p. José María CASTILLO"QUELLO CHE HAI PREPARATO, DI CHI SARA’?"

XVIII TEMPO ORDINARIO – 31 luglio 2016 - Commento al Vangelo
QUELLO CHE HAI PREPARATO, DI CHI SARA’?
di p. José María CASTILLO
Lc 12,13-21
[In quel tempo,] uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me
l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni.
Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
In questa parabola Gesù arriva a qualificare come “stolto” un uomo che diventa pazzo di gioia per il fatto di aver avuto la fortuna di un eccellente raccolto. E con l’enorme raccolto aveva guadagnato un’enorme quantità di denaro, che gli assicurava il futuro e gli garantiva un futuro felice. Ma perché si può qualificare come stolto un individuo che ha questa fortuna? Non vediamo come la cosa più logica il fatto che la gente che vince un terno al lotto diventi così contenta ed organizzi una festa con i parenti e gli amici? Quest’uomo fortunato non aveva fatto nulla di male. Semplicemente, ha avuto una grandissima fortuna. E non avrebbe dovuto essere così contento? In cosa è stato lo scandalo della sua stoltezza?
Non dimentichiamo che la parabola dello “stolto” è collocata immediatamente dopo che un tale, a causa di litigi familiari per un’eredità, aveva chiesto a Gesù di dire all’altro fratello di dividere equamente il denaro o i beni che gli spettavano. Era, quindi, una questione di cupidigia a causa dei beni di un’eredità. E Gesù, invece di mettersi a risolvere le discordie familiari causate dall’eredità, dice a chi chiedeva più denaro di non essere “un insensato che delira e si allontana da quello che è ragionevole”, poiché questo significano i termini greci áphron e aphrosýne (D. Zeller).
Pensare solo al denaro e non mettere in conto le conseguenze che derivano da tale posizione nella vita è un atteggiamento irrazionale, non solo perché la nostra vita non dipende solo dalla ricchezza che si possiede (possiamo morire in qualsiasi momento), ma anche perché l’accumulo di denaro è la causa per la quale ci sono tante creature che non hanno neanche da vivere. La mentalità che concentra il nostro interesse solo nel guadagno è la causa delle crisi, degli squilibri sociali, della spaventosa disuguaglianza di beni e di diritti che rovina tanta gente. E rovina persino la natura stessa ed il mondo intero. Ci può essere una follia più grande? Gesù ha messo il dito nella piaga.

Fonte:ildialogo.org