don Roberto Seregni "Il pastore innamorato"

Il pastore innamorato
don Roberto Seregni  
XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) 
Vangelo: Lc 15,1-32
I farisei e gli scribi sono convinti di conoscere Dio, di custodirne la legge e il mistero.

Chi meglio di loro, giusti e scrupolosi, può conoscere la verità del Dio dei padri?
Chi meglio di loro si può fare interprete della Sua volontà che premia i giusti e punisce i peccatori, che da a ciascuno secondo il proprio merito?
E poi, un giorno, è arrivato Gesù di Nazareth che opera miracoli di sabato, che sta con le prostitute, che tocca i malati, che parla con le donne, che recluta discepoli tra i pescatori di Galilea e siede a mangiare con i pubblicani e i peccatori e che, soprattutto, afferma che questo - il Suo - è il vero stile di Dio.
I farisei e gli scribi mormorano davanti alla scelta di Gesù di cenare con i peccatori. Voglio però sottolineare che il dissenso non è tanto sulla cena in sé, quanto piuttosto sulla pretesa di Gesù che in quell'atteggiamento, in quella prossimità, in quella condivisione sia rivelato il vero volto di Dio. Un volto inedito, sorprendente, che sovverte i canoni teologici dell'autorità costituita. Da qui parte la mormorazione. Da qui nascono le tre parabole della misericordia che Luca incatena nel suo Vangelo. Ci fermiamo sulla prima, quella del pastore innamorato.
Mi affascina questa parabola di Gesù che ci racconta di un Dio che si mette sulle nostre tracce, che ci cerca, che ci vuole venire a scovare nei nostri nascondigli. E' un Dio appassionato che non si cura del gregge rimasto incustodito, che non si accontenta di aspettare un ritorno, che non delega la ricerca, ma che si mette in marcia per colmare il vuoto insopportabile delle distanze.
Ho conosciuto molte persone che si sono sentite scovate da Dio proprio nelle loro distanze e piccolezze; che quando mai se lo sarebbero aspettate, hanno avvertito la Sua presenza forte e consolante; che si sono sentire raggiunte dallo sguardo di Dio proprio quando nemmeno avevano più la forza di guardarsi allo specchio.
Quello che svela Gesù è l'abbraccio del pastore che ti rialza e ti riporta a casa. Ti risparmia persino la fatica del ritorno, si carica Lui del tuo peso, delle tue fatiche. La tua storia, tutta intera, è nelle sue braccia. Tu devi solo lasciarti afferrare, abbassare la guardia, permettere che il suo amore raggiunga le tue ferite e avere il coraggio della novità.
Animo, cari amici! Mentre tutti gli ingranaggi della vita delle nostre comunità ricominciano a mettersi in moto, custodiamo nel cuore la bellezza inaudita e sorprendente del Dio che il Rabbì di Nazareth ci ha svelato. Alleniamoci a testimoniare e a raccontare di questo pastore innamorato che si mette sulle nostre tracce, che fa di noi il suo tesoro più prezioso.
Buona settimana
Don Roberto