padre Gian Franco Scarpitta, La verità e il "fuoco"



padre Gian Franco Scarpitta  
 "La verità e il "fuoco"
XX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (14/08/2016)
Vangelo: Lc 12,49-53 
Avevo lasciato il seminario da alcuni mesi e mi trovavo in un'altra comunità religiosa della mia
Provincia, dove attendevo come prossima l'ordinazione diaconale e al sacerdozio. In una circostanza mi trovai a frequentare un corso di pastorale sul Sacramento della Riconciliazione, dove in pratica si illustravano ai futuri sacerdoti le direttive sul comportamento da adottare con i penitenti durante il ministero della Confessione. Durante una conversazione a tavola, riferivo ai confratelli che, secondo quanto avevano raccomandato i relatori, il confessore non deve essere eccessivamente indulgente con i seminaristi che, avviati agli studi teologici, dimostrino tendenze o lacune preoccupanti dal punto di vista sessuale. Si può concedere loro l'assoluzione solo se promettono di lasciare quanto prima il seminario e di non aspirare più al sacerdozio e/o alla vita religiosa. E' superfluo spiegare la motivazione di una simile direttiva.
Improvvisamente un giovane che si trovava nella nostra comunità per un periodo di verifica vocazionale come aspirante religioso, balzò dalla sedia, mi apostrofò e mi aggredì con grida e imprecazioni, esattamente come se gli avessi rivolto accuse o parole vituperanti. Non si trovava assolutamente in quel discorso e per darmene dimostrazione si accaniva con me che vi avevo partecipato. Capii il motivo di questa sua reazione insolita circa due mesi dopo, quando questo giovane venne espulso dalla nostra comunità. Non aveva i requisiti necessari per proseguire verso la vita religiosa, lo si era in un certo qual modo smascherato e io in quella circostanza, pur senza accorgermene, gli avevo detto chiaramente la verità, collocandolo di fronte a se stesso. Perché la verità molte volte e amara, non sempre accettabile in se stessa e molte volte si preferisce che altri non ce la riferiscano. Anche quando conosciamo ciò che di noi stessi corrisponde al vero quanto ai nostri lati negativi, preferiamo tante volte non considerarli, tante altre volte anche giustificarli e puntare solo sui nostri pregi e sulle qualità. In una sua canzone Luigi Tenco diceva: "Vorrei essere una persona per vedere me stesso come mi vedono gli altri... La mia paura è che al vedere me come sono potrei rimanere deluso." Ci sono tanti difetti di cui siamo consapevoli e che preferiamo ignorare. Quando invece sarebbe più giusto accettare noi stessi anche nei limiti e nelle imperfezioni, onde potervi possibilmente porre rimedio. In altissima percentuale siamo soliti, in Italia, consultare gli oroscopi nell'illusione che ci rivelino il nostro prossimo futuro, ma quando gli "astri" ci preannunciano eventi negativi o difficoltà insormontabili immediatamente dubitiamo della loro attendibilità, ricorrendo ad altri oroscopi "migliori", perché ci annuncino ciò che noi desideriamo e questo segna quanto a volte l'uomo sia ridicolo e contraddittorio. La verità è piacevole solo quando ci annuncia ciò che a noi interessa o ciò che è di giovamento. Non è più "verità" quando invece ci lascia presagire cose nefaste, difficoltà o sacrifici.
Nella prima Lettura il profeta Michea di Imla viene consultato dal re d'Israele e dal re Giosafat su una decisione da prendere in fatto di guerra: espugnare la città di Ramot o rinunciarvi? Il profeta è già guardato con pregiudizio, perché è solito predire delle sventure e sa benissimo che se dovesse riferire quanto avverrà davvero, otterrà quantomeno la riprovazione dei due monarchi. Quindi profetizza il falso per non deludere i due interlocutori e solo dopo una breve insistenza predice ciò che realmente il Signore comunica loro per suo mezzo: la sconfitta nella battaglia contro Ramot di Galaad. Al re non va a genio che Michea predica "qualcosa di avverso" e alla fine questi viene imprigionato. Annunciare la verità in nome di Dio gli costa così molto caro(1 Re 22, 14 - 28), e non è l'unico annunciatore della Parola che nella Bibbia è costretto a subire una simile sorte. Anche Geremia, profeta sincero e compito, che non può fare a meno di annunciare la verità sulla Parola di Dio, viene disprezzato e gettato nella cisterna (Ger 38, 4 - 6).
Che dire poi di Gesù, Figlio di Dio, che è venuto a rendere testimonianza alla verità e a prometterci lo Spirito che ci guiderà alla verità tutta intera, per renderci liberi? (Gv 19, 37 - 38; 8, 27)? Incontrerà le opposizioni di quanti lo decifreranno un impostore e un bestemmiatore, come quando nella sinagoga di Nazareth proclamerà, una volta letto il libro del profeta Isaia, che "oggi si è adempiuta questa parola che avete sentito con i vostri orecchi". Sarà sempre oggetto di esecrazione e di brutale persecuzione a motivo della sua parola e del suo messaggio e otterrà anche il distacco e la fuga dei suoi astanti nell'occasione del discorso sul "pane vivo disceso dal cielo", perché proferirà un linguaggio duro e incomprensibile (Gv 6). Quanti gli muoveranno avversione misconosceranno perfino l'evidenza dei miracoli con i quali si proclama Figlio di Dio, come nel caso del cieco nato alla piscina di Siloe. Adesso però Luca ci illustra l'inverosimile quanto alla figura e al messaggio di Gesù, perché ci ravvisa che, oltre ad essere egli stesso vittima di odio e di persecuzione, sarà anche causa di dissidi e di scontri, anche bellicosi. Nel "suo nome anche all'interno di ogni singola famiglia e in ogni società si fomenteranno scontri e divisioni perché fra quanti lo accolgono come Salvatore e Messia e quanti come tale non lo accolgono vi sono inevitabili divergenze. Le ripercussioni di questi scontri nel nome di Gesù sono state purtroppo all'origine di ingiustificati e obbrobriosi conflitti fra cristiani e mussulmani nelle guerre di religione e nelle crociate, e ancora oggi sono alla base di scontri fra cattolici e protestanti. Il messaggio di Gesù e la sua figura comportano inevitabili divisioni e aberranti conflittualità che il Signore in verità vorrebbe evitare, ma che pur tuttavia si mostrano ineluttabili. Del resto il vecchio Simeone lo aveva previsto, al momento della comparsa di Gesù bambino nel tempio: "sarà segno di contraddizione"E questo sempre a motivo del fatto che il prezzo della verità è troppo elevato, soprattutto per chi ama crogiolarsi nel comodismo che la menzogna assicura.
Gli esegeti tuttavia sono molto più ottimisti in merito alla sconsolante affermazione di Gesù. Nelle parole "Madre contro figlia e figlia contro madre, padre contro figlio e figlio contro padre", peraltro proferite anche da Michea, non ci si riferisce agli scontri familiari, ma alla lotta dirompente fra il vecchio e il nuovo: Gesù annuncia la conflittualità che il suo messaggio e la sua Parola stanno per apportare nel passaggio fra quanto appartiene alla vecchia sfera e quanto dovrà concernere la vita rinnovata. L'uomo, in ogni situazione ambientale dovrà lottare parecchio per fuggire l'uomo vecchio intriso di vizi, passionalità e ambizioni e assumere connotati nuovi, ma questo comporterà combattimenti spirituali ad oltranza.
In tutta questa prospettiva Gesù ci offre comunque un valido supporto perché in ogni caso sappiamo accettare umilmente la verità, aderirvi e lasciarci da essa condurre: egli parla di un "fuoco"che lui è venuto a portare sulla terra e che brama che sia acceso al più presto, unitamente a un "battesimo" che egli dovrà ricevere. E' risaputo che il battesimo riguarderà la sua morte e la sua risurrezione, tappe necessarie perché il Figlio di Dio realizzi il piano di redenzione e di salvezza dell'umanità e pertanto urgenti dal suo punto di vista: egli attende con ansia di poter adempiere il progetto divino di salvezza nella morte e nella resurrezione. Ma proprio queste due tappe determineranno per tutti il "fuoco" purificatore, che nell'Antico Testamento viene identificato con la parola di Dio, ma che dopo la vittoria sulla morte riguarderà lo Spirito Santo. Sarà questo "fuoco", lo Spirito, a suscitare in noi la verità e ad inculcare nei nostri animi l'amore per tutto ciò che non è falso e irrisorio. Lo Spirito stesso ci condurrà alla verità e tuttora suggerisce che essa sia la vera prospettiva di vita e di sussistenza. Se pertanto accogliere la verità è sacrificato, in forza dello Spirito che scaturisce dal sacrificio del Cristo, non sarà difficile che noi vi entriamo e vi perseveriamo.



Fonte:qumran2.net/

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