Bruno FERRERO sdb, "Il povero Lazzaro e il ricco senza nome"

25 settembre2016  | 26a Domenica T. Ordinario - Anno C   |  Omelia
Il povero Lazzaro e il ricco senza nome

Un'antica fiaba persiana racconta di un uomo che aveva un unico pensiero: possedere oro, tutto l'oro
possibile.
Era un pensiero vorace che gli divorava il cervello e il cuore. Non riusciva così ad avere nessun altro pensiero, nessun altro desiderio per altre cose che non fossero oro.
Quando passava davanti alle vetrine della sua città, vedeva solo quelle degli orefici. Non si accorgeva di tante altre cose meravigliose.
Non si accorgeva delle persone, non badava al cielo azzurro o al profumo dei fiori.
Un giorno non seppe resistere: entrò di corsa in una gioielleria e cominciò a riempirsi le tasche di bracciali d'oro, anelli o spille.
Naturalmente, mentre usciva dal negozio, fu arrestato. I gendarmi gli dissero: "Ma come potevi credere di farla franca? Il negozio era pieno di gente".
"Davvero?", fece l'uomo stupito. "Non me ne sono accorto. Io vedevo solo l'oro".

"Hanno gli occhi e non vedono", dice la Bibbia degli idoli falsi.
Si può dire di tante persone, oggi.
Sono abbagliati dal luccichio delle cose che brillano di più: quelle che la pubblicità quotidiana ci fa scorrere sotto gli occhi, come fossero il pendolino di un ipnotizzatore.
Il Salmo 48 aggiunge: "L'uomo nella prosperità non comprende".
Il profeta Amos nella prima lettura ci ha detto:

"Guai agli spensierati e a quelli che si considerano sicuri… cesserà l'orgia dei dissoluti"

Mangiano, bevono e non vedono, non si accorgono dei poveri, degli esclusi, dei rifiuti umani da cui sono circondati. Anche ai più alti livelli, il mondo si arrovella per il problema dei rifiuti materiali. Si preoccupa molto meno dei rifiuti umani, che sono forse più numerosi.
Viene il tempo in cui bisogna aprire gli occhi e accorgersi finalmente.
Gesù enuncia chiaramente il principio che guida il Vangelo: Dio non è indifferente a tutto questo!

E quando le idee sono serie e anche spiacevoli, Gesù racconta una storia.
Quella di oggi ha due protagonisti: un riccone arrogante e vanaglorioso e un poveraccio, ulceroso e affamato.
Il ricco non ha nome, il povero si chiama Lazzaro, un nome ben augurante che viene dall'ebraico Eleazaro e significa "colui che è assistito da Dio". È il caso di dire "Speriamo".
Apparentemente, il bel nome è tutto quello che ha. Il racconto di Gesù non parla di una sua eventuale forza d'animo, né di una ipotetica religiosità. È povero e basta. Non pretende niente, vorrebbe solo sfamarsi con quello che il riccone butta via, gli scarti della sua cucina.
Il ricco è una specie di Paperon de' Paperoni che nuota nel lusso. Neanche vede quello scarto umano che sta alla porta in mezzo ai cani.
I due hanno un solo punto in comune: la loro condizione mortale.
Ma invece di avvicinarli, la morte sigilla definitivamente il loro non - incontro e la breve distanza che c'era tra loro mentre erano in vita, diventa un abisso invalicabile:

"Tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi".

Le Beatitudini di Gesù si verificheranno: la situazione si capovolgerà. E la situazione di ciascuno diverrà irrimediabile.
Un discorso duro, quello di Gesù. Questa vita, allora, è importante e quello che noi facciamo in questo periodo di tempo è decisivo: noi prepariamo quello che saremo.
Le immagini di Gesù sono vivide. Il riccone vorrebbe che qualcuno lo spiegasse ai suoi fratelli che vivono come lui. È egoista ancora una volta, Non pensa a tutti, solo alla sua famiglia.
Ci vorrebbe almeno uno che risuscita da morti e lo ascolterebbero.
Gesù dice che in realtà esiste già un ottimo manuale di "sopravvivenza" ed è la Sacra Scrittura.
E comunque accontenterà il riccone. Lui risorgerà da morte.
Ma come Gesù stesso aveva preannunciato (e come noi ogni giorno possiamo constatare) non servirà a eliminare l'ingiustizia e la durezza dei cuori.

"Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti"".

Oggi, anche Gesù è come il povero Lazzaro: un invisibile, uno che non conta.
Sono ben altri i criteri per distinguere chi conta da chi non conta.
Ci si abitua così facilmente a giudicare tutto da "Quanto costa?"

Un padre morendo, con l'ultimo alito, disse ai figli riuniti attorno al suo letto: "Figli miei vi lascio…"
Tutti, prontamente: "Quanto?"

Le cose che non si comprano e non si vendono non hanno valore. Un uomo si misura dal suo conto in banca. Riempiamo i cassonetti dei rifiuti di roba ancora buona, tanto: "L'ho pagato e ne faccio quello che voglio!"
Si diventa insensibili, ciechi, indifferenti.
C'è anche chi si ammazza di lavoro per avere sempre più cose, per colmare i figli di beni materiali.
Ma non riesce più a vederli.

Gesù ribadisce chiaramente: Dio non è indifferente a tutto questo, quindi ciascuno è responsabile di ogni povero Lazzaro che di solito è vicino, forse anche nella sua stessa casa, ma come invisibile ai suoi occhi.

Un riccone arrivò in Paradiso. Per prima cosa fece un giro per il mercato e con sorpresa vide che le merci erano vendute a prezzi molto bassi.
Immediatamente mise mano al portafoglio e cominciò a ordinare le cose più belle che vedeva.
Al momento di pagare porse all'angelo, che faceva da commesso, una manciata di banconote di grosso taglio.
L'angelo sorrise e disse: "Mi dispiace, ma questo denaro non ha alcun valore".
"Come?", si stupì il riccone.
"Qui vale soltanto il denaro che sulla terra è stato donato", rispose l'angelo.

Questa nostra vita è l'unica grande occasione che abbiamo per farci un capitale in Paradiso. Fare di noi stessi una persona in cui Dio possa rispecchiarsi e riconoscere qualcuno che gli assomiglia. Occhi e cuore che assomigliano ai suoi. Come era nel piano della Creazione.
Dobbiamo farlo adesso, mentre la distanza tra noi e Lazzaro è breve e quello che dobbiamo fare è solo un piccolo passo.

Don Bruno FERRERO sdb
http://www.donbosco-torino.it/

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