Don Domenico MACHETTA"Va' e anche tu fa' così"

10 luglio 2016 | 15a Domenica T. Ordinario Anno C | Appunti per Lectio
1ª LETTURA: Dt 30,10-14
"Quando obbedirai alla voce del Signore tuo Dio, il Signore gioirà per te, facendoti felice" (30,9). Si
parla qui del ritorno dall'esilio e della conversione. Il Signore gioisce facendoti felice! Splendido messaggio. "Questo comando che oggi ti ordino...". Oggi è una parola tipica del Deuteronomio, una parola che nella Bibbia ha un significato eccezionale: è l'oggi liturgico, di chi ascolta la parola. "Ascoltate oggi la sua voce...", canta la Chiesa (con il Salmo 94/95) al mattino, all'inizio della Liturgia delle Ore.
La sapienza divina non è più inaccessibile, lontana: si fa vicina a noi. Si sente l'annuncio di quello che sarà il momento culmine della comunicazione del "divino", l'incarnazione del Verbo. La rivelazione massima di Dio sarà Gesù. Nessuno potrà più dire: Dio è lontano, Dio è inaccessibile. Veramente la parola di Dio è vicina a noi, nella nostra bocca, nel nostro cuore.

VANGELO: Lc 10,25-37

Gesù, quando vuol parlarci di amore, non fa un trattato, non si perde in chiacchiere: "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico...". Fatti concreti. E subito al nocciolo: senza sacrificio, non parliamo di amore. L'amore è scomodo. È molto facile ridurre il cristianesimo a un "volerci bene". Basta volersi bene!
Voler bene a chi? È facilissimo amare i lontani, quelli che non ti "pestano i piedi". Sono i fatti quotidiani che rivelano la nostra capacità di amare. Coloro con cui sei a contatto dal mattino alla sera sapranno dirti se tu ami veramente. Sono le carità feriali la misura del nostro amore. Sono soprattutto gli imprevisti e i contrattempi. Per caso un sacerdote scendeva... Per caso... Una carità non programmata, che non ti gratifica, perché manda all'aria i tuoi progetti.
Un sacerdote e un levita "passano oltre". Un samaritano invece... Sappiamo come erano visti i samaritani dai giudei. Ebbene quest'uomo "vide e ne ebbe compassione". Ebbe compassione: il verbo greco parla di commozione viscerale. È lo stesso verbo usato per le viscere di Dio, le viscere di misericordia di cui parla il cantico di Zaccaria, le viscere di bontà con cui il padre abbraccia commosso il figlio che ritorna alla casa (parabola del "figliol prodigo").
La prima carità è soffrire con chi soffre. Deve amare così ogni discepolo di Gesù, ricordando che il primo "buon samaritano" è stato Lui! Il resto viene di conseguenza: gli fascia le ferite, lo carica sul giumento. È il di dentro che conta nell'amore. C'è modo e modo di fare un servizio.
Lo carica dunque sulla sua cavalcatura e lo porta a una locanda, prendendosi cura di lui. Si prende cura! "Il giorno seguente, tirò fuori due denari...". Vuol dire che ha trascorso insieme a lui la notte! L'amore è molto realista.
"Ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno". Amore disinteressato, assolutamente gratuito. Certo,
perché uno potrebbe cercare se stesso anche facendo del bene. Paolo ai Corinti dice che uno potrebbe dare tutto ai poveri e non avere la carità! Chi dei tre è stato "prossimo"? Colui che ha avuto compassione.
"Va' e anche tu fa' così", conclude Gesù. Quante situazioni nelle nostre giornate in cui noi "passiamo oltre"! La preghiera, se è vera, deve farci scoprire quali sono queste situazioni e deve darci la forza di fare anche noi a quel modo.

Don Domenico MACHETTA
Fonte:  www.donbosco-torino.it