fr. Massimo Rossi, "Dove metto chi?"


Commento su Luca 14,1.7-14
fr. Massimo Rossi  
XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (28/08/2016)
Vangelo: Lc 14,1.7-14 
"Dove metto chi?": compilare la lista degli invitati costituisce uno dei problemi più imbarazzanti che
i futuri sposi devono affrontare nella preparazione del matrimonio. Ancor più imbarazzante è comporre la geografia della sala, ovvero scegliere il posto da assegnare a ciascun invitato... equilibri diplomatici da rispettare, sensibilità da non urtare, privilegi e precedenze da onorare...
Insomma, notti insonni e discussioni senza fine, nella speranza che almeno quel giorno sia un giorno felice e senza problemi.
E la Messa? che domanda!...certo che la Messa è importante, anzi, molto importante...
Però, la festa, quella vera, viene dopo! Alla cerimonia - "cerimonia", che brutta parola! - si sta tutti fermi e buoni... non ci si può mica scatenare! Al banchetto, invece, il clima è finalmente rilassato; la tensione, che intorno all'altare la potevi tagliare a fette, si è del tutto smorzata.
E, sì! certo che son problemi! Ci sono coppie, parecchie, che rimandano le nozze sine die, per non dovere affrontare lo stress e i costi del pranzo di nozze.... Altri, al contrario, pur di realizzare il loro sogno - a proposito, mai augurare a due sposi novelli "100 di questi giorni!"- son disposti ad accendere anche un mutuo! Cosa non si fa per scrivere una pagina di storia che rimanga nei ricordi di amici e familiari! Vietato far confronti! Ma la tentazione è quasi irresistibile... si va a gara a chi ha fatto le cose più in grande. Mentre in TV impazzano programmi di dubbio gusto, i quali insegnano a rendere indimenticabile il giorno del tuo matrimonio...
Ai tempi di Gesù non c'era il wedding planner, anzi sì! non si chiamava così, era il maestro di tavola: se andate a leggere il famoso racconto delle nozze di Cana, incontrerete questa figura che interroga lo sposo, come mai aveva aspettato così tanto a passare il vino migliore... Verosimilmente quello di Cana, doveva essere un matrimonio per gente di livello sociale superiore; non credo che in Israele se lo potessero permettere tutti... sette giorni di festeggiamenti! Altro che noi!...
Tuttavia ai tempi di Gesù mancava un oggetto che oggi non può assolutamente mancare: il segnaposto. Se ci fossero stati i segnaposti, il protagonista della parabola non avrebbe ricevuto una umiliazione così cocente...roba da fuggire per la vergogna!
E proprio di umiliazione parleremo oggi! C'è molta confusione sul significato del termine.
Lo si confonde spesso con l'umiltà, e questo è un grave errore!
Essere umili - giova ripeterlo per l'ennesima volta - vuol dire avere la giusta consapevolezza di sé, tenendo sempre presenti i propri limiti, certo, ma anche le proprie doti, quei famosi doni, o carismi, che il buon Dio ci ha dato gratis, e che ciascuno di noi deve coltivare non solo per sé, ma anche per il (servizio del) bene comune.
Conoscere il proprio valore non è facile, anzi, è parecchio difficile. Purtroppo è molto facile mancare il bersaglio della nostra verità per eccesso, o per difetto... Accanto ai palloni gonfiati, ci sono anche quelli che hanno una bassa autostima, forse sono ancora più numerosi dei palloni gonfiati: costoro vedono solo i loro difetti, i loro limiti, i loro errori... E se gli chiedi di elencare 5 pregi, non ne trovano neanche uno; probabilmente non li cercano nemmeno, convinti che di buono in loro non ci sia nulla; dunque, perché perdere tempo a cercare un ago in un pagliaio? Tantovale rinunciare. Ed è proprio la rinuncia il carattere distintivo di chi non si stima abbastanza.
Così come l'ipervalutazione di sé, l'atteggiamento rinunciatario è un vero e proprio approccio alla vita; tanto per ricordare un'immagine conosciuta, il famoso vaso di coccio tra tanti vasi di ferro: così il Manzoni descriveva il temperamento meschino e rinunciatario di don Abbondio...
MA un conto è avere le idee chiare su di sé, un conto è ostentarlo, esibirlo!
Il Vangelo di oggi ci insegna che l'umiltà non è soltanto una dote interiore, un modo di essere del cristiano, ma anche un modo di vivere, un modo di relazionarsi con il prossimo: nel caso in oggetto, l'invitato che si sarà seduto all'ultimo posto, sarà doppiamente apprezzabile da parte del signore della festa: per il suo valore intrinseco, che rende onore al banchetto e merita di essere messo nel giusto risalto; ma anche per la sua discrezione, quella virtù, ahimé rara, di chi non ha bisogno di mettere in pubblico le proprie qualità, lasciando che siano gli altri, se lo vogliono, a ‘fare giustizia' di queste. Già, e se non vogliono? E se mi lasciano seduto in un angolo?
Non importa: il valore di un valore - perdonate il bisticcio - non è dato dal consenso esterno: sto parlando dei valori veri, non di quelli che devono la loro rilevanza, appunto, all'ammirazione dei fans, al rumore della carta stampata, alla luce dei riflettori... Soprattutto oggi, quanto più si spettacolarizza un aspetto della persona, tanto più si fa strada il dubbio che quell'aspetto abbia veramente un valore intrinseco.... Certi successi facili - penso al mondo dello spettacolo, il cosiddetto showbiz - durano quanto un fuoco di paglia e si spengono altrettanto facilmente.
Ma, in fondo, che importa! L'essenziale è che anch'io abbia avuto il mio momento di gloria... Tanto, niente dura per sempre! che sia un anno, o una notte sola...
Il Vangelo di questa domenica è nettamente in controtendenza rispetto alla moda che i mass-media suscitano e alimentano, specie tra i giovani, ma non solo...
Ragazzi, non seguiteli! Vi illudono promettendo successo, ricchezza,... Ma poi vi distruggono!
La fama è come un tritacarne dalle lame affilatissime: la fama si nutre di vite fragili e indifese; le dà in pasto alla gente e non è mai sazia!
Ci sarebbe ancora da commentare la conclusione del Vangelo: parla di contraccambio, di ricompensa, insomma di reciprocità.
Anche l'evangelista Matteo, a margine del discorso sulle Beatitudini, insegna che non c'è alcun merito nel fare del bene solo a coloro che ci possono restituire il favore.
Chi si comporta così ha già ricevuto la sua ricompensa in questo mondo (cfr. 5,43-6,4).
Anche questa che potremmo chiamare la morale del dono, il gusto delicato della gratuità, è una proposta - per la fede cristiana, assai più di una semplice proposta - in controtendenza rispetto all'andazzo di chi valuta sempre costi e fatiche delle sue prestazioni...e non dà mai niente per niente.
Ma noi non siamo tra quelli, vero?

Fonte:http://www.qumran2.net/