ORDINE DEI CARMELITANI,Lectio Divina "Signore aumenta in noi la fede, "


Lectio:  Domenica, 2 Ottobre, 2016
Signore aumenta in noi la fede, 
in modo da poter fare della nostra vita
un servizio gratuito a Dio ed ai fratelli.
Luca 17,5-10
1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il
quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.
2. Lettura
a) Chiave di lettura:
Il testo della liturgia di questa domenica forma parte della lunga sezione tipica di Luca (Lc 9,51 a 19,28), che descrive la lenta ascesa di Gesù verso Gerusalemme, dove sarà fatto prigioniero, sarà condannato e morirà. La maggior parte di questa sezione viene dedicata ad istruire i discepoli e le discepole. Il nostro testo fa parte di questa istruzione ai discepoli. Gesù insegna loro come deve essere Luca 17,5-10 la vita in comunità (Lc 17,1).
b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:
Luca 17,5: Gli apostoli chiedono a Gesù di aumentare in loro la fede
Luca 17,6: Vivere con la fede grande come un granello di senapa
Luca 17,7-9:  Vivere la vita al servizio gratuito di Dio e dei fratelli
Luca 17,10: Applicazione del paragone del servo inutile
c) Il testo:
5 Gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la nostra fede!». 6 Il Signore rispose: «Se aveste fede come un granello di senapa, potreste dire a questo gelso: "Togli le radici da questo terreno e vai a piantarti nel mare", ed esso vi ascolterebbe. 7 Chi di voi, se ha un servo che si trova ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando sarà ritornato dal campo: "Vieni subito e mettiti a tavola"? 8 Non gli dirà piuttosto: "Preparami la cena: rimboccati la veste e servi in tavola, finché io mangi e beva, e dopo mangerai e berrai anche tu"? 9 Avrà forse degli obblighi verso il suo servo, perché questi ha compiuto ciò che gli è stato comandato? 10 Così fate anche voi. Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare!"»
3. Momento di silenzio orante
perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.
4. Alcune domande
per aiutarci a meditare ed a pregare.
a) Quale punto di questo testo mi è piaciuto di più o mi ha colpito di più?
b) Fede in chi? In Dio? Nell’altro? O in se stessi?
c) Fede come un granello di senapa: sarà che io ho una fede così?
d) Fare della propria vita un servizio senza aspettare la ricompensa: sono capace di vivere così?
5. Una chiave di lettura

per approfondire il tema.
a) Contesto storico del nostro testo:
Il contesto storico del Vangelo di Luca ha sempre due dimensioni: l’epoca di Gesù, gli anni 30, in cui avvennero le cose descritte nel testo, e l’epoca delle comunità, a cui Luca dirige il suo Vangelo, più di cinquanta anni dopo. Nel riportare le parole ed i gesti di Gesù, Luca pensa non solo a ciò che avvenne negli anni 30, bensì e sopratutto alla vita delle comunità degli anni 80 con i loro problemi e le loro angosce, comunità a cui vuole offrire una luce ed una possibile soluzione (Lc 1,1-4).
b) Chiave di lettura: il contesto letterario:
Il contesto letterario (Lc 17,1-21) in cui è collocato il nostro testo (Lc 17,5-10) contribuisce a farci capire meglio le parole di Gesù. In esso Luca riunisce le parole di Gesù con cui insegna come deve essere una vita in comunità. In primo luogo (Lc 17,1-2), Gesù richiama l’attenzione dei discepoli sui piccoli, cioè gli esclusi dalla società. Loro devono stare nel cuore della comunità. In secondo luogo (Lc 17,3-4), richiama l’attenzione sui membri deboli della comunità. Nel rapporto con loro, Gesù vuole che i discepoli si sentano responsabili ed abbiano un atteggiamento di comprensione e di riconciliazione. In terzo luogo (Lc 17,5-6) (e qui inizia il nostro testo) parla della fede in Dio che deve essere il motore della vita in comunità. In quarto luogo (Lc 17,7-10), Gesù dice che i discepoli devono servire gli altri con la massima abnegazione e con il distacco da sé, considerandosi servi inutili. In quinto luogo (Lc 17,11-19), Gesù insegna come devono ricevere il servizio dagli altri. Devono mostrare gratitudine e riconoscenza. In sesto luogo (Lc 17,20-21), Gesù insegna come guardare la realtà che ci circonda. Chiede di non correre dietro la propaganda ingannevole di coloro che insegnano che il Regno di Dio, quando giunga, potrà essere osservato da tutti. L’irruzione del Regno non potrà essere osservata da tutti. Gesù dice il contrario. L’irruzione del Regno non potrà essere osservata come si osserva quella dei re della terra. Per Gesù, il Regno di Dio è giunto già! E’ già in mezzo a noi, indipendentemente dal nostro sforzo o dal nostro merito. E’ pura grazia! E solo la fede lo percepisce.
c) Commento del testo:
Luca 17,5: Gli apostoli chiedono a Gesù di aumentare in loro la fede
I discepoli si rendono conto che non è facile avere gli atteggiamenti che Gesù ha appena richiesto da loro: attenzione verso i più piccoli (Lc 17,1-2) e riconciliazione verso i fratelli e le sorelle più deboli della comunità (Lc 17,3-4). E questo con molta fede! Non solamente fede in Dio, ma anche fede nella possibilità di recupero del fratello e della sorella. Per questo, vanno da Gesù e gli chiedono: “Aumenta la nostra fede!”.
Luca 17,5-6: Vivere con una fede grande come un granello di senapa
Gesù risponde: “Se aveste fede come un granello di senapa, potreste dire a questo gelso: gettati nel mare!” Questa affermazione di Gesù suscita due domande: (1) Sarà che lui vuole insinuare che gli apostoli non hanno la fede grande come un granello di senapa? Il paragone usato da Gesù è forte ed insinuante. Un granello di senapa è molto piccolo, tanto come la piccolezza dei discepoli. Ma per mezzo della fede, possono diventare forti, più forti della montagna o del mare! Se Gesù parlasse oggi direbbe: “Se aveste la fede grande come un atomo, voi fareste esplodere questa montagna.” Cioè, malgrado la difficoltà che comporta, la riconciliazione tra fratelli e sorelle è possibile, poiché la fede riesce a realizzare ciò che sembrerebbe impossibile. Senza l’asse centrale della fede, la relazione rotta non si ricompone e la comunità che Gesù desidera non si realizza. La nostra fede deve portarci al punto di essere capaci di smuovere da dentro di noi la montagna di preconcetti e lanciarla al mare. (2) Sarà che Gesù, con questa affermazione, si è voluto riferire alla fede in Dio o alla fede nella possibilità di recupero dei fratelli e delle sorelle più deboli? Prevalentemente i riferimenti sono a tutte e due. Poi, così come l’amore di Dio si concretizza nell’amore verso il prossimo, così anche la fede in Dio deve concretizzarsi nella fede verso i fratelli, nella riconciliazione e nel perdono fino a settanta volte sette! (Mt 18,22) La fede è il controllo remoto del potere di Dio che agisce e si rivela nel rapporto umano rinnovato, vissuto in comunità!
Luca 17,7-9: Gesù dice come dobbiamo compiere i doveri verso la comunità
Per insegnare che nella vita della comunità tutti devono essere abnegati e distaccati da sé, Gesù si serve dell’esempio dello schiavo. In quel tempo, lo schiavo non poteva meritare nulla. Il padrone, duro ed esigente, gli chiedeva solo il servizio. Non era solito ringraziare. Dinanzi a Dio siamo come lo schiavo davanti al suo padrone.
Può sembrare strano che Gesù si serva di questo esempio duro, estratto dalla vita sociale ingiusta della sua epoca, per descrivere il nostro rapporto con la comunità. Ciò avviene anche in un’altra occasione, quando paragona la vita del Regno a quella di un ladrone. Ciò che importa è il termine di paragone: Dio viene come un ladrone, senza avvisare prima, quando meno ce lo aspettiamo; come uno schiavo dinanzi al suo padrone, così non possiamo né dobbiamo ottenere meriti dinanzi ai fratelli ed alle sorelle della comunità.
Luca 17,10: Applicazione del paragone del servo inutile
Gesù traspone questo esempio alla vita in comunità: come uno schiavo davanti al suo padrone, così deve essere il nostro comportamento in comunità: non dobbiamo fare le cose per meritare l’appoggio, l’approvazione, la promozione o l’elogio, ma semplicemente per mostrare che apparteniamo a Dio! “Così fate anche voi. Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: ‘Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare!’ " Davanti a Dio, non meritiamo nulla. Tutto ciò che abbiamo ricevuto non lo meritiamo. Viviamo grazie all’amore gratuito di Dio.
d) Approfondimento sulla fede ed il servizio:
i) La fede in Dio si concretizza nel recupero del fratello
Primo fatto: Avvenne in Germania durante la seconda guerra mondiale: due ebrei, Samuele e Giovanni erano in un campo di concentramento. Erano molto mal trattati e spesso torturati. Giovanni, il più giovane, si irritava. La sua rabbia si manifestava in imprecazioni, parole grosse verso un soldato tedesco che li maltrattava e li colpiva. Samuele, il più grande, manteneva la calma. Un giorno, in un momento di distrazione, Giovanni disse a Samuele: “Come puoi rimanere calmo davanti a tanta brutalità? Perché sei così coraggioso? Tu devi reagire e manifestare la tua opposizione dinanzi a questo regime assurdo!” Samuele risponde “E’ più difficile rimanere calmo che essere coraggioso. Io non cerco di essere coraggioso, perché ho paura che lui, per la mia rabbia, spenga l’ultimo barlume di umanità che è ancora nascosto in questo soldato abbrutito”.
Secondo fatto: Avvenne in Palestina, durante l’occupazione romana: Gesù è stato condannato a morte dal Sinedrio. A causa della sua fede in Dio Padre, Gesù accoglie tutti come fratelli e sorelle ed agendo così, interpella, in modo radicale, il sistema che in nome di Dio mantiene emarginata tanta gente. La sentenza del sinedrio viene ratificata dall’impero romano e Gesù è condotto al supplizio sul Monte Calvario. I soldati eseguono la sentenza. Uno di loro trafigge le mani di Gesù con un chiodo. La reazione di Gesù: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno!” (Lc 23,34). La fede in Dio si rivela nel perdono concesso a coloro che lo stanno uccidendo.
ii) Il servizio da prestare al popolo di Dio ed all’umanità
Al tempo di Gesù, c’era una grande varietà di aspettative messianiche. D’accordo con le diverse interpretazioni delle profezie, c’era gente che aspettava un Messia Re (Lc 15,9.32), un Messia Santo o Sommo Sacerdote (Mc 1,24), un Messia Guerriero (Lc 23,5; Mc 15,6; 13,6-8), un Messia Dottore (Gv 4,25; Mc 1,22.27), un Messia Giudice (Lc 3,5-9; Mc 1,8), un Messia Profeta (Mc 6,4; 14,65). Ogni persona, secondo i suoi propri interessi o la classe sociale, aspettava il Messia, secondo i suoi propri desideri ed aspettative. Ma sembra che nessuno, salvo gli anawim, i poveri di Yavé, aspettavano il Messia Servo, annunciato dal profeta Isaia (Is 42,1; 49,3; 52,13). Spesso i poveri si ricordavano di considerare la speranza messianica come un servizio da offrire all’umanità dal popolo di Dio. Maria, la povera di Yavé, disse all’angelo: “Ecco la serva del Signore!” E’ stata la donna da cui Gesù imparò la via del servizio. “Il Figlio dell’Uomo non è venuto ad essere servito, bensì a servire” (Mc 10,45).
La figura del Servo, descritto nei quattro canti di Isaia (Is 42,1-9; 49,1-6; 50,4-9; 52,13 a 53,12), indicava non un individuo isolato, bensì il popolo della cattività (Is 41,8-9; 42,18-20; 43,10; 44,1-2; 44,21; 45,4; 48,20; 54,17), descritto da Isaia come popolo “oppresso, sfigurato, senza l’apparenza di persona e senza un minimo di condizione umana, popolo sfruttato, maltrattato, ridotto al silenzio, senza grazia né bellezza, pieno di dolore, evitato dagli altri come se fosse un lebbroso, condannato come un criminale, senza giudizio né difesa” (Cf. Is 53,2-8). Ritratto perfetto di una terza parte dell’umanità di oggi! Questo popolo servo “non grida, non alza la voce, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata” (Is 42,2). Perseguitato, non perseguita; oppresso, non opprime; calpestato, non calpesta. Non riesce ad entrare nella voragine della violenza dell’impero che opprime. Questo atteggiamento resistente del Servo di Yavé è la radice della giustizia, che Dio vuole vedere impiantata in tutto il mondo. Per questo chiede al popolo di essere il suo Servo con la missione di far risplendere questa giustizia in tutto il mondo (Is 42,2.6; 49,6).
Gesù conosce questi canti e nella realizzazione della sua missione si lascia orientare da essi. All’ora del battesimo nel fiume Giordano il Padre gli affida la missione del Servo (Mc 1,11). Quando, nella sinagoga di Nazaret, espone il suo programma alla gente della sua terra, Gesù assume questa missione pubblicamente (Lc 4,16-21). E nel suo atteggiamento di servizio Gesù ci rivela il volto di Dio che ci attira, ed il cammino di ritorno verso Dio.
6. Preghiera: Salmo 72 (71)
La speranza che per tutti arrivi il Messia Salvatore
Dio, dà al re il tuo giudizio,
al figlio del re la tua giustizia;
regga con giustizia il tuo popolo
e i tuoi poveri con rettitudine.
Le montagne portino pace al popolo
e le colline giustizia.
Ai miseri del suo popolo renderà giustizia,
salverà i figli dei poveri
e abbatterà l'oppressore.
Il suo regno durerà quanto il sole,
quanto la luna, per tutti i secoli.
Scenderà come pioggia sull'erba,
come acqua che irrora la terra.
Nei suoi giorni fiorirà la giustizia
e abbonderà la pace,
finché non si spenga la luna.
E dominerà da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.
A lui si piegheranno gli abitanti del deserto,
lambiranno la polvere i suoi nemici.
Il re di Tarsis e delle isole porteranno offerte,
i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi.
A lui tutti i re si prostreranno,
lo serviranno tutte le nazioni.
Egli libererà il povero che grida
e il misero che non trova aiuto,
avrà pietà del debole e del povero
e salverà la vita dei suoi miseri.
Li riscatterà dalla violenza e dal sopruso,
sarà prezioso ai suoi occhi il loro sangue.
Vivrà e gli sarà dato oro di Arabia;
si pregherà per lui ogni giorno,
sarà benedetto per sempre.
Abbonderà il frumento nel paese,
ondeggerà sulle cime dei monti;
il suo frutto fiorirà come il Libano,
la sua messe come l'erba della terra.
Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole persista il suo nome.
In lui saranno benedette
tutte le stirpi della terra
e tutti i popoli lo diranno beato.
Benedetto il Signore, Dio di Israele,
egli solo compie prodigi.
E benedetto il suo nome glorioso per sempre,
della sua gloria sia piena tutta la terra.
Amen, amen.
7. Orazione finale
Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

Fonte:http://ocarm.org/it/