Chiesa del Gesù - Roma, "La luce e la verità della Parola di Dio feriscono il cuore abitato dal male"

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
13 Ago 2016
Ger 38,4-6.8-10; Sal 39; Eb 12,1-4; Lc 12,49-53
Nell’orazione iniziale di questa domenica abbiamo riconosciuto la croce come segno di
contraddizione che rivela i segreti dei cuori.

Davanti all’amore gratuito di Dio, che si manifesta in Cristo sulla croce, siamo chiamati a deciderci chi vogliamo servire e da che parte stare.

Non c’è spazio per i compromessi: dobbiamo entrare in una lotta contro il male che cerca di crescere in noi e accanto a noi.

La Parola del Signore, infatti, è una spada a doppio taglio che penetra fino al punto di divisione dell’anima.

Essere con Gesù è tutt’altro che sperimentare una pace illusoria, che ci permetta di convivere con il nostro peccato.

La luce e la verità della Parola di Dio feriscono il cuore abitato dal male e evidenziano tutta la divisione interiore che il peccato produce.

Solo se il male viene tutto allo scoperto è possibile la conversione.

Geremia ha vissuto nella propria carne le conseguenze di questa lotta, così come poi le porterà Gesù sino alla fine, sino alla morte di Croce.

L’essere posto come segno di contraddizione significa entrare nell’inquinamento prodotto dal peccato del mondo, vivere e morire in esso, riscattandolo.

Dio non ci chiede di risolvere il problema del male, neppure Gesù lo ha risolto: il Signore ci invita a vivere in obbedienza alla sua parola per interrompere la spirale del peccato e testimoniare che la salvezza passa attraverso la fede e l’ascolto.

Geremia vivrà come peso il suo essere inviato per manifestare il male del suo popolo e lo dirà al Signore, nella verità e nella fedeltà della relazione con lui.

Il profeta vive l’esperienza interiore della contraddizione in modo molto forte.

Da una parte sperimenta la tentazione di non fidarsi del Signore e dall’altra l’esperienza intima di un fuoco che non gli permette di non parlare più nel suo nome, di non ascoltarlo più, di non pensare più a lui, di costruirsi la vita da solo.

Geremia sperimenta quel fuoco, che il Signore è venuto a gettare sulla terra come un seme; cioè l’amore di Dio per l’uomo che fruttifica dalla morte stessa del Figlio.

È un fuoco che segna il giudizio definitivo di Dio sul mondo e l’inizio dei tempi ultimi, in cui gli uomini sono chiamati alla conversione e alla vita nuova nel battesimo.

Questo fuoco che Gesù ha già acceso è lo Spirito Santo, inviato a portare a compimento per noi il disegno originario di Dio sulla Creazione.

Per Cristo, l’amore folle verso l’uomo passa necessariamente attraverso il portare su di sé il suo male, fino a farsene schiacciare nella morte per liberare l’amato.

Questa decisione di amore non è senza turbamento: il Signore stesso lo afferma, dicendo di essere diviso tra il desiderio che scaturisce dal prendersi cura dell’uomo e l’angoscia che lo opprime a causa della paura della morte.

Ma l’amore per vincere deve passare attraverso questa prova estrema!

Il Messia è venuto a portare pace e unità tra gli uomini; ma questa sua pace viene attraverso la divisione.

Sembra una contraddizione, ma di fatto il Signore ci sta dicendo che la libertà del cristiano è accettare di entrare in una lotta, in un discernimento che opera di fatto una divisione.

Per seguire il Signore, nel nostro intimo dobbiamo deciderci, cioè tagliar via tutte quelle realtà che ci impediscono di farlo.

La purificazione interiore che il fuoco gettato sulla terra opera, divide ciò che sono scorie, da ciò che si lascia trasformare dall’azione dello Spirito.

Le divisioni familiari, che abbiamo ascoltato alla fine del vangelo, sono descrizioni del male finale, che precede la riconciliazione dei tempi messianici.

È l’ultimo buio che verrà rischiarato dalla luce di quel fuoco d’amore che già è acceso sulla terra.

Se una fiammella può illuminare e riscaldare poco, tante fiammelle unite insieme possono rischiarare e infiammare molto.

Perché questo amore acceso da Gesù possa divampare sulla terra, è necessario che ognuno di noi, nel proprio ambiente familiare e sociale, non spenga la sua umile fiammella, ma l’alimenti con l’olio della vigilanza e della fedeltà.

In questo ci aiuta l’Eucaristia, che ci associa al mistero di Gesù e che esige da noi un’autentica vita pasquale, non priva di strappi e lacerazioni.

Non dobbiamo temere, perché sappiamo che la libertà e la vita nuova hanno questo prezzo: cioè tagliar via tutto quello che ci impedisce di seguire Cristo e di essere fuoco gettato nella terra per portare frutto.

In questa lotta non siamo soli: il Signore ci ha preceduto e ci ha donato il suo Spirito perché ci insegni ogni cosa e ci aiuti a camminare nella verità e nella libertà.

MM

Fonte:http://www.chiesadelgesu.org/

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