Vincenzo Corrado"Riconoscere, capire e giudicare.

Commento su Luca 12,49-53
XX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (14/08/2016)
Vangelo: Lc 12,49-53 
Riconoscere, capire e giudicare. Tre significati del discernimento, del quale a volte siamo capaci, ma
non quando esso è davvero necessario, come nel momento presente. Anche per Gesù il suo momento presente era decisivo al punto da provocargli angoscia: "Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!". Con questa tensione interiore il Signore dichiara spezzati i nostri rapporti: quelli verticali tra padri e figli e quelli orizzontali con chi ci contrasta sugli stessi diritti. E la lotta si allarga nella società, nella politica, nella natura, fino alle guerre e ai conflitti più gravi. Che fare? Discernere è stato quanto mai difficile anche per Gesù che lo ha operato col fuoco e con l'acqua.
Il fuoco dello Spirito Santo scenderà a Pentecoste, battesimo del giudizio di Dio che è il suo amore che salva il mondo. L'angoscia di Gesù è coscienza che questo fuoco viene da un battesimo (l'acqua è la morte) sulla croce. Gesù accetta la prova e fa della morte stessa il luogo del dono della vita, il luogo dell'amore.
La fine del mondo è quando i padri sono contro i figli, i figli sono contro i padri e non c'è più la trasmissione della vita. È il caos assoluto nelle relazioni, il segno della fine della mondo, sul modello di quella fine che c'è stata all'inizio di tutto, quando l'uomo ha considerato Dio come nemico. Gesù ha sanato la frattura affidandosi al Padre ed estirpando la radice del male che è non fidarsi di Dio, di chi dà la vita. Tutto il male del mondo non dipende forse dalle nostre relazioni. Anche il dolore più grande di Gesù è stata l'esperienza della frattura della relazione col Padre: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Gesù ha provato l'angoscia a causa del peccato che abbiamo fatto noi abbandonando Dio. La salvezza di Gesù è la guarigione del rapporto col Padre: siamo tutti figli e quindi tutti fratelli. L'altro non è l'inferno (Sartre), ma un dono.
Commento a cura di Vincenzo Corrado

Fonte:qumran2.net

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