PANE QUOTIDIANO, «Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno»

La Liturgia di Lunedi 18 Luglio 2016  VANGELO (Mt 12,38-42) Commento:P. Joel PIRES Teixeira (Faro, Portogallo)
In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».

Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».
Parola del Signore
«Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno»
P. Joel PIRES Teixeira 
(Faro, Portogallo)
Oggi, Gesù è posto a prova da "alcuni scribi e farisei" (Mt 12,38; Mc 10,12), che si sentono minacciati dalla persona di Gesù, non per ragioni di fede, ma di potere. Per la paura di perdere il loro potere, cercano di screditare Gesù, provocandolo. Questi "alcuni" spesso siamo noi stessi quando siamo portati via dal nostro egoismo e gli interessi individuali. Oppure, quando guardiamo la Chiesa come una realtà meramente umana e non come un progetto d'amore di Dio per ciascuno di noi.

La risposta di Gesù 'è chiara: «Nessun segno sarà dato loro» (cfr Mt 12,39), non per paura, ma per sottolineare e ricordare che i “segni” sono il rapporto di comunicazione e di amore tra Dio e l'umanità; Questo non è un rapporto tra interessi e poteri individuali. Gesù ricorda che ci sono molti segnali dati da Dio; e non è con la provocazione o il ricatto che si arriva a Lui.

Gesù è il segno più grande. In questo giorno la Parola è un invito per ciascuno di noi a capire, con umiltà, che solo un cuore convertito, rivolto a Dio, è in grado di ricevere, interpretare e vedere questo segnale che è Gesù. L'umiltà è la realtà che ci porta non solo a Dio, ma anche all'umanità. Per l’umiltà riconosciamo i nostri limiti e virtù, ma soprattutto vediamo gli altri come fratelli e Dio come Padre.

Come ricordava Papa Francesco, «Il Signore è veramente paziente con noi! Non si stanca mai di riricominciare dall'inizio ogni volta che cadiamo». Così, nonostante i nostri difetti e le provocazioni, il Signore è con le braccia aperte per accogliere e ricominciare. Cerchiamo dunque che la nostra vita, e oggi particolarmente, questa parola si faccia realtà in noi. La gioia del cristiano è nell’essere riconosciuto dall'amore che si vede nella sua vita, l'amore che sgorga da Gesù.

don Luciano Sanvito
Il segno

"NESSUN SEGNO SARA' DATO
SE NON IL SEGNO DI GIONA "
Se non si accoglie il profeta come profeta, che senso ha il segno?La richiesta di segni non è più tale, ma è soltanto la richiesta di prove tangibili e inconfutabili, alla maniera dei processi della giustizia umana.Ma il segno è per la conversione.E chi non ha l'atteggiamento della conversione, chiede i segni ma non per la conversione, ma soltanto per altri fini.


Post più popolari