p. José María CASTILLO"NON POTETE SERVIRE DIO E LA RICCHEZZA"

XXV TEMPO ORDINARIO – 18 settembre 2016 - Commento al Vangelo
NON POTETE SERVIRE DIO E LA RICCHEZZA
di p. José María CASTILLO
Lc 16,1-13
[In quel tempo, Gesù] diceva anche ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi
fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
Il punto capitale di questa parabola sta nell’affermazione finale di Gesù: “Non potete servire Dio e il denaro”. Se Dio si è “incarnato” (Gv 1,14), si è “umanizzato”, cioè si è fuso con l’umano. Per questo la frase di Gesù afferma: l’accumulo di ricchezza disumanizza, distrugge la nostra umanità. Questo, in definitiva, significa l’impossibilità di servire Dio ed il denaro.
A partire da questo criterio si deve interpretare tutta la parabola. È evidente che Gesù (o ogni persona che abbia la testa al suo posto) non può dire due cose letteralmente contraddittorie, una dietro l’altra. Primo, elogiare chi sa “sistemare” i conti per guadagnare denaro. E di seguito affermare che l’accumulo di denaro è “ricchezza ingiusta” (en tó adikó mamoná), il “vil denaro”. Allora, se effettivamente Gesù non è potuto cadere in una contraddizione così rozza, quale spiegazione ha questa parabola, così come la racconta questo vangelo? Vuole dire: l’astuzia che hanno i corrotti per rubare, dovete averla voi, miei discepoli, perché sempre siano evidenti la vostra onestà e la vostra generosità.
Ma capita che a volte noi cristiani non facciamo questo. Diciamo di credere nel Vangelo, ma al tempo stesso votiamo i corrotti, perché ci danno sicurezza. Cosa ci “assicurano”? Che vivremo bene. È evidente che diciamo che ha ragione non Gesù, ma colui che ci dà l’impressione che vivremo nell’abbondanza. Tradiamo il Vangelo in buona coscienza.

Fonte:http://www.ildialogo.org/

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