don Roberto Seregni, " Marta e Maria"


Marta e Maria
don Roberto Seregni  
XVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)
Vangelo: Lc 10,38-42 
Non è cosa di tutti i giorni avere ospite Gesù, il Rabbì di Nazereth. La sua personalità, i racconti dei
suoi discorsi e dei suoi prodigi girano di bocca in bocca e la sua notorietà si è diffusa in tempi record. Marta è felice e orgogliosa di questa visita speciale. Tutto dev'essere perfetto. Casa ordinata e accogliente. Cena ben preparata e servita come si deve. Non si può certo fare brutta figura. Marta è emozionata, agitata, indaffarata.
Ecco che arriva l'ospite. Ecco Gesù. Un saluto veloce, un augurio di pace, e poi via sistemare le ultime cose.
Maria, sorella della padrona di casa, si siede ai piedi dell'ospite atteso e ascolta la sua parola. Di lei non si dice nulla, se non questa disponibilità. La penna attenta di Luca la dipinge con gli atteggiamenti del discepolo ideale: seduto, ascolta la Parola (cfr At 22,3).
Vorrei sottolineare l'originalità di questa scena casalinga, in cui Gesù non si fa nessun problema a far visita alla casa di due donne e per giunta si metta ad insegnare. La tradizione dei rabbini era molto rigida a riguardo: le donne non erano ammesse alle assemblee liturgiche e a loro era negata la partecipazione a qualsiasi forma di lettura e commento delle Scritture Sacre.
Al centro di questo brano di Vangelo sta il dialogo tra Marta e Gesù, dialogo spesso frainteso. Marta chiede a Gesù di smuovere la sorella, perché l'aiuti nel servizio. Ma la domanda lascia trasparire un velato rimprovero allo stesso Gesù, che non si cura che la sorella l'abbia abbandonata nei lavoro domestici per stare seduta ai suoi piedi.
La risposta del Rabbì è affettuosa, ma allo stesso tempo decisa. Marta si agita, si preoccupa, va in ansia per il suo servizio, perde di vista ciò che è davvero importante. Qui sta l'affondo di Gesù: il fare diventa pericoloso quando si trasforma in ansia e agitazione, quando fa perdere di vista il significato ultimo di quello che si sta facendo.
Una sola è la cosa di cui c'è bisogno, dice Gesù. E' quella scelta da Maria, è quella che non sarà mai tolta: è l'ascolto della Parola.
Tutto, per essere vero e fecondo, deve partire e ritornare all'ascolto della Parola di Dio, all'intimità incandescente con lo Spirito. Non c'è contrapposizione tra azione o contemplazione, non è certo questa l'intenzione di Gesù. Si tratta di stabilire delle priorità, di riconoscere delle gerarchie che sottraggano alla confusione e alla dispersione.
Coraggio, cari amici! Sfruttiamo questi mesi di vacanza per fare il punto della nostra fede. Concediamoci qualche spazio di silenzio all'ombra della Parola, investiamo del tempo per approfondire la nostra fede con qualche sana lettura, riscopriamo il gusto intenso della preghiera. Scegliamo l'unica cosa di cui c'è bisogno.
Buona settimana
don Roberto

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