ORDINE DEI CARMELITANI,LECTIO DIVINA"Gesù insegna a leggere i segni dei tempi"

LECTIO DIVINA: 20ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C)
Lectio:  Domenica, 14 Agosto, 2016
Attenzione agli avvenimenti. 
Gesù insegna a leggere i segni dei tempi
Luca 12,49-59
Orazione iniziale


Shaddai, Dio della montagna,
che fai della nostra fragile vita
la rupe della tua dimora,
conduci la nostra mente
a percuotere la roccia del deserto,
perché scaturisca acqua alla nostra sete.
La povertà del nostro sentire
ci copra come manto nel buio della notte
e apra il cuore ad attendere l’ eco del Silenzio
finché l’alba,
avvolgendoci della luce del nuovo mattino,
ci porti,
con le ceneri consumate del fuoco dei pastori dell’Assoluto
che hanno per noi vegliato accanto al divino Maestro,
il sapore della santa memoria.
1. LECTIO
a) Il testo:
Luca 12,49-5949 Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! 50 C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! 51 Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. 52 D'ora innanzi in una casa di cinque persone 53 si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». 54 Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. 55 E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. 56 Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? 57 E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? 58 Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di accordarti con lui, perché non ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all'esecutore e questi ti getti in prigione. 59 Ti assicuro, non ne uscirai finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo».
b) Momento di silenzio:
Lasciamo che la voce del Verbo risuoni in noi.
2. MEDITATIO
a) Domande per la riflessione:
- Sono venuto a portare il fuoco sulla terra: il fuoco suppone una veemenza di sentimento e un centro di vita perché dove c’è luce, calore, forza, movimento c’è vita. E non vita che ristagna, vita che si alimenta di continuo. In me arde il fuoco della vita di Dio?
- Perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? L’invito a discernere personalmente è quanto mai urgente in un mondo in cui le opinioni si rincorrono e fanno “massa”… Quanto mi faccio condizionare dai giudizi e dai criteri di scelta degli altri?
- Procura di accordarti con lui… Tu sei incamminato verso un tribunale perché pensi di stare nel giusto, ma anche l’avversario nutre la stessa certezza. Come mi sento di fronte a chi sento ostile? Mi sento sicuro di me al punto da andare a finire in tribunale oppure cerco di trovare un accordo cammin facendo?
b) Analisi dettagliata del testo:
v. 49. Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! Il fuoco che non si estingue viene dal cielo, è il fuoco dello Spirito che fa del tutto che esiste l’espressione luminosa e calda della presenza divina fra noi. Il battesimo dell’amore. Nasce la luce, nasce il pane, nasce l’acqua, nasce Dio! La croce, una nuova Betlemme, casa del Pane consumato, una nuova Emmaus, locanda del Pane spezzato, una nuova Betania, casa del Pane profumato offerto agli uomini per sempre.
v. 50. C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! L’angoscia, sintomo di quelle paure che dal di dentro afferrano e deturpano, stravolgono e lasciano senza fiato, l’ha provata anche Gesù. Cosa si può contro l’angoscia? Nulla si può se non l’attesa che si compia ciò che è bene e che i timori siano coinvolti nell’evento atteso. L’angoscia stringe e può demolire ogni possibilità di movimento interiore. L’angoscia di chi ha fiducia e accoglie la vita, pur stringendo la persona in una morsa terribile, non demolisce, semmai fortifica in quanto rende l’attesa scevra di illusioni e di facili speranze.
v. 51. Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. L’uomo cerca la pace. Ma quale pace? La pace del “non mi disturbare”, la pace del “non creiamoci problemi”, la pace del “tutto va bene”, una pace di superficie. Questa pace è quella terrena. Gesù è venuto a portarci la vera pace, la pienezza dei doni di Dio. Questa pace allora non si chiama più pace, ma in quanto va contro la pace apparente si chiama agli occhi del mondo “divisione”. Si può dire meglio che la pace di Cristo elegge e in quanto elegge discrimina, come una calamita che in un campo magnetico attrae a sé chi è della stessa “natura” ma non opera alcuna attrazione verso chi non è di natura simile.
vv. 52-53. D'ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». Tutto ciò che divide non viene da Dio, perché in Dio si fa unità. Ma nel Suo nome è possibile anche andare oltre il comandamento naturale. Onora il padre e la madre, dice la legge antica. E la legge nuova che è quella dell’amore senza limiti arriva però a dire: Chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me. Divisione in tal caso si può intendere come priorità di amore, gerarchia di valori. A Dio, fonte della vita, spetta il primo posto. Al padre e alla madre che hanno accolto la vita, il secondo posto… è nella natura logica della creazione un tale ordine. Non è onore al padre e alla madre il disobbedire a Dio o il venir meno all’amore di Cristo. Perché l’amore del padre e della madre è amore di risposta, l’amore di Dio è amore generante.
vv. 54-55. Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. Prima di rimproverare le folle, Gesù apprezza ciò che di buono sono capaci di fare. Se una nube viene da ponente, è pioggia che arriva. E questa certezza è nata all’uomo dall’osservare i fenomeni naturali fino a formulare delle leggi. Se il vento è scirocco, arriva il caldo. Constatato e riflettuto, ci si regola di conseguenza.
v. 56. Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? Perché non usare lo stesso criterio per gli eventi del momento presente? La storia parla. Perché non valutarla sulla base dell’esperienza? La logica che lega premesse e conseguenze è la stessa sugli eventi umani e soprannaturali. Il mondo delle relazioni, il mondo delle convinzioni religiose, il mondo delle attese umane… tutto soggiace alla stessa legge. Allora se si attende il Cristo da secoli come compimento delle promesse di Dio, e se questo Gesù di Nazareth compie le opere della fede con il dito di Dio perché dubitare che sia giunto il Regno di Dio? Questa è ipocrisia. Un non voler ammettere la fedeltà di Dio e intestardirsi ad attendere il compimento delle proprie vedute.
v. 57. E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? Ciò che è giusto è sempre giudicabile. Non serve attendere i giudizi altrui. Eppure siamo sempre legati al pensiero e alle parole altrui, a ciò che accade e a ciò che si prospetta, a prospettive di successo e a mille esitamenti. Fidarsi del proprio corretto giudizio è saggio!
v. 58. Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di accordarti con lui, perché non ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all'esecutore e questi ti getti in prigione. La saggezza e il giudizio di Gesù sono orientati a qualcosa di veramente utile. Non sperare di ricevere giustizia, perché nessuno è giusto tanto da poter evitare la condanna alla prigionia. Siamo tutti peccatori! E allora invece che appellarti a una giustizia falsa, quella per la quale ti ritieni degno di assoluzione, appellati alla concordia. Trova un accordo che non ti porti davanti a un giudice. Giudica tu i fatti e concludi che è sempre meglio non sentirsi affrancati da colpe. Lo dice san Paolo: Io neppure giudico me stesso… il mio giudice è il Signore. Lui sì…
v. 59. Ti assicuro, non ne uscirai finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo». Chi non debiti? Perché vogliamo vivere la nostra vita in un tribunale per stabilire costantemente chi è colpevole e chi è innocente? Non sarà meglio vivere semplicemente, in accordo e armonia con chiunque, dal momento che tutti si cerca di volere il bene e tutti si ha come moneta di scambio la fragilità e la debolezza?
c) Riflessione:
Potessimo anche noi portare il fuoco nella terra del nostro cuore! Un fuoco capace di espandersi senza fare danni di incendio, ma creando legami caldi di vivace scambio… Chi gioca con il fuoco si ritrova certamente con le mani bruciate, ma quanto beneficio per tutti. Il fuoco divide, crea cerchi di incontro e barriere di inaccessibile transito. Come in tutte le cose divine ci si ritrova ad un bivio: con Cristo o contro di lui. Sì, perché non bisogna mai dimenticare che è segno di contraddizione per ogni tempo, pietra di inciampo per quanti guardano in alto aspettandosi miracoli e prodigi e pietra angolare per chi guarda le sue mani stanche e afferra le mani di un carpentiere intento a costruire la casa della speranza, la Chiesa. Un tempo di grazia: come non riconoscerlo? Se passi accanto un fuoco acceso, ne senti il calore. E Cristo è fuoco acceso! Se attraversi un torrente in piena in una giornata afosa d’estate, ne senti la frescura e sei attratto da quel muoversi che viene a te per dissetarsi e donarti momenti di ristoro. E Cristo è acqua che zampilla per la vita eterna! Se nella notte ascolti il silenzio, non puoi non sentirti trepidante di attesa per la luce del nuovo giorno che si leverà. E Cristo è sole che sorge! È Parola che nella notte è silenzio e ad oriente si fa sillabe di nuovo dialogo. Perché non accorgerti che è giusto far cadere ogni ostilità e camminare con chiunque riconoscendolo come fratello? Se lo pensi come nemico, vai a cercare giustizia… Se lo pensi come fratello, ti nasce il pensiero di accudirlo e di fare insieme un tratto di strada, di condividere con lui le tue angosce e le tue ansie, di ascoltare da lui i suoi affanni. Perché vuoi a tutti i costi pagare il tuo debito fino all’ultimo spicciolo?
3. ORATIO
Salmo 31
Beato l'uomo a cui è rimessa la colpa,
e perdonato il peccato.
Beato l'uomo a cui Dio non imputa alcun male
e nel cui spirito non è inganno.
Tacevo e si logoravano le mie ossa,
mentre gemevo tutto il giorno.
Giorno e notte pesava su di me la tua mano,
come per arsura d'estate inaridiva il mio vigore.
Ti ho manifestato il mio peccato,
non ho tenuto nascosto il mio errore.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie colpe»
e tu hai rimesso la malizia del mio peccato.

Per questo ti prega ogni fedele
nel tempo dell'angoscia.
Quando irromperanno grandi acque
non lo potranno raggiungere.

Tu sei il mio rifugio, mi preservi dal pericolo,
mi circondi di esultanza per la salvezza.
Ti farò saggio, t'indicherò la via da seguire;
con gli occhi su di te, ti darò consiglio.

Non siate come il cavallo e come il mulo
privi d'intelligenza;
si piega la loro fierezza con morso e briglie,
se no, a te non si avvicinano.

Molti saranno i dolori dell'empio,
ma la grazia circonda chi confida nel Signore.
Gioite nel Signore ed esultate, giusti,
giubilate, voi tutti, retti di cuore.
4. CONTEMPLATIO
Signore, tu che scruti il mio cuore e fai dei miei timori i sentieri per creare novità di dono, entra nella mie angosce. Lì dove si perde la mia speranza e il tremore mi divora, lì dove ogni scintilla di grazia scotta le mie sicurezze e fa di me un cumulo di cenere, lì accendi di nuovo il fuoco dell’amore. Donami uno sguardo capace di penetrare la realtà e di afferrare il tuo sguardo che mi attende oltre il velo dell’apparenza. Non permettere che sia portato via da me il desiderio di comunione. E anche lì dove nel tuo nome io trovassi opposizione, resistenza, avversità possa entrare nell’angoscia della divisione per mantenere viva la fiamma dell’incontro con te!

Fonte:http://ocarm.org/it/

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