DON Tonino Lasconi, "L’agitazione per le cose chiude il cuore alle persone"






















Vangelo: Lc 10,38-42 
Il brano evangelico di questa XVI domenica del tempo ordinario, in continuità con il brano di
domenica scorsa, pone alla nostra attenzione una riflessione: la vera ospitalità, accoglienza, solidarietà è possibile nella misura in cui vinciamo l'agitazione per le troppe cose, e ci poniamo in ascolto ai piedi del Signore.

"Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta".
La considerazione con cui Gesù chiude lo stupendo quadretto di vita familiare ha stimolato le più diverse interpretazioni per stabilire in cosa consista la "parte migliore" che non sarà tolta a Maria, e a chi come lei la sceglie. Tantissime si sono indirizzate verso la contrapposizione tra contemplazione e azione; tra vita contemplativa e attiva; tra il pregare e il fare; tra orizzontalismo e verticalismo, arrivando a stabilire graduatorie e pagelle tra vita consacrata e matrimonio, e addirittura tra istituti di vita contemplativa e attiva. Tutte problematiche inesistenti al tempo di Gesù.

Una risposta forse più plausibile può essere trovata nell'esperienza. Sappiamo che l'ospitalità si realizza secondo due modalità.
La prima per onorare l'ospite: si arriva, ci si saluta, ci si siede a tavola, si mangia ciò che è stato preparato, si parla e ci si racconta, facendo dell'incontro un mezzo privilegiato per approfondire la conoscenza reciproca.
La seconda per fare bella figuracon l'ospite: si comincia con le scuse perché un contrattempo non ha consentito di preparare al meglio; poi ci si siede, ma non si riesce a dire quattro parole in fila, perché la padrona di casa si alza continuamente per prendere questo, offrire quest'altro, proporre qualcos'altro ancora, e il marito che ci mette del suo: "Questo lo devi assaggiare", "Questo mi devi dire com'è"; "Quest'altro non puoi perderlo...".

Il primo tipo di ospitalità è Maria, cioè la vita aperta agli altri, nella quale le cose servono per accoglierli.
Il secondo è Marta, cioè la vita che ruota su se stessa, dove anche l'ospitalità è praticata se serve per avere dei vantaggi.

Con una operazione un po' ardita, mettiamo al posto di Marta e Maria i paesi ricchi del mondo di fronte alle folle di poveri che chiedono ospitalità. Marta: "I poveri del mondo da aiutare? Benissimo! Raccolte, concerti, partite di calcio ... Però, stiano a casa loro". Maria: "Accogliamoli, ascoltiamoli, rendiamoci disponibili". L'ospitalità autentica e quella di Maria.

Abramo, però, ci crea un bel problema. Il libro sacro ce lo presenta come la copia esatta di Marta: corre incontro ai tre uomini, li fa fermare, ordina l'acqua per lavare i loro piedi; li fa accomodare all'ombra; dice di andare a prendere un "boccone di pane", invece prepara un pranzo da re: focacce in quantità, un "vitello tenero e buono", "panna e latte fresco". Altro che "una cosa sola"!.

L'ospitalità di Abramo ci viene proposta per ricordarci che nell'ospite c'è Dio. L'autore della Lettera agli Ebrei, ce la raccomanda proprio citando il patriarca: "Non dimenticate l'ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli" (Eb 13,2). Non dimentichiamo, perciò, l'ospitalità autentica, in tutte le sue forme, personali e sociali, perché, - lo ha ricordato al mondo papa Francesco domenica scorsa - l'ospitalità è accogliere Dio: "Ti ricordi? Quel bambino affamato ero io. Ti ricordi? Quel migrante che tanti vogliono cacciare via ero io" (Cfr. Mt 35-36).

Per essere ospitali è necessario vincere l'agitazione per le troppe cose, mettersi ai piedi del Signore, che ci insegna a praticare la giustizia, dire la verità, non spargere calunnie, non fare danno al suo prossimo, non lanciare insulti al suo vicino (Vedi la vicenda di Fermo!), non prestare il denaro a usura, non accettare doni contro l'innocente. Questa è la strada che ci conduce a diventare perfetti in Cristo: la parte migliore che non ci sarà tolta.

Fonte:http://www.paoline.it/

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