Monsignor Francesco Follo,Lectio Divina "Il cammino con Cristo è cammino di misericordia."


XXIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 4 settembre 2016
Rito Romano
Sap 9,13-18; Sal 89; Fm 1,9-10.12-17; Lc 14,25-33
Rito Ambrosiano
Is 30,8-15b; Sal 50; Rm 5,1-11; Mt 4,12-17
I Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

1) Esigenze paradossali per un cammino paradossale.

Lasciato il banchetto, dove aveva detto che occorre vivere nell’umiltà e nella gratuità (cfr. il Vangelo di domenica scorsa), Gesù riprende la sua strada verso Gerusalemme. Il suo, più che un cammino “geografico”, é un cammino del cuore, che lo condurrà ad aprire le mani e lasciarsele inchiodare.
Su questa strada, che sale verso Gerusalemme, il Redentore è accompagnato da “una folla numerosa andava con Lui” (cfr. Lc 14,25). Questo “andare” è il cammino della vita. L’andare con Lui è il senso della nostra vita, perché tra numerosa gente, che va con Lui, ci siamo anche noi. Anche noi, come i primi discepoli e la folla, che lo seguiva, siamo chiamati a deciderci, a fare il passo decisivo, a diventare Suoi discepoli, seguendoLo.
Spesso nel Vangelo, non solo nel brano di oggi, Cristo chiama ad andare con Lui, invitando a seguirlo nel percorso del suo cuore, che è un cuore, che salva, guarisce e perdona: è un cuore di misericordia. Tuttavia nessuno dei suoi insegnamenti sembra così duro, per non dire sconcertante, come quelli che riascoltiamo oggi: “Egli si voltò e disse loro: Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo” (Lc 14 25-27). Per tre volte Cristo afferma decisamente che si può essere suoi discepoli, solo 1) se odiamo1 le persone care e perfino la propria vita, 2) portiamo la croce, 3) rinunziamo a tutti i nostri averi.
Viene spontaneo chiedersi: com’è possibile che Gesù, modello di mitezza, abbia pronunciato parole così dure, che sembrano in contraddizione con altre raccomandazioni da Lui stesso più volte ripetute, per esempio: quelle che indicano di onorare i genitori e di amare non solo il prossimo, ma anche i nemici?
Non si tratta di contraddizioni ma di paradossi2. In effetti, anche in vari altri passi di tutti e quattro i Vangeli ci sono insegnamenti paradossali: “Beati voi, poveri … …”; “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo e il servo di tutti”; “Chi vuole salvare la propria vita la perderà”, ecc. Sono queste espressioni paradossali come le tre richieste-indicazioni oggi ricordate dal Messia quali condizioni necessarie per seguirLo. Sono indicazioni sconcertanti, che esprimono la necessità di un comportamento, che va ben al di là di quello che è chiamato buon senso. Tuttavia, questi paradossi evangelici non sono irragionevoli, ma hanno una logica vera e profonda.

2) Il paradosso cristiano.
Per capire la verità e la ragionevolezza dei “paradossi” di Cristo per seguirLo è importante ricordare che, per andare dietro a Lui, c’è bisogno di un amore superiore, di “un di più”, che non può venire da noi, ma assume sempre lo spessore della Croce. Per seguire Gesù bisogna avere per Lui un amore superiore a quello verso i nostri famigliari, un amore più grande di quello che ognuno di noi ha per la sua propria vita. E bisogna portare la propria croce.
Ma chi è capace di questo? Gesù ci invita a far bene i conti. Ma sono conti strani. Meno uno ha, più è sicuro di riuscire. Più uno conta su Gesù in totale abbandono e amorosa fiducia, è allora che è forte della forza del Signore (cfr. 2 Cor 12,10). Più si è poveri di sé stessi, più si è ricchi di Cristo e pieni della sua forza, che sostiene e perdona. Per seguire Gesù occorre quindi “rinunziare a tutti i nostri averi”.
Più che una contraddizione, questa chiamata di Cristo sembra una follia. La chiamata di Cristo non è folle, irragionevole. E’ logica. In effetti, il Salvatore chiede di “rinunciare a tutto”, perché non si possono fare compromessi, non si può avere il cuore strabico e diviso, altrimenti si morirebbe dilaniati. E’ necessario “rinunciare a tutto”, perché per essere suoi “discepoli” e salvare il mondo dobbiamo avere unicamente “tutto” il suo amore e “tutta” la sua Grazia. Mischiare queste con le risorse infette della nostra fragilità carnale significherebbe rendere tutto inservibile. Siamo chiamati a “rinunciare a tutti gli averi”, dal denaro e dai beni sino alla propria volontà, per lasciare campo libero all’amore ed alla grazia di Dio.

3) Madre Teresa di Calcutta: un esempio attuale di sequela.
Un esempio recente e attualissimo di come è possibile seguire Cristo, prendendo sul serio le tre esigenze logiche, ragionevoli, espresse nel vangelo di oggi: 1) “odiare” le persone care e perfino la propria vita, 2) portare la croce, 3) rinunziare a tutti i propri averi, ci è offerto da M. Teresa di Calcutta, che oggi -4 settembre 2016- Papa Francesco proclama Santa.
Questa Santa ha fatto una fortissima esperienza dell’amore di Dio, che la chiamava, amandola. Per lei, nel quotidiano di una vita, su cui pesava la coscienza della propria debolezza e dell’aridità spirituale, l’esperienza dell’amore di Dio ha sempre avuto il sopravvento. Aveva capito che la sua vita era lo stare con Cristo, che ha sete della nostra sete.
Santa Teresa di Calcutta rispose con totale abbandono, amorosa fiducia e gioia alla vocazione che il Signore le fece direttamente. In questo modo è diventata testimone esemplare a cristiani e non cristiani di queste parole del Discepolo prediletto: “Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi” (1 Gv 4, 11-12)”. Questo Amore continui a ispirarci per essere come Missionari e Missionarie della Carità a donarci con tutto il cuore a Gesù, da servire nei poveri, nei malati, nelle persone sole e abbandonate.
La sete che Cristo ha di noi in Croce fece comprendere a Madre Teresa di Calcutta che l’umanità di Gesù è il segno supremo della rivelazione di Dio all’uomo, è il portale attraverso cui è necessario passare per comprendere cosa sia la carità, cosa sia la vita divina. La carità è Dio che scende tra noi, che si curva su di noi ed estingue la nostra sete di amore e di senso della vita. Al tempo stesso, da parte nostra, la carità è abbracciare l’umanità di Gesù. Accogliendo i poveri, i fratelli accogliamo Gesù. Noi siamo Gesù gli uni per gli altri.
Dio, che è l’acqua viva, ha bisogno della nostra povera acqua, ha bisogno del nostro sì a lui per donarci la sua vita. In questo modo, il Redentore ci introduce in un cammino di progressiva immedesimazione con Lui. Attraverso la sua sete ci rende coscienti della nostra sete, dei nostri veri bisogni.
Con l’acqua della sua misericordia Lui ci disseta. Da parte nostra, sull’esempio e per l’intercessione di Madre Teresa, anche noi dobbiamo rispondere al grido di Cristo in Croce: “Ho sete”. Se ascoltiamo con il cuore, sentiremo, capiremo, sperimenteremo in profondità che Gesù ha sete di noi, di ciascuno di noi e accogliamo l’invito della nuova Santa: "Segui le Sue orme in cerca di anime. Porta Lui e la Sua luce nelle case dei poveri, specialmente alle anime più bisognose. Diffondi la carità del Suo Cuore ovunque vai, così da saziare la Sua sete di anime”. E la Madre dei poveri dei più poveri aggiunge: “Vi rendete conto?! Dio ha sete che tu e io ci offriamo per saziare la Sua sete”.
Come rispondono le Vergini consacrate nel mondo e nella Chiesa a questa sete? La forma specifica di consacrazione nell’Ordo Virginum, con la quale queste donne vergini rispondono alla sete di Cristo, è caratterizzata dall’impegno a condurre una vita di fede e di radicalità evangelica, nelle condizioni ordinarie dell’esistenza. Le vergini consacrate nel mondo e totalmente donate a Cristo si conformano a Cristo vivendo radicalmente il vangelo e, in tal modo, rispondo alla Sua sete di noi.
Con i loro “proposita” si impegnano per sempre a “seguire Cristo più da vicino... unite in mistiche nozze al Figlio di Dio” (can 604, § 1) a servizio della Chiesa nel mondo. In questo mondo, queste vergini consacrate pregano nel lavoro, “facendolo con Lui, facendolo per Lui, facendolo a Lui. E ciò facendo, Lo amano. E amandoLo, diventano sempre più una sola cosa con Lui, e Gli consentono di vivere in loro la Sua Vita. E questo vivere di Cristo in noi è la santità”(cfr. S. Teresa di Calcutta).
1  Naturalmente, San Luca non intende il verbo “odiare” nel vero senso della parola. Lui sa bene che i genitori devono essere amati e rispettati. Si tratta, anche per lui, non di odio, ma di distacco, di preferenza del Regno: tuttavia egli ha conservato il verbo “misein” che indica, senza dubbio, un distacco particolarmente radicale. Non si tratta, soltanto, di rompere i legami con la famiglia, né basta un generico distacco da se stessi: l’esempio di Gesù è molto concreto e preciso: occorre essere disposti a portare la croce (Lc 14, 27), cioè all'effettivo e totale sacrificio di sé.


2  L’etimologia della parola “paradosso” ci aiuta a capirne meglio il significato: si tratta di una parola di origine greca “para-doxos" (=contrario alla comune opinione e dunque inaspettato, stupefacente), che indica un’affermazione in palese contrasto con le aspettative e le esperienze più comuni e abituali, ma che - sottoposta ad esame critico e approfondito - si dimostra invece molto valida, anzi, manifesta una verità particolarmente ricca e profonda, e appunto “inaspettata”, stupefacente.


Per questa domenica, invece dalla lettura patristica si propone una bella preghiera composta dai Padri Missionari della Carità a partire dagli insegnamenti della nuova Santa.

PREGHIERA DI MADRE TERESA:
“HO SETE DI TE”
“E’ vero. Sto alla porta del tuo cuore, giorno e notte. Anche quando tu non stai ascoltando, anche quando tu dubiti che possa essere Io. Io sono lì. Aspetto anche il più piccolo segno di una tua risposta, anche l’invito sussurrato nel modo più lieve che Mi permetta di entrare.
E voglio che tu sappia che, ogni volta che Mi inviti, Io vengo – sempre, non c’è dubbio. Vengo in silenzio e senza essere visto, ma con potere e amore infinito, e portando i frutti abbondanti del Mio Spirito. Vengo con la Mia misericordia, con il Mio desiderio di perdonarti e guarirti, e con un amore per te oltre quello che puoi comprendere – un amore grande come quello che ho ricevuto dal Padre (“Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi” – Gv 15,9).
Io vengo – con il desiderio ardente di consolarti e di darti forza, di risollevarti e di fasciare tutte le tue ferite. Ti porto la Mia luce, per dissolvere le tue tenebre e tutti i tuoi dubbi. Vengo con il Mio potere, così che Io possa portare te e ogni tuo fardello; vengo con la Mia grazia, per toccare il tuo cuore e trasformare la tua vita; ed offro la mia pace per pacificare la tua anima. Io ti conosco in pienezza – conosco tutto ciò che ti riguarda. Tutti i capelli del tuo capo ho contato.
Non importa quanto lontano tu sia andato vagando, non importa quante volte ti dimentichi di Me, non importa quante croci potrai portare in questa vita; c’è una cosa che voglio tu ricordi sempre, una cosa che non cambierà mai: HO SETE DI TE – così come tu sei. Non c’è bisogno che tu cambi per credere nel Mio amore, perché sarà la fiducia nel Mio amore che cambierà te. Tu ti dimentichi di Me, eppure Io ti cerco in ogni momento – sto alla porta del tuo cuore e busso. Lo trovi difficile da credere? Allora guarda la Croce, guarda al mio Cuore che è stato trafitto per te. Non hai capito la Mia Croce? Allora ascolta di nuovo le parole che ho detto da lì – ti dicono chiaramente perché ho sofferto tutto questo per te: “HO SETE!” (Gv 19,28).
Sì, ho sete di te – come dice di Me il resto del Salmo che stavo pregando: “Ho atteso compassione, ma invano, consolatori, ma non ne ho trovati” (Sal 69,21) Per tutta la tua vita ho cercato il tuo amore – non ho smesso mai di cercare di amarti e di essere amato da te. Hai provato tante altre cose alla ricerca della felicità; perché non cerchi di aprirMi il tuo cuore, proprio adesso, più di quanto tu abbia mai fatto prima d’ora? Ogni volta che aprirai la porta del tuo cuore, ogni volta che sarai abbastanza vicino, Mi sentirai ripeterti senza posa, non in parole puramente umane, ma in spirito: “Non importa quello che hai fatto, Io ti amo per te stesso. Vieni a Me con la tua miseria ed i tuoi peccati, con le tue preoccupazioni e le tue necessità, e con tutto il tuo ardente desiderio di essere amato. Sto alla porta del tuo cuore e busso... ApriMi perché HO SETE DI TE .”


Fonte:http://francescofolloit.blogspot.it/

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