Bruno FERRERO sdb"CHI POTRA' SALVARSI?"

21 agosto 2016  | 21a Domenica T. Ordinario - Anno C   |  Omelia
CHI POTRA' SALVARSI?
Domenica abbiamo meditato sul Paradiso. Oggi siamo stuzzicati da una legittima curiosità: questo
Paradiso è vuoto o pieno? Facciamo nostra la curiosità di quell'anonimo ascoltatore di Gesù che gli chiede:

"Signore, sono pochi quelli che si salvano?"
La domanda mette in campo una questione dibattuta. Le opinioni degli studiosi di Sacra Scrittura erano sostanzialmente due: la Mishnà, cioè la tradizione più pura dell'ebraismo, affermava chiaramente che tutti gli appartenenti al popolo eletto si sarebbero salvati. Il libro di Esdra invece afferma che coloro che periscono sono più numerosi di coloro che si salvano.
A chi bisogna credere? Da come è formulata la domanda sembra che l'uomo pensi che Gesù propenda per la seconda ipotesi. Non parla forse spesso dell'urgenza della conversione?
Ma le questioni teoriche non interessano mai a Gesù. Lui vuole indicare la strada a coloro che lo ascoltano, non indulgere in giochetti statistici.
C'è una porta per entrare:

"Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno"
È una porta stretta e si conquista con lo sforzo. Gesù mette l'accento proprio sulla lotta, sul fatto che si tratta di una scelta, di una conquista.
La salvezza non viene da qualche mezzo magico, da una tessera, dall'appartenenza a un popolo o ad una organizzazione religiosa. Ciascuno è responsabile.
Come racconta una piccola storia.

La prima volta successe quando aveva sei anni. Mentre saltellava nel viale, al centro di un lungo muro bianco, vide una porticina verde. La porta aveva un'aria invitante. Sembrava dicesse: "Aprimi, entra". Spalancò la porta ed entrò. Si trovò di colpo nel giardino più incantevole che avesse mai immaginato. Tutto era immerso in un profumo esaltante, che dava una sensazione di leggerezza, di felicità e di benessere. E nei colori c'era qualcosa di magico che li rendeva incredibilmente vividi, perfetti, luminosi. Sentiva di respirare felicità: non si era mai sentito così bene.
Quando, la sera, uscì, si voltò indietro, ma nel muro, malinconico e screpolato, non c'era più nessuna porta. A casa, raccontò quello che gli era successo, ma nessuno gli credette. Ogni sera, dopo le preghiere ufficiali, aggiungeva sempre un'accorata preghiera personale: "Mio Dio, ti prego, riportami al mio giardino!".
Ma per quanto vagabondasse non riusciva più a trovare la porta verde.
Dieci anni dopo, era diventato uno studente modello, diligente e impegnato. Una mattina, mentre si affrettava verso la scuola, si trovò davanti all'improvviso la sua porta. L'aveva tanto cercata... Ma non pensò neppure per un istante ad entrare. Era preoccupato solo di non arrivare a scuola in ritardo.
Tornò il giorno dopo, ma non trovò più neanche il muro bianco.
Non rivide più la porta verde fino a ventidue anni. Proprio il giorno in cui doveva sostenere l'esame più importante dell'Università. Era combattuto tra due opposte volontà: entrare nel giardino o affrettarsi per dare il suo esame. Tentennò un attimo, poi scrollò le spalle e ripartì verso l'Università.
Si laureò e cominciò una brillante carriera di avvocato. La sua porta, ora, era la carriera.
Rivide altre tre volte la porta verde e il muro bianco.
La prima volta stava correndo all'appuntamento con la ragazza che sarebbe diventata sua moglie. La seconda volta, dopo altri anni ancora, la porta gli si presentò livida sotto la luce dei fari dell'automobile. Sentì come un dolore acuto al petto. Ma proprio quella sera aveva un incontro importantissimo con un noto personaggio politico.
La terza volta (era ormai diventato un famoso deputato), vide la porta con la coda dell'occhio. Stava passeggiando con il ministro di un paese estero.
La sfiorò quasi... Era a meno di mezzo metro di distanza, ma non poteva certo sparire in quel momento. L'avrebbero preso per matto. E poi figurarsi i giornali!
Passarono altri anni. La nostalgia del giardino incantato si faceva sempre più forte. Rimpiangeva le volte che non aveva avuto il coraggio di fermarsi ed entrare nella porta verde.
"La prossima volta entrerò di sicuro... La prossima volta, qualunque cosa accada, mi fermerò...", continuava a ripetere. Girava e rigirava per la città. Ogni volta che intravvedeva un muro bianco, il suo cuore raddoppiava i battiti. Ormai viveva soltanto per ritrovare quella porta verde.
Ma non la ritrovò più.

La porta di cui parla Gesù mette di fronte a delle scelte dolorose. La porta di Dio non si impone con lo sfarzo, la piacevolezza, l'indulgenza, la larghezza, la comodità. È discreta, nascosta nelle pieghe della vita.
Forse per questo molti non la cercano neppure.
La risposta di Gesù non afferma il piccolo numero dei salvati, ma la serietà della vita umana attuale.
Alla angustia della porta si aggiunge un secondo fattore: il tempo preme perché la porta sarà chiusa.
Molti si accalcheranno davanti alla piccola porta senza poter entrare.
A molti toccherà ascoltare le parole più terribili del Vangelo:

Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: "Signore, aprici!". Ma egli vi risponderà: "Non so di dove siete". Allora comincerete a dire: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze". Ma egli vi dichiarerà: "Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!".

Molti non sono riconosciuti da Gesù come suoi. Hanno avuto dei legami con lui, ma erano esteriori, abitudinari, superficiali.
Ecco chiarito il lasciapassare, il biglietto che garantisce l'ingresso al Regno di Dio: non si tratta solo di ascoltare in modo vago il messaggio di Gesù, ma metterlo in pratica. Si tratta di accogliere l'invito di Gesù a vivere come lui.

La minaccia è rivolta soprattutto agli uditori ebrei di Gesù. La conclusione è quasi un'eco della profezia fatta dal vecchio Simeone con Gesù Bambino in braccio: "Dio ha deciso che questo bambino sarà occasione di rovina o di risurrezione per molti in Israele. Sarà un segno di Dio che molti rifiuteranno: così egli metterà in chiaro le intenzioni nascoste nel cuore di molti".
Davanti a Gesù ci dividiamo: è il segno di Dio. Dobbiamo scegliere: o Lui o il nulla.

Ma queste parole sono attuali: sono rivolte a noi, oggi.
La porta rimane stretta e noi siamo così gonfi nello spirito: pieni di orgoglio, di egoismo, di pensieri superbi, di cose fatte, di meriti che ci attribuiamo gli uni gli altri.
Ma conosciamo Gesù? Ci riconoscerà come suoi?
La cura dimagrante del nostro spirito è una sola: acquistare le misure dell'unico modello umano possibile: Gesù di Nazaret.
Questo tempo che ci è dato serve a noi e a Dio per fare la conoscenza reciproca, prima del Grande Incontro.
L'ultima benedizione è soprattutto per noi:

"Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.
Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi"

Don Bruno FERRERO sdb
 Fonte:  www.donbosco-torino.it

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