doni che ti offriamo, perché diventino il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo ». Così, con poche diversità, anche negli altri canoni. E quella che si chiama l’epiclesi, cioè l’invocazione per eccellenza, alla quale i fratelli ortodossi attribuiscono tale importanza da vedere realizzata già in essa la consacrazione delle spe­cie eucaristiche. A parte il « quando » avvenga la consacrazione, è certo che essa avviene per la potenza dello Spirito Santo che trasforma le offerte.

Lo Spirito Santo e la Chiesa. Lo Spirito Santo « rea­lizza » dunque sull’altare il Corpo eucaristico di Cristo. Ma egli realizza anche, intorno all’altare, l’altro corpo di Cristo: il suo Corpo mistico che è la Chiesa. Dopo la con­sacrazione, la liturgia torna a invocare lo Spirito Santo perché « per la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo » (Canone II); perché la Chiesa diventi « un solo corpo e un solo spirito »(Canone III).

L’Eucaristia fa la Chiesa (vedi omelia del Corpus Domini!); ma la fa grazie allo Spirito Santo!  Lo Spirito Santo – potremmo dire con un ‘immagine ardita ma giustificata – è il sangue che scorre nelle vene della Chiesa e porta a tutto il corpo l’alimento che viene dalla morte redentrice di Cristo e, immediatamente, dall’Euca­ristia. Questo ci tocca da vicino, perché la Chiesa di cui parliamo non è un’entità astratta e disincarnata: siamo noi! Noi riuniti qui intorno all’altare costituiamo quel corpo più grande che lo Spirito Santo va tessendo intorno a Gesù. Un corpo di cui conosciamo la fragilità, l’imperfezione e le ferite, ma che, grazie allo Spirito Santo, è un corpo « vivente ». Noi siamo quel pane più grande che è stato impastato con l’acqua e cotto col fuoco dello Spirito Santo.

Lo Spirito Santo é noi. Ma l’azione dello Spirito Santo su di noi non si ferma a questo livello sociale o ecclesiale. Essa ci raggiunge, nel modo più intimo e personale, nella comunione al Corpo e al Sangue di Cristo. Nell’Eucaristia, Gesù ci fa partecipi della sua obbe­dienza e della compiacenza del Padre su di lui. Come nella Trinità, cosi’ nel mistero eucaristico, lo Spirito Santo è il vincolo e il tramite tra il Padre e il Figlio; solo che nell’Eucaristia il Figlio non è più solo: con lui ci siamo anche noi ed è anche su di noi, perciò, che si riversa la compia­cenza del Padre, cioè il suo Spirito. E questo il momento per eccellenza in cui Dio manda nei nostri cuori lo Spirito del Figlio suo che ci fa gridare: Abbà, Padre! (cf. Gal. 4, 6). La comunione al Corpo e al Sangue di Cristo è dun­que anche comunione con lo Spirito di Cristo, cioè con lo Spirito Santo. Unica è la realtà e la natura divina, comune al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, e nella comunione eucaristica riceviamo sacramentalmente quest’unica natu­ra, diventando partecipi di essa (cf. 2 Pt. 1, 4). Questo è davvero l’apice dell’azione dello Spirito San­to nell’Eucaristia: creare l’intimità con Dio. L’intimità con Dio non è un sentimento devoto, o qualcosa di riservato solo ai santi; è un’operazione dello Spirito Santo; è il frutto oggettivo dell’Eucaristia! L’intimità divina, per noi uomini, consiste nell’assomigliare all’uomo – Dio Gesù Cristo (« nes­suno viene al Padre se non per mezzo mio! »), nel trasfor­marci in lui, e questo non può avvenire se non perché Gesù ci comunica il suo stesso Spirito. Lo Spirito ci dice interiormente: Il Maestro è qui! (Gv. 11, 28) e ci in­fonde « il sentimento della sua presenza ».

L’importanza dello Spirito Santo nell’eucarestia. Queste poche cose che siamo riusciti a dire bastano a rivelarci come lo Spirito Santo non sia una presenza secondaria e accidentale nell’Eucaristia. Egli è l’artefice del miracolo eucaristico; è il sole, al cui calore il pane « si solleva » sull’altare, diventa pane del cielo, pane di vita, pane che porta in sé ogni dolcezza e il calice « trabocca », spandendo in chi lo beve felicità e grazia (cf. Sal. 23, 3). Nessuno – dice Gesti – mette vino nuovo in otri vecchi; è vero e noi siamo otri vecchi! Ma questo è un vino che sa ringiovanire perfino gli otri che lo accolgono. Come nell’icona di Rublev, lo Spirito Santo è dav­vero qui, intorno alla mensa, insieme con il Padre e con il Figlio e ci dice: Siate una cosa sola, come noi siamo una cosa sola!

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