Mons.Antonio Riboldi,"Accresci la nostra fede …. Siamo servi inutili"

Omelia del 2 ottobre 2016
XXVII Domenica del Tempo  Ordinario
Accresci la nostra fede …. Siamo servi inutili
Deve essere stata una straordinaria esperienza quella degli Apostoli con il Maestro.


La Sua parola non aveva nulla di nebuloso, come sono a volte le nostre che diciamo o sentiamo ogni giorno.

Era ed è una Parola che conteneva, e contiene per ogni generazione umana, tutta la tenerezza del Cuore del Padre, che si manifesta agli uomini, invitandoli ad entrare nel Suo ‘mondo’, nella Sua Vita, con una forza e dolcezza prorompenti, ma a volte con l’energia e la severità di chi invita perentoriamente alla conversione, dà orientamenti, propone vere vie di vita e sempre chiede a noi creature di accoglierle nella libertà dell’amore, il più grande dei doni.

Così dice il profeta Abacuc:

“Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido: ‘Violenza!’ e non salvi? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? Ho davanti a me rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese. Il Signore rispose e mi disse: ‘… Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede’. “ (Ab. 1,2-3; 2, 2-4)

Sì, un invito pressante ad aver fede in Dio, sempre, in qualsiasi situazione!

Viene allora spontanea l’affermazione degli Apostoli, citata nel Vangelo di oggi, che ha l’aria di appassionata preghiera:

“Gli Apostoli dissero al Signore: ‘Accresci in noi la fede!’. Il Signore rispose: ‘Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: ‘Sradicati e vai a piantarti nel mare’ ed esso vi obbedirebbe’”. (Lc. 17, 5-10)

Dio non chiede mai nulla che non voglia compiere, anche i miracoli più grandi, sempre che questo rientri nella sua ineffabile volontà di bene per noi, che è sapienza del cuore.

Ma siamo davvero convinti e interiormente sicuri che il Padre vuole la nostra vera felicità?

Forse dovremmo chiedercelo più spesso, in piena sincerità di cuore.

Tutto può essere dato da Lui, se lo chiederemo nel Nome di Gesù, ma occorre almeno un ‘granellino’ di fede: fede come fiducia nel Padre, che sa sempre quello che è bene per la vita eterna e quello che non lo è… ma in ogni caso renderà sempre la sua volontà efficace per il nostro bene.

Ma dobbiamo stare attenti: la fede non può essere solo un’idea astratta, ma deve ‘incarnarsi’!

Infatti Gesù parla della forza della fede, ma subito spiega che questa va ‘incarnata’ nel servizio.

E’ un avvertimento di Gesù, da non dimenticare: ‘Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: ‘Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare’”.

Il legame tra la fede e il servizio è vitale: si ravvivano e rafforzano a vicenda.

Un cristiano, che riceve il dono della fede nel Battesimo, ha dichiarato Papa Francesco, in un’omelia a S. Marta, ma “non porta avanti questo dono sulla strada del servizio, diventa un cristiano senza forza, senza fecondità”…  diventa “un cristiano per se stesso, per servire se stesso”. La sua è una “vita triste”, “tante cose grandi del Signore” vengono “sprecate”.

Noi, ha proseguito, possiamo allontanarci da questo “atteggiamento del servizio, primo, per un po’ di pigrizia, che fa tiepido il cuore, la pigrizia ti rende comodo … Tanti cristiani così … sono buoni, vanno a Messa, ma il servizio fino a qua … Ma quando dico servizio, dico tutto: servizio a Dio nell’adorazione, nella preghiera, nelle lodi; servizio al prossimo, quando devo farlo; servizio fino alla fine .... Servizio gratuito, senza chiedere niente”.

L’altra possibilità di allontanarsi dall’atteggiamento di servizio, ha soggiunto, “è un po’ l’impadronirsi delle situazioni … quando i cristiani diventano padroni: padroni della fede, padroni del Regno, padroni della Salvezza: è una tentazione per tutti i cristiani”.

Invece, il Signore ci parla di “servizio in umiltà, servizio in speranza, e questa è la gioia del servizio cristiano”, che nasce da una fede salda e fiduciosa!

Ma concludiamo questa riflessione con le parole di Papa Francesco:

“Nella vita dobbiamo lottare tanto contro le tentazioni che cercano di allontanarci dall’atteggiamento di servizio.

La pigrizia porta alla comodità: servizio a metà; e l’impadronirsi della situazione, e da servo diventare padrone, porta alla superbia, all’orgoglio, a trattare male la gente, a sentirsi importanti ‘perché sono cristiano, ho la salvezza’, e tante cose così.

Il Signore ci dia queste due grazie grandi: l’umiltà nel servizio, al fine di poterci dire: ‘Siamo servi inutili’, ma servi fino alla fine; e la speranza nell’attesa della manifestazione, quando venga il Signore a trovarci”.

Signore, oggi ti preghiamo: “Accresci la nostra fede!” per diventare testimoni credibili, ‘servi’ dei fratelli che poni sul nostro cammino quaggiù, e il cuore sempre rivolto ai beni eterni che ci riservi nel Tuo Regno, un cuore pacificato in Te.

Antonio Riboldi, Vescovo

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