Dal trattato «Il saluto dell'Angelo» di Baldovino di Canterbury,"Un virgulto germoglierà dalla radice di Iesse"

Dal trattato «Il saluto dell'Angelo» di Baldovino di Canterbury, vescovo
(Tratt. 7; PL 204, 477-478)
Un virgulto germoglierà dalla radice di Iesse
    All'«Ave» dell'Angelo, con cui ogni giorno salutiamo devotamente la santissima Vergine, siamo
soliti aggiungere: «e benedetto il frutto del tuo grembo». Queste parole conclusive sono quelle che Elisabetta pronunziò in risposta al saluto della Vergine.
    Ella, come riprendendo la fine del saluto dell'Angelo, proseguì: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo» (Lc 1, 42). Questo è il frutto di cui parla appunto Isaia: «In quel giorno il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria, e il frutto della terra sarà a magnificenza e ornamento» (Is 4, 2). Chi è questo frutto se non il Santo d'Israele, che a sua volta è discendenza di Abramo, germe del Signore e virgulto della radice di Iesse, frutto della vita al quale abbiamo partecipato?
    Benedetto davvero nel seme e benedetto nel germe, benedetto nel fiore, benedetto nel dono, benedetto infine nel ringraziamento e nella lode. Cristo, seme di Abramo, nacque da David secondo la carne.
    Egli solo fra gli uomini si trova perfetto in ogni bene. A lui lo Spirito fu dato senza misura, perché da solo potesse adempiere ogni giustizia. La sua giustizia infatti è sufficiente per tutti i popoli, secondo quanto sta scritto: «Poiché, come la terra produce la vegetazione e come un giardino fa germogliare i semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutti i popoli» (Is 61, 11). Questo infatti è il germe della giustizia, che il fiore della gloria abbellisce dopo che è stato arricchito di benedizione. Ma di quanta gloria? Quanta più eccelsa si possa pensare, anzi quanta non si possa assolutamente pensare. Infatti un virgulto viene su dalla radice di Iesse. Fin dove? Fino al massimo, perché Gesù Cristo è nella gloria di Dio Padre (cfr. Fil 2, 11).
    La sua magnificenza è stata innalzata al di sopra dei cieli, affinché il germe del Signore sia di ornamento e di gloria, e il frutto della terra sia sublime.
    Ma quale vantaggio possiamo sperare da questo frutto? Quale se non quello della benedizione dal frutto benedetto? Infatti da questo seme, germe, fiore, proviene il frutto della benedizione. Ed è arrivato fino a noi. In un primo momento quasi in seme per la grazia del perdono; poi come se fosse in germoglio per l'accrescimento della giustizia; infine sboccia nel fiore per la speranza e per l'acquisto della gloria. Benedetto da Dio e in Dio, perché Dio sia glorificato in lui. Benedetto anche per noi, perché, benedetti da lui, siamo glorificati in lui. Con la promessa fatta ad Abramo, infatti, Dio ha dato a lui la benedizione di tutte le genti.