don Giacomo Falco Brini " Gioite con me"


Gioite con me
don Giacomo Falco Brini  
XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (11/09/2016)
Vangelo: Lc 15,1-32 
Se si prendono sul serio (speriamo) le parole di Gesù di domenica scorsa circa le esigenze del
discepolato, verrebbe da dire che nessuno è in grado di stargli dietro. Oppure (che è lo stesso) verrebbe da dire che essere discepoli di Gesù è una possibilità riservata a una èlite di persone quali i citati S.Francesco d'Assisi, la novella S.Teresa di Calcutta e altri canonizzati. Ma subito dopo quel vangelo troviamo il cap.15 di Luca evangelista che in questa domenica la chiesa ci offre di meditare integralmente. Luminosa intelligenza delle Scritture: S.Luca ci ha condotto fin qui per renderci consapevoli della nostra incapacità a seguirlo in modo che, disperando di noi, speriamo nella sua Misericordia! La grande ouverture della "sinfonia n.15 in figlio minore" la dice tutta: continuavano ad avvicinarsi a Lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo (v.1). Anche oggi si avvicina veramente a Gesù solo chi guarda a Lui dalla propria realtà di peccato, dalla propria fragile umanità incapace di salvarsi. Si avvicina a Gesù soltanto chi sente la necessità della sua Misericordia, perché tocca con mano la propria miseria. Si allontana da Gesù chi si arrocca nel proprio giusto modo di vedere e confida in virtù proprie per fare il bene. Si allontana da Gesù chi condanna i fratelli ingiusti e crede che Dio faccia lo stesso: i farisei e gli scribi mormoravano: "costui accoglie i peccatori e mangia con loro" (v.2). Del vangelo ho capito pochissime cose soltanto, anzi, mi correggo, penso che Egli me le abbia fatta capire. Una di queste è che Gesù nella sua vita ebbe maggiore accoglienza e comprensione nel cuore dei piccoli, dei poveri e dei peccatori. Per questo troviamo nei vangeli che la maggioranza di quelli che lo seguono si trovano tra questi ultimi. Per questo tra i vari nomignoli che gli affibbiarono troviamo anche mangione e beone, amico dei pubblicani e dei peccatori (Lc 7,34). L'impresa più difficile per il Signore, allora come oggi, è farsi spazio nel cuore dei giusti e convertirli!
Se guardiamo all'intera "economia" delle parabole del cap.15 noteremo che dietro le figure tratteggiate da Gesù del pastore, della donna e del padre, emerge un personaggio coinvolto totalmente nella ricerca di un incontro; e, una volta giunto l'incontro, con una voglia irresistibile di far festa e di contagiare la propria gioia a chi gli sta intorno. Una pecora ritrovata sulle spalle, una moneta recuperata, un figlio che ritorna a casa: il leitmotiv della sua incontenibile gioia è sempre l'incontro con ciò che cercava. Siamo al cuore della rivelazione del volto di Dio nel vangelo di Luca. Gesù spiegherà con la sua vita, ma soprattutto nel modo in cui muore, che quanto ci ha raccontato in quelle parabole, fa emergere l'identikit autentico di Dio. Amore incondizionato. Amore gratuito. Amore che cerca incessantemente l'incontro con tutti i suoi figli. "E' importante questo insegnamento di Gesù: la nostra condizione di figli di Dio è frutto dell'amore del cuore del Padre; non dipende dai nostri meriti o dalle nostre azioni, e quindi nessuno può togliercela, neppure il diavolo! Nessuno può toglierci questa dignità!" (Papa Francesco, catechesi su Lc 15,11-32, Udienza pubblica del 11.05.2016).
Infatti, nel centro del cap.15, concepibile come un'unica grande parabola in tre racconti, c'è un padre che vede meglio chi è lontano, che si commuove, che corre incontro e compie i gesti più materni che ci siano al riabbracciare il figlio che non era più in casa; un padre che non sopporta di sentirsi dire "non sono più degno di essere tuo figlio" e che si affretta piuttosto a restituirgli tutti i segni della sua dignità (anello, vestito e calzari), avviando poi una festa di famiglia a base di filetto di vitello ben foraggiato. Gesù non tratteggia un papà offeso che chiede prima conto al figlio delle sue malefatte, ma un papà concentrato a esprimere la sua gioia di averlo di nuovo in casa salvo (Lc 15,20-24). Come è bello questo papà! Che forza si sprigiona nella gioia di avere davanti ai propri occhi il proprio figlio perduto! Perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato (v.24).
Ma in questa gioia trascinante c'è una persona che non si riesce a coinvolgere. E' il fratello maggiore che è sempre stato in casa. E' curioso che nelle tre parabole è l'unico personaggio che rifiuta l'invito alla gioia: un figlio che vive in casa e dovrebbe conoscere bene il papà. Anzi, giustifica il proprio rifiuto trasformandolo in una poco velata accusa al padre (Lc 15,30). Quanto è diverso questo figlio dal suo papà! Qui scopriamo chi veramente ha più bisogno della Misericordia di Dio. "Vediamo il disprezzo: non dice mai "padre", non dice mai "fratello", pensa soltanto a se stesso, si vanta di essere rimasto sempre accanto al padre e di averlo servito...Il figlio maggiore, anche lui ha bisogno di misericordia. I giusti, quelli che si credono giusti, hanno anche loro bisogno di misericordia. Questo figlio rappresenta noi quando ci domandiamo se valga la pena faticare tanto se poi non riceviamo nulla in cambio. Gesù ci ricorda che nella casa del Padre non si rimane per avere un compenso, ma perché si ha la dignità di figli corresponsabili. Non si tratta di "barattare" con Dio, ma di stare alla sequela di Gesù che ha donato se stesso sulla croce senza misura." (Papa Francesco, catechesi su Lc 15,11-32, Udienza pubblica del 11.05.2016).
Ho davanti agli occhi del mio cuore due persone. Una più giovane e una più avanti negli anni. La giovane un giorno mi confessò: "sai, i miei, molto preoccupati, pensano che non frequenti più la parrocchia perché sto mettendo in dubbio la mia fede. Ma in realtà non l'ho mai fatto, tutto quanto ho cominciato ad imparare da piccola circa la fede non l'ho rifiutato. Ho riflettuto. In verità io non frequento più la mia chiesa perché lì non mi sento a casa". La signora più avanti negli anni un giorno mi raccontò: "ho fatto un sogno strano. Scorrevano davanti all'altare della mia chiesa tante persone. Sacerdoti, suore, fedeli che frequentano la parrocchia con il volto piuttosto spento. Poi ad un certo punto appare Gesù dietro di loro che mi guarda sofferente dicendo: "sono tutti qui, ad un passo da Me, ma non vengono da Me...ed è così da tanto tempo!".
L'appello del Giubileo a riscoprire il cuore del vangelo nell'amore misericordioso e gioioso di Dio è più che mai urgente. Perché il cammino del discepolato è divenire misericordiosi e gioiosi come il Padre; è riflettere come comunità cristiana questo volto, l'unico volto, di Dio Padre. In chiesa, fuori della chiesa, tutti ne abbiamo bisogno.

Fonte:http://www.qumran2.net/

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