Don Paolo Zamengo, "Gli si spezza il cuore "



Gli si spezza il cuore         Lc 10, 25-37
10 luglio 2016 | 15a Domenica T. Ordinario - Anno C 
La vicenda raccontata riferisce forse un fatto di cronaca. Gesù parla di un uomo senza identificarlo.
Così, quell’uomo ferito è simbolo della condizione umana. Nel mondo, uomini, donne e bambini continuano ad essere sfruttati, umiliati e offesi. Vivono ai margini delle grandi arterie della vita, ricacciati indietro appena si avvicinano alla tavola del benessere.

Lungo la strada che collega Gerico a Gerusalemme, passa Gesù che va incontro al suo destino di passione. Lungo quella strada Gesù vive una specie di Via Crucis dell’uomo e si fa fratello e medico di tanti sventurati che si sono seduti sconfortati o stanno rotolando, avviliti, verso Gerico, città simbolo dell’abisso.

Dal racconto emergono tre figure nelle quali è possibile specchiarci, un sacerdote, un levita e un samaritano. I loro comportamenti meritano attenzione. Dal sacerdote e dal levita ci saremmo attesi un gesto. Da loro, i guardiani di Dio, i guardiani del tempio e dei riti della liturgia, anche un solo gesto ci bastava.

Il sacerdote non si vuole sporcare con ciò che non è Dio e il levita non vuole perdere tempo. Tristezza! Finalmente arriva il samaritano cui nessuno dà credito. Non si domanda dove sono i suoi doveri e neppure quali i meriti da guadagnare. Accade in lui qualcosa d’altro, qualcosa di meraviglioso: gli si spezza il cuore.

Vedere quell’uomo nelle condizioni in cui è stato lasciato sulla strada lo prende nel profondo dell’anima. Gli si spezzò il cuore. Perché ha collocato il prossimo, l’altro, come baricentro della sua vita.

Non si fa guidare dalla convenienza, dalle leggi e  norme dettate anche dalle opportunità umane, ma solo dagli occhi del cuore che vedono un uomo, uno come lui, ai margini della strada, ferito e umiliato e che, senza parole, chiede aiuto. Ora, subito.

Interrompe il viaggio, lava le ferite, rimanda programmi, spende tempo e denaro per soccorrere. Ama lo sconosciuto come se stesso e offre l’aiuto necessario anche a scapito dei propri interessi.

Il samaritano vive nel suo cuore gli atteggiamenti di Gesù che ha sacrificato la sua vita per tutti, amici e nemici, senza chiedere a nessuno la carta di identità. Senza chiedere il certificato di buona condotta o di vita spirituale. Senza chiedere garanzie per il futuro. Il samaritano riconosce se stesso nell’altro, gli si avvicina e lenisce le ferite delle Gerico caotiche e distratte di ogni tempo e di ogni latitudine.

Una serie di verbi messi in fila a descrivere l’amore di solidarietà. “Gli passò accanto, lo vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, fasciò,  versò; lo caricò, lo portò e si prese cura di lui. Tirò fuori due denari e li diede e pagherò al mio ritorno”.  Una specie di decalogo, i nuovi comandamenti dell’amore. Perché l’uomo sia uomo e perché la terra sia abitata da fratelli.

Il dottore della legge voleva sapere chi era il suo prossimo e si sentiva al centro della situazione. Gesù risponde e la situazione si rovescia. Adesso è l’uomo ferito al centro, il centro. Gesù ci chiede il viaggio più radicale e difficile che possiamo compiere. Si diventa pienamente uomini quando si impara a cedere il centro agli altri.
Come imparare a lasciare il centro agli altri? Amando come ha amato lui, Gesù Cristo, il trafitto per noi, per la salvezza di tutti.  Si diventa uomini lasciandoci trafiggere il cuore.

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