DON Tonino Lasconi,"Perché la vita non sia come la nebbia"

Perché la vita non sia come la nebbia
XVIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno C - 2016
La liturgia di questa XVIII domenica del tempo ordinario ci invita a non riporre la nostra sicurezza in
beni precari, che svaniscono presto, ma a valorizzare ciò che ci è donato per portare frutti di vita eterna.

"Tutto è vanità", sentenzia Qoèlet, l'autore di uno dei libri più problematici e belli della Bibbia. L'affermazione potrebbe indurre a credere che la parola di Dio inviti a non dare valore alla vita: se tutto è vanità a cosa serve impegnarsi, tanto: "quale profitto viene all'uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole?". Non può essere così, perché Dio non ci ha dato la vita per trascinarla in una grigia e insignificante processione di giorni. Infatti il messaggio dell'autore sacro non è questo. "Vanità" non significa, come nel linguaggio corrente, l'atteggiamento superficiale di chi si vanta di qualcosa che non ha importanza, ma qualcosa che non è stabile, che non ha consistenza, che evapora come la nebbia al sopraggiungere del sole. Il Qoèlet ci ricorda che tutto è provvisorio, perciò è sciocco non tenerne conto e vivere come se tutto durasse per sempre.

Cosa significhi questo per la nostra vita concreta, ce lo spiega in modo chiarissimo Gesù con la fulminante parabola del ricco sciocco ("vano", si direbbe nel linguaggio biblico. Cfr. Sap 13,1: "Davvero vani per natura tutti gli uomini che vivevano nell'ignoranza di Dio"), al quale Dio dice: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?".

L'uomo non è condannato perché si è dato da fare per diventare ricco, e per ottenere un raccolto abbondante, ma perché, dimenticando che "tutto è vanità", ritiene di avere messo al sicuro la sua vita, grazie ai nuovi, grandi magazzini ripieni di grano e di beni di ogni genere: "Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti".

Come servirsi dei beni della terra senza essere sciocchi come il ricco, e come l'uomo che chiede al Maestro di risolvere una questione di eredità con il fratello per la quale (come succede anche oggi in tantissime famiglie) stava litigando chissà da quanto tempo? La soluzione ce la offre Gesù: "Non accumulare tesori per sé, ma arricchire davanti a Dio".


Ma cosa significa arricchire davanti a Dio?

San Paolo ci risponde così: "Rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra".
E di nuovo dobbiamo spiegarci perché ancora resiste una interpretazione di tipo vagamente spiritualistico secondo la quale il cristiano deve sottovalutare le cose terrene, la ricchezza in primis, perché deve pensare alle cose di lassù, quelle del cielo, quelle che verranno dopo. Non è questo il messaggio.

Le "cose di lassù" non sono quelle che verranno dopo, in cielo, ma quelle di quaggiù, vissute in modo tale da portare lassù. Sono la ricchezza che Dio ci ha messo in mano (non pensiamo soltanto ai soldi, ma alle qualità, alla salute, al tempo...) per vivere secondo la sua parola: generosità, gratuità, sobrietà, ricerca e costruzione del bene, della pace, della giustizia. Cercare le cose di lassù vuol dire far morire "ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria".

Se non vogliamo essere "vani", dobbiamo ringraziare e lodare Dio per la vita che ci ha donato, e impegnarci a riconsegnarla con tutti i frutti di bene che sono nelle nostre possibilità, non scambiando la nebbia che evapora per ciò che rimane per sempre.

Fonte:paoline.it

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