Don Paolo Zamengo, SDB"Un uomo a rischio "

Un uomo a rischio         Lc 12, 13-21
XVIII Domenica de Tempo Ordinario, 31 luglio 2016
Come molti ricchi del vangelo, anche quello della parabola di oggi è senza nome, è un anonimo.  La
ricchezza non dà identità. Non ha moglie, non ha figli, non ha amici con i quali condividere la gioia delle sue ricchezze. Compagni fedeli e ingombranti sono soltanto i suoi beni. Impegnato a calcolare le sue rendite, pare dialogare solo con i libri contabili.

Le cose hanno una legge: ammassare, ammucchiare, conservare, proteggere, difendere. Le relazioni, invece, sono da scegliere, da desiderare, da amare, da volere e costruire, lentamente, gioiosamente e gratuitamente.  Così quest’uomo scivola dentro una prigione dorata. Potrà ampliare i suoi magazzini ma rimarrà dietro le sbarre. Quest’uomo, senza volto e nome, è anche senza ali e senza futuro. Povero ricco.

L’accumulo porta all’idolatria, innesca il delirio di autosufficienza, di bastare a se stessi, all’ossessione del mio. Quest’uomo conosce solo gli aggettivi possessivi, i miei raccolti, i miei granai, i miei beni, la mia anima.

“Stolto, questa notte stessa ti sarà chiesta la tua vita!”. In verità quest’uomo è morto da tempo. La sentenza se l’è pronunciata da solo con le scelte operate nel corso della sua vita e confermate  dagli ultimi progetti. Ha sposato le cose. Non le ha trasformate in possibilità di comunione e condivisione ma solo in miraggi in una illusione velenosa.

Quest’uomo ha un brutto nome, “stolto”. Perché il mito del profitto non può essere regola della vita. Il possesso crea relazioni di aggressività e non di partecipazione, di distrazione e non di stupore. Non ci sarà domani per chi vive solo di presente. Chi vive solo per il visibile non costruisce l’eternità.

Gesù non dice che la ricchezza o il denaro sono realtà negative. Sono strumenti, mezzi, possibilità., certo ma aquistano valore di bene o di male in base al fine cui vengono destinati. È qui il punto cruciale. Arricchire solo per se stessi o arricchire davanti a Dio?

Davanti a Dio si è ricchi solo di ciò che si dona o che si è pronti a donare. Alla sera della vita è fruttuoso e produttivo soltanto ciò che si è avuto il coraggio di perdere e di sacrificare perché si vive di vita donata e consegnata. Come Gesù.

La vita umana è breve, fragile e precaria non perché finisce, ma perché è incamminata verso l’eternità. In questo viaggio, la sobrietà e la libertà ci fanno riscoprire la bellezza del mondo e delle cose e gustarle senza bisogno di possedere e accumulare.

Un giorno un giovane viene accolto da un monaco del deserto. E conversando gli domanda: come mai hai così poche cose? Un letto, un tavolo, una sedia, una lampada. Il monaco replica: e tu come mai hai solo uno zaino con te? Perché io sono in viaggio, risponde il giovane. E il monaco: anch'io sono in viaggio.

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