fra Damiano Angelucci, "Partecipi delle Nozze Eterne "

Commento al Vangelo della XIX Domenica del Tempo Ordinario; 7 agosto 2016
Partecipi delle Nozze Eterne   
TESTO  ( Forma breve : Lc 12, 35-40 )
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».


COMMENTO

Cosa vuol dire vegliare con i fianchi cinti e le lampade accese? Vuol dire che la veglia non è semplicemente il fatto di non dormire ma la condizione necessaria, seppur non sufficiente, per essere attivi, attenti a tutto quello che gira attorno a noi. C’è un padrone di casa che è partito per una festa di nozze e ora sta tornando per condividerla con ciascuno di noi. Questo padrone è partito per celebrare una festa di nozze con tutta l’umanità sua sposa, ma in particolare con le nostre sofferenze, con i nostri mali, soprattutto quello morale, ma anche quello fisico , esistenziale. Lui si è sposato con la parte più fragile della nostra umanità e ora sta tornando per donarci la sua stessa gioia, la sua stessa corona di vittoria, ottenuta nella risurrezione dopo la morte di croce.

Chi godrà di questo ritorno ? Chi potrà gioire del ritorno di questo sposo che viene a farci parte della sua vittoria sul male, sulla morte, sulla tristezza? L’attesa del ritorno del Signore non è inerzia; la beatitudine che Gesù promette non è la comodità del divano come ha detto Papa Francesco ai giovani di tutto il mondo riuniti a Cracovia. Saranno beati e felici coloro che in questo frattempo avranno imitato la sua scelta di campo, disponendosi con la propria vita , a fare le stesse scelte.

Stringersi la veste significa lavorare alla trasformazione di questo mondo ferito dall’egoismo, significa curare come ha fatto Lui,  il Maestro Gesù,  le piaghe delle sofferenze degli uomini, per farsi prossimi di coloro che dalle preoccupazioni dei grandi e dei potenti sono esclusi perché non hanno nulla da dare in cambio.

Tenere la lampada accesa significa coltivare e custodire una coscienza vigile che non fa compromessi con lo spirito del mondo. La lampada accesa è la coscienza che cerca la luce della verità, che sa guardarsi intorno, che sa discernere il bene dal male, che vuole illuminare tutte le situazioni più trascurate e più neglette.
 Tenere la lampada accesa significa voler portare la luce di Cristo risorto a chi ha ormai perso ogni speranza e ogni prospettiva positiva della vita.
Quella lampada accesa è la nostra fede che deve illuminare il nostro passo e quello dei fratelli nell’attesa del ritorno della Luce vera, la luce di Cristo risorto glorioso che tornerà nell’ultimo giorno per estendere a tutti gli uomini la gioia della vita eterna, la gioia di un amore che nel suo abbraccio ci ha salvati e condiviso la sua vita senza fine.

Portare e donare speranza: forse è proprio questo che il mondo più chiede ai discepoli di Cristo. E nell’attesa del suo ritorno ogni uomo è chiamato a donare gratuitamente l’amore da Lui gratuitamente ricevuto.

Fonte:http://fradamiano.blogspot.it/