Don Paolo Zamengo,"Inviati, in compagnia, sulle strade del mondo"

Inviati, in compagnia, sulle strade del mondo         Lc 10, 1-12.17-20
XIV DOMENICA DEL Tempo Ordinario ANNO C 
Ascoltiamo le parole di Gesù, sono le sue indicazioni: noi  siamo uno dei 72  mandati nel mondo. I
numeri nella bibbia hanno un valore simbolico il cui significato non sempre appare evidente. Forse qui il numero 72 indica i popoli esistenti e conosciuti. È la gioia di sapere che l’annuncio è per tutti, nessuno escluso.

L’annuncio è affidato “a due a due”, perché la comunità è come un grembo materno che accoglie la parola di Dio, la fa crescere e vivere e poi la dona.  Avere a fianco un fratello è forza, è consolazione e ci assicura che stiamo realizzando la promessa di Gesù “dove due o più sono uniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. (Mt, 18,20)

“Non portate borsa e bisaccia né sandali”. I discepoli sono chiamati a mostrare il volto povero e libero di Gesù che invia e che a sera accoglie l’ospitalità di chi gli apre una porta. La nuda e disarmata realtà della croce vince sull’arroganza dei mezzi.

Perciò non portare nulla perché tutto ciò che si ha ci divide dall’altro. Vivere di pane condiviso e approdo saranno le case dove la vita pulsa e rigenera altra vita. La parola abita dove la vita canta o piange.

“Non salutate nessuno lungo la strada”. È un invito alla sobrietà e alla libertà. Perché il centro è il Vangelo. I cerimoniali e le etichette a volte tolgono tempo, forza e priorità alla parola. Il discepolo sa di non avere garantito il successo personale. Potrà sperare ma non presumere che il suo lavoro porti frutto. Pertanto non cerca appoggi umani.

Il cristiano non è un commesso viaggiatore, non fa pubblicità a un prodotto né ha guadagni da incrementare. E non si meraviglia se la sua testimonianza incontra resistenze, proteste e perfino opposizioni. Il rifiuto va messo in conto.  Il Regno di Dio richiede tempi lunghi che non vanno d’accordo con i compromessi e l’impazienza umana.

“Pregate dunque”.  Il discepolo di Gesù si presenta come un fratello che offre il dono della comunione. Vive tra la gente e ne condivide le gioie e le speranze. L’annuncio della fede non è monopolio di nessuno e il suo annuncio sarà tanto più efficace quanto più il discepolo rimarrà vicino alla sorgente dalla quale trae ispirazione e forza. La forza è Gesù Cristo.

Il cristiano può sembrare un idealista perché si occupa della vita dell’uomo e di cercare di ricomporre anche nelle creature più umiliate l’immagine di Dio.

Non ha paura di contestare una vita basata sul superfluo, sull’apparenza e sulla competizione. Noi non valiamo per la quantità di cose che abbiamo ma per quanto valgono i nostri ideali.  Non conta neppure l’intelligenza. L’uomo non è ciò che ha o possiede ma ciò che brucia nel suo cuore.