Mons.Antonio Riboldi, "La pienezza di gioia che sogniamo"

Omelia del 4 settembre 2016
La pienezza di gioia che sogniamo
Gesù oggi ha una richiesta esigente per ciascuno di noi.

Ci chiede di avere il primo posto nel nostro cuore e nella nostra vita!


‘Se uno viene a me e non mi ama più di suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli e le sorelle e persino più della propria vita, non può essere mio discepolo … Chi di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. (Lc. 14, 25-33)

Lui sa che c’è il rischio per ciascuno di noi di ‘dirsi’ di Cristo, ma senza che il Maestro sia davvero al centro della nostra vita, perché prima, come ‘valori’ sovrani, forse anche non del tutto consapevolmente, mettiamo il possesso delle cose, le tante ambizioni, i tanti interessi, il nostro io.

Ma Gesù conosce il nostro cuore e il nostro vero Bene. Sa che solo con Lui è possibile amare senza voler possedere l’altro o ‘avere’ restando distaccati, così che le cose non diventino idoli.

Del resto fa davvero impressione quanto oggi – ma in fondo sempre – si mettano al primo posto le creature e quanto questo sia devastante per la nostra stessa umanità.

Non è mai una soluzione vera dividere il cuore tra l’amore di Dio e l’amore delle cose!

Solo amando Dio sopra ogni cosa si può riuscire, anche se con fatica, ma sostenuti dalla Sua Grazia e Potenza, a donare amore a tutti, cominciando dai più vicini, e tutto acquista senso.

Davvero amare è liberarsi da se stessi – la più terribile schiavitù. E se questo è vero tra di noi, quanto più è vero verso Dio.

Questo Vangelo può sembrare difficile, ma è, se capito e vissuto davvero, la Buona Novella del Regno dei Cieli. E’ serenità e libertà, pienezza di vita e di cuore.

Ne è testimonianza, proprio oggi, la canonizzazione della beata Madre Teresa di Calcutta.

Ho dei ricordi indelebili di questa piccola e grande donna di Dio.

Con lei ebbi il dono di parlare ai giovani e la incontrai in altre occasioni solenni.

Ogni suo tratto era il canto della povertà in spirito, che genera la gioia più pura.

Ricordo una volta che un ragazzo le chiese: ‘Madre Teresa, se Dio le desse la possibilità di tornare da capo a vivere, sapendo cosa voglia dire ‘seguire Gesù’, Gli direbbe ancora di sì?’.

La Madre si raccolse un momento, come a riepilogare tutte le tappe del suo infinito Calvario di carità e, sbalordendo tutti, rispose: ‘Gli direi di no’.

Ci fu un attimo di smarrimento nell’assemblea.

Ma poi, come assaporando la gioia di avere condiviso l’amore di Gesù con i Suoi poveri, riprese: ‘Ma Gli voglio talmente bene, che non esiterei a seguirLo, anche se mi chiedesse maggiori sacrifici’.

Chiediamole oggi, che fa festa in Cielo, di donarci la capacità di amare davvero Dio, che lei ora contempla ‘faccia a faccia’, imparando a ‘incontrarlo’ quaggiù in ogni nostro fratello.

E soprattutto in questi giorni in cui un’altra parte della nostra gente italiana è stata devastata dal terremoto, sono tanti i fratelli che attendono da noi solidarietà … a lungo termine.

Anche se non sempre la memoria mi sostiene … vi sono ricordi molto profondi, indelebili, che permangono in me, ricordando il terremoto devastante, che colpì la valle del Belice, e la grande fatica intrapresa con tutte le Comunità, per poter avviare la ricostruzione!

Erano anni in cui si era impreparati di fronte a tali catastrofi. Oggi non è più così, ma la ferita nei cuori, negli affetti più cari e in tutto rimane. Occorre continuare, sulle esperienze vissute da allora fino ad oggi, a credere nel futuro di speranza, che può rinascere sulle macerie del cuore e delle case!

Ma questo sarà possibile solo se mettiamo Dio e i fratelli al primo posto nel nostro cuore.

Madre Teresa in un’altra occasione raccontò:

“Una volta mi capitò di prendere un uomo coperto di vermi (oggi possiamo dire di macerie!). Mi ci vollero delle ore per lavarlo e togliergli uno a uno tutti i vermi dalla carne. Alla fine disse: ‘Son vissuto come un animale per le strade, ma ora muoio come un angelo’ e morendo mi fece un bellissimo sorriso. Tutto qui.

Questo è il nostro lavoro: amore in azione. Semplice”.

Semplice? Sì, se il nostro cuore è rivolto là ‘dove è la Verità e la Vita, l’Amore’!

Solo così, alla fine del nostro ‘pellegrinare terreno’, potremo dire con cuore sincero, come scrisse in una preghiera:“Quando le cose finite si dissolveranno e tutto sarà chiaro, che io possa essere stato il debole, ma costante riflesso del Tuo amore”.

Antonio Riboldi, Vescovo