fr. Massimo Rossi "Marta e Maria"


 Commento su Luca 10,38-42
fr. Massimo Rossi  
XVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (17/07/2016)
Vangelo: Lc 10,38-42
La parte migliore: com'è possibile chiamare parte migliore un'opera che annoia la maggior parte dei
cristiani, soprattutto i giovani? addirittura se ne scordano, di questa parte migliore; nel peggiore dei casi, la parte migliore lascia indifferenti del tutto, o quasi.
Mi riferisco della preghiera, ovviamente: parlare con Dio.
Quando si parla con qualcuno, è sottinteso che lo si ascolti anche....
Il dialogo - letteralmente: parole diverse - è una attività complessa. Ci vogliono almeno due interlocutori, si parla un po' e si ascolta un po'... Chi parla soltanto, ma non ascolta, non fa un dialogo, ma un monologo. E, in verità, quella espressione verbale o mentale che noi chiamiamo preghiera è spesso un monologo, non un vero dialogo con Lui.
Un altro aspetto che il Vangelo di oggi illumina per il bene della vita spirituale, è la distrazione, la turbativa che le faccende domestiche procurano al dialogo con Dio. Mi permetto di sottolineare questo fatto, per rispondere a tutti, soprattutto a tutte coloro che dichiarano di pregare mentre fanno i mestieri, mentre si recano a scuola, al lavoro,... Un esempio di preghiera che si recita ‘facendo altrò è il Rosario, nella generale convinzione che il Rosario e le preghiere litaniche in genere, facciano da sfondo, da leitmotiv allo svolgimento di impegni manuali, i quali non coinvolgono immediatamente il cuore e la testa - più la testa che il cuore -. Ma ne siamo proprio sicuri?
A giudicare dalle confidenze della gente, che cioè, recitando il Rosario, si perde facilmente il conto delle Ave Maria, il filo del Mistero contemplato,... si potrebbe concludere - il condizionale è d'obbligo! - che neanche la preghiera litanica si accorda bene con il ‘fare'.
L'affanno e l'agitazione non recano mai un buon servizio alla preghiera.
Al contrario - e in questa materia la tradizione orientale ci dà più di una lezione -, per poter pregare Dio come si conviene, è necessario concentrarsi, riguadagnare la da tutto ciò che facciamo, per fissare lo sguardo tutto e solo su Dio.
Tra le tante etimologie che si invocano per spiegare il termine contemplare, ce n'è una che richiama il verbo greco τέμνω (temno), che significa ‘tagliare'. Per contemplare Dio, è necessario dunque smettere per qualche istante il lavoro, lo studio, ciò che stiamo facendo, e rivolgerci a Dio, non solo con la mente, ma anche con il corpo, assumendo una posizione che favorisca il raccoglimento e l'orazione. Altro che quelle posture scomode e dolorose che consigliavano gli asceti medievali!...
Come sempre si dice, commentando il Vangelo di Marta e Maria, questa pagina farebbe da fondamento biblico alla distinzione tra vocazione alla vita contemplativa, e quella alla vita attiva.
Io non credo che si possa parlare di vocazione alla vita attiva citando l'esempio di Marta: il Signore non condivide l'atteggiamento di lei, mentre invece loda l'apparente ozio, il (dolce) far nulla di Maria, amorevolmente accovacciata ai suoi piedi, mentre lo ascolta con tutta sé stessa.
Ma, si sa, Maria era spiritualmente, castamente innamorata del Signore...
Anche la cosiddetta vita attiva, prevede delle soste ‘fisiologiché per rifocillare lo spirito, per abbeverarlo, per nutrirlo, alla mensa della Parola e del Corpo del Signore. Al tempo stesso, la Messa festiva non è sufficiente; come non è sufficiente mangiare solo di domenica...
Quello che ci frega alla grande è non considerare adeguatamente che lo spirito è una dimensione vitale dell'uomo, al pari del corpo e della mente: se non viene nutrito, se non viene esercitato, lo spirito si atrofizza e alla fine muore.
Ancora, non possiamo trascurare il genere, la qualità del rapporto che il fedele è chiamato a costruire con Dio: i Vangeli, soprattutto quello di Giovanni, ci insegnano che la relazione tra noi e Dio è una relazione di amore; e come ogni relazione di amore, anche la fede ha bisogno di frequentazione, di mutua presenza. Gli amanti, che siano fidanzati, oppure sposi, imparano a sopportare il peso della lontananza e a continuare ad amarsi nella lontananza, solo se non viene meno la speranza, la certezza che questa lontananza non sarà per sempre, la consapevolezza che presto potranno incontrarsi e condividere tempo insieme, guardandosi negli occhi, parlandosi, ascoltandosi, toccandosi. L'errore peggiore che possiamo fare è dare per scontato un legame affettivo e non preoccuparci di alimentarlo con l'incontro. Non c'è nulla di meno scontato dell'amore! intendo l'amore vissuto, non il vincolo del sangue, o il mero contratto matrimoniale... Da solo, un vincolo naturale, o un contratto non assicura la verità dell'amore.
Una relazione vissuta solo a distanza non sarà in grado di ‘tenere' sulle lunghe distanze; col tempo si affievolirà, e infine non rimarrà che il ricordo. E l'amore non può vivere solo di ricordi.
Applicando quanto detto sopra all'amore per Dio, sorge immediata l'obbiezione: come faccio a intrattenere un rapporto vivo e vivificante con Qualcuno che non posso né vedere, né sentire?
Io credo che Dio sia una persona... me l'hanno insegnato fin da quando ero bambino.
Ma Dio, nessuno l'ha mai visto!
Il discorso è delicato e richiederebbe un tempo che in questo momento non abbiamo. Anzi, siamo alla fine dei minuti a disposizione.
Allora, riprendo le ultime parole e chiudo: "Dio nessuno lo ha mai visto"; sono tratte dal Vangelo di Giovanni, Prologo, capitolo primo: "Dio nessuno lo ha mai visto - dichiara l'apostolo che Gesù amava - il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, proprio lui ce lo ha rivelato.".
Il Mistero dell'incarnazione ha accorciato le distanze tra l'uomo e Dio: ora è possibile incontrarlo nel segno del pane spezzato, nelle parole che Cristo ci ha lasciato, quelle stesse che pronunciò lui, parlando con Dio nell'orto degli ulivi e dall'alto della croce: due momenti drammatici, gli ultimi della sua vita terrena; non sono parole disperate, non sono parole vane.
Il Padre lo ha ascoltato eccome! ha apprezzato il suo dono, e per questo dono, lo ha richiamato in vita. Happy end per Lui, per Cristo... e happy end anche per noi!

Fonte:qumran2.net

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