p. José María CASTILLO"CHIEDETE E VI SARA’ DATO"


XVII TEMPO ORDINARIO – 24 luglio 2016 - Commento al Vangelo
CHIEDETE E VI SARA’ DATO
di p. José María CASTILLO
Lc 11,1-13
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore,
insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».
1. Il vangelo di Luca insiste molte volte sull’importanza della preghiera. Soprattutto sulla necessità che abbiamo di chiedere al Padre quello che vediamo che è necessario per noi. La preghiera riveste un ruolo centrale nell’esperienza religiosa. Luca è quello che insiste di più sulla preghiera dello stesso Gesù. È vero che la forma di pregare è quello che caratterizza di più ogni religione (J. Jeremias). Ma tutto questo non vuole dire che Gesù sia stato il fondatore di una nuova religione. Quello che Gesù ha voluto è stato una religiosità alternativa e marginale, in relazione alla religione ufficiale della sua cultura. Gesù si scontrò con il tempio, con i sacerdoti, con i culti, con la legge e con i rituali. Per tutto quello dovette sopportare lo scontro con i dirigenti religiosi. Ma nessuno ha mai potuto rimproverare a Gesù il fatto che non pregasse. L’aspetto originale di Gesù è che, per pregare, non andava né al tempio, né alla sinagoga. Gesù pregava sempre in luoghi solitari, in aperta campagna, sui monti….
2. Tutto ciò si comprende meglio se teniamo presente che “pregare” è “esprimere un desiderio”. Un desiderio che – lo pensiamo o no – porta a Dio, al Trascendente. Per questo si può affermare che preghiamo quello che veramente desideriamo. Ecco perché i nostri desideri sono la nostra forma e la misura della nostra religiosità. La religione insiste sull’importanza delle preghiere, dei rituali, delle formule e delle parole. Gesù insiste su qualcosa di più profondo, che è quello che veramente desideriamo, quello che bramiamo, quello che ci preoccupa o amiamo di più.
3. E questo è il significato che ha il “Padre nostro”. Non è una “formula religiosa”, ma l’”esprimere e l’ordinare i nostri desideri”. Gesù questo ci dice, quello che dobbiamo desiderare. In definitiva, quello che dobbiamo desiderare nella vita. E quello che più ci deve preoccupare.

Fonte:ildialogo.org